Contratti a termine, l’incentivo guarda gli accordi fino a 12 mesi
L’aiuto alla stabilizzazione è riservato a due milioni di rapporti sottoscritti senza l’obbligo della causale: sono circa l’80% di quelli a tempo
di Barbara Garbelli e Valentina Melis
3' di lettura
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Guarda alla platea più fragile dei contratti a termine – che è anche la più numerosa – il bonus previsto dal decreto Lavoro per favorirne la trasformazione a tempo indeterminato. Uno sgravio dai contributi a carico dei datori di lavoro privati fino a 500 euro al mese per due anni.
L’aiuto si applicherà alle stabilizzazioni dei contratti con una durata fino a 12 mesi, firmati entro il 30 aprile 2026. Si tratta dei contratti che non prevedono la causale, cioè la motivazione per la fissazione di un termine, obbligatoria dopo i primi 12 mesi di durata. In concreto, si tratta della maggior parte dei 2,4 milioni di rapporti a termine in Italia.
I contratti brevi
Se si guarda ai flussi delle cessazioni dei rapporti nei primi tre trimestri del 2025 (ultimi dati disponibili delle comunicazioni obbligatorie delle aziende al ministero del Lavoro), si nota che i contratti di durata fino a 12 mesi sono l’80 per cento.
Nel primo trimestre dell’anno, i rapporti a termine cessati con una durata fino a 30 giorni sono stati il 41,2% (961.925). In questo gruppo, 409mila contratti hanno avuto una durata compresa fra quattro e 30 giorni. Quelli che si sono esauriti in un giorno sono stati 380mila, mentre quelli di durata compresa fra due e tre giorni 173mila.
Il 16,6% dei rapporti cessati, sempre nel primo trimestre 2025, ha avuto una durata fra 31 e 90 giorni (388.268) e il 21,3% si è collocata nella fascia di durata fra 91 e 365 giorni (497.231).







