Le previsioni del Csc

Confindustria: nel 2026 Pil al ribasso (+0,5%) se il conflitto termina ora

Il Centro Studi Confindustria: per petrolio e gas +12% se la guerra finisce, fino a +133% se dura

di Redazione Roma

 (Imagoeconomica)

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Con le previsioni di primavera, il Centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita valutando l’impatto del conflitto in Iran. Tre scenari: nel peggiore, quello di una guerra che si protragga per tutto l’anno, 10 mesi, il Pil 2026 è visto «in recessione» a - 0,7%; con 4 mesi di guerra, fino a giugno, «è stimato in stagnazione», crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo «sarà pari a +0,5%». Ad autunno la stima degli economisti di viale dell’Astronomia era +0,7%.

I tre scenari «non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave»: per Confindustria «si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie».

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Orsini: urgenti misure incisive e forti per le imprese

«Quello che chiediamo è di mettere a terra o di prepararsi a misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, le imprese anche europee», indica il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, commentando le stime. «Pensiamo a Eurobond, pensiamo a ciò che è stato fatto durante il Covid», «ad un debito pubblico comune, ad avere un mercato unico europeo dell’energia»: bisogna «poter dare una risposta velocemente». Servono «misure urgenti soprattutto a livello europeo». «Oggi l’Europa deve fare presto. Abbiamo bisogno che l’Europa definisca le linee ma che non possiamo permetterci di metterci troppo tempo».

Confindustria: per petrolio e gas +133% se la guerra dura

 Secondo le previsioni di Csc se la guerra in Iran finisce entro marzo «il rincaro dei prezzi di petrolio e gas presi insieme, espressi in euro, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025»; con quattro mesi di conflitto, fino a giugno, «arriva al +60%; con 10 mesi di conflitto, fino a fine anno», «sale addirittura al +133%».

«Questo significa, meccanicamente e per il solo impatto diretto sui prezzi energetici al consumatore finale - spiegano gli economisti di viale dell’Astronomia - un potenziale aumento di oltre +13 punti dell’inflazione nello scenario peggiore rispetto al 2025» e «+6 punti» nello scenario intermedio. «A questo impatto diretto vanno aggiunti gli effetti di second round, ovvero gli aumenti dei prezzi di beni e servizi non energetici che incorporano l’aumento dei costi energetici» che «in Italia si sviluppano in circa 6 mesi dallo shock iniziale». Con uno stop alla guerra in Medio Oriente entro marzo l’inflazione «è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al 3%».

«Bolletta» per le imprese: fino a 21 miliardi in più

Con il nuovo shock energetico dovuto alla guerra in Iran, nell’ipotesi in cui il conflitto si dovesse protrarre fino all’estate, con prezzi superiori a 60 euro/Mwh per il gas e di 110 dollari/barile, le imprese manifatturiere italiane si troverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi l’anno in più in bolletta rispetto al 2025. Nell’ipotesi di uno scenario peggiore, con il protrarsi della guerra fino a fine anno e con un prezzo del gas di 100 euro/Mwh e del petrolio di 140 dollari/barile, le imprese manifatturiere italiane pagherebbero 21 miliardi in più.

«Importante avere Governi stabili anche nei prossimi anni»

«È importante, anche nei prossimi anni, riuscire ad avere Governi stabili e a mantenere una determinazione condivisa trasversalmente tra le forze politiche su alcuni punti cruciali dell’azione di governo», rileva il Centro studi di Confindustria esaminando, nel rapporto con le previsioni economiche di primavera, i vantaggi legati al fatto che «negli ultimi anni l’Italia, contrariamente al passato, è stata caratterizzata da una relativa stabilità politica, che è legata alla durata del Governo in carica, ma anche al commitment dei governi che si sono succeduti dal pre-pandemia nel mantenere una politica di bilancio pubblico virtuosa, nel rispettare i parametri del Patto di Stabilità e Crescita, nel procedere con determinazione all’implementazione del Pnrr».

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