La stima

Confesercenti: caldo estremo come una tassa, costi fino a 12 miliardi

Confesercenti evidenzia come le temperature elevate incidano su costi per le imprese, produttività dei lavoratori e consumi

Hot weather in Turin, 25 June 2026. ANSA/TINO ROMANO ANSA

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Il caldo è «da bollino rosso anche per l’economia», pesa «su imprese e costumi» avverte Confesercenti, che stima: «Convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull’economia italiana tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil, tra maggiori costi energetici, minore produttività, investimenti obbligati e fatturato perso nei settori più esposti. Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica», commenta il presidente Nico Gronchi -, «una variabile economica strutturale. Incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La stima dei costi

«Una sfida che non si vince lasciando il problema all’iniziativa delle singole famiglie e imprese - commenta Gronchi -. Servono interventi strutturali». A stimare l’impatto delle alte temperature sull’economia del Paese è un approfondimento dell’ufficio economico di Confesercenti. «La voce più pesante è quella degli investimenti ormai obbligati — impianti di climatizzazione più efficienti, fotovoltaico, schermature e riqualificazione energetica degli immobili —, valutati tra i 2 e i 4 miliardi. Seguono i maggiori costi per l’energia, tra i 2 e i 3 miliardi, legati alla necessità di raffrescare più a lungo, e il calo della produttività del lavoro nelle giornate di caldo intenso, stimato tra 1,5 e 3 miliardi. Si aggiungono infine 1-2 miliardi di fatturato perso nei settori più esposti, dall’edilizia all’agricoltura fino alla logistica e al commercio ambulante».

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La spesa per la climatizzazione

Per la climatizzazione estiva, una famiglia spende «in media circa 150 euro, cifra che potrebbe arrivare fino a 400 nel giro di pochi anni. Vanno inoltre considerati l’acquisto e la sostituzione dei condizionatori, il maggior consumo idrico e le spese sanitarie legate allo stress termico. Il caldo rischia così di trasformarsi in una sorta di nuova tassa climatica, che grava soprattutto sui redditi medio-bassi e sulla popolazione anziana». E - avverte ancora Confesercenti «una dinamica simile riguarda anche le imprese: un bar o un negozio che oggi sostiene 3.000 euro l’anno per il raffrescamento potrebbe trovarsi a spenderne 5.000-6.000 in breve tempo, cui si sommano gli investimenti ormai indispensabili in impianti più efficienti e nella riqualificazione energetica degli immobili, un vero e proprio ostacolo di capitale per le microimprese».

Meno produttività dei lavoratori

Il caldo pesa anche sulla produttività: «Sopra i 35 gradi stabili, la resa del lavoro cala: crescono errori e assenze per malattia e diminuisce la capacità di sforzo fisico. I settori più esposti sono l’edilizia, l’agricoltura, la logistica, il commercio ambulante e le manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all’aperto, dai mercati ai pubblici esercizi con dehors. Se le giornate ad alto stress termico continuano a moltiplicarsi, il Paese rischia di perdere migliaia di ore lavorate ogni anno».

L’impatto sul commercio

E incide sul commercio: «Nelle ore centrali della giornata, le alte temperature svuotano le strade. A guadagnarne sono i grandi contenitori climatizzati e le piattaforme online; a rimetterci sono i mercati, i negozi dei centri storici e gli esercizi di vicinato, che si ritrovano davanti a un ulteriore fattore di pressione dopo quello dell’e-commerce e della delocalizzazione delle vendite. Cambiano anche i consumi: le imprese del commercio moda registrano il calo degli acquisti dei capi invernali più pesanti, penalizzati da stagioni fredde sempre più brevi, mentre nella ristorazione i dehors perdono attrattività, e nelle giornate roventi i clienti preferiscono le sale climatizzate».

Effetto sul turismo

Preoccupa anche l’effetto su turismo e ristorazione: «I flussi tendono a spostarsi verso i mesi spalla di giugno e settembre, a scapito del cuore dell’estate, con una domanda che si redistribuisce verso le aree montane e penalizza le città d’arte nelle settimane più calde. Anche la ristorazione vede criticità: paradossalmente, l’afa estiva scoraggia l’uso dei dehors, riducendo la capacità potenziale dei pubblici esercizi». Per il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, «la soluzione nel lungo periodo probabilmente risiede nella riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e in una rigenerazione urbana adattiva. Senza investimenti coraggiosi e immediati nella resilienza delle città - avverte -, il cambiamento climatico continuerà ad agire come un acceleratore della crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e indebolendo la competitività del sistema Paese».

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