Lavoro e ambiente

Con lo smart working possibile taglio alle emissioni di CO2 del 75%

È quanto evidenzia studio svolto dai ricercatori dell’Enea e della Banca d’Italia sul lavoro da remoto, basato su 4.255 risposte

di Davide Madeddu

Immagine concettuale che illustra il problema delle emissioni di anidride carbonica e il loro impatto sulla natura. (Adobe Stock)

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Lo smart working fa bene all’ambiente. E la riduzione degli spostamenti casa lavoro può contribuire a ridurre le emissioni di CO2 fino al 75%. È quanto emerge da uno studio svolto dai ricercatori dell’Enea e della Banca d’Italia sul lavoro da remoto, basato su 4.255 risposte a un questionario somministrato al personale della Banca d’Italia. Nel dettaglio, è stato rilevato che in una giornata di lavoro da remoto le emissioni medie procapite sono pari a 1,1 chili di CO₂e, circa quattro volte inferiori di quelle prodotte dal pendolarismo casa lavoro (4,1 kg di CO₂e).

Dalle stime i punti di riferimento

«Queste stime - sottolinea il gruppo multidipartimentale Enea che ha condotto l’indagine - potranno diventare un riferimento anche per altre istituzioni e aziende, consentendo di valutare in modo più accurato le emissioni indirette di gas serra associate al lavoro da remoto dei propri dipendenti».

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Dal riscaldamento ai computer

Non è tutto: le emissioni connesse ai consumi energetici aggiuntivi in casa sono dovute per il 63% al riscaldamento e per il 29% al raffrescamento, mentre computer e illuminazione incidono per l’8%.

Lo studio non si limita a un’analisi sulle emissioni medie ma spazia anche su quelle differenziate per zona climatica, legate ai singoli extra consumi energetici domestici e «applicabili a ciascuna giornata di lavoro svolta a distanza, indipendentemente dal mese in cui la prestazione viene svolta».

Si predilige l’auto

Basti qualche dato: in media per coprire la distanza casa lavoro è di 22,2 chilometri percorsi in media in 42 minuti.

«Per i dipendenti in telelavoro, che svolgono il proprio lavoro prevalentemente da casa, la distanza media per raggiungere l’ufficio è di 78,4 chilometri con un tempo medio di percorrenza di circa 87 minuti - evidenzia lo studio -. I mezzi più utilizzati sono il treno e l’auto privata, rispettivamente per il 39% e il 38% dei chilometri percorsi». Quanto al carburante, a farla da padrone sono benzina e gasolio (la percentuale complessiva è del 70%). Poi ci sono le ibride tradizionali (14%), GPL o metano (10%), ibride plug-in (3%), elettriche (3%).

Solo il 13% va a piedi

A raggiungere il posto di lavoro a piedi è solo il 13% dei dipendenti, mentre poco meno del 4% utilizza motoveicoli, bici o monopattini elettrici.

«Dallo studio emerge come il lavoro da remoto possa rappresentare una soluzione concreta ed efficace per la riduzione dei consumi energetici, la cui rilevanza è accentuata nell’attuale contesto geopolitico - conclude il gruppo di ricerca -. A tal proposito, l’International Energy Agency conferma il ricorso al lavoro da remoto tra le misure raccomandate per contenere la domanda di energia e mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sui consumatori».

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