Coronavirus, come potrebbe cambiare le regole sociali: tra altruismo e opportunismo
Abbiamo bisogno di cittadini responsabili ed empatici, non di sceriffi illiberali. C’è da augurarsi che le istituzioni non si facciano prendere dalla smania di facili scorciatoie
di Vittorio Pelligra
10' di lettura
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I nostri giorni hanno preso una piega inaspettata. La diffusione pandemica del virus sta avendo un impatto sulle nostre vite difficile da sottovalutare. I cambiamenti ai quali stiamo andando incontro saranno profondi e non di breve momento. Abbiamo di fronte mesi e forse anni di radicali novità.
Questi mutamenti richiedono una risposta adattativa. Le nostre comunità devono iniziare a cambiare per adattarsi alle mutate circostanze esterne. Al centro di questa risposta non può non esserci uno sforzo cooperativo che ci deve spingere tutti a fare ciascuno la propria parte. Contribuire oggi, con urgenza, nell’ambito di un piano collettivo di contrasto alla diffusione del virus e, già da ora, alla progettazione e realizzazione di ciò che sarà il “dopo”.
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Il dilemma del prigioniero
Già in questa fase le nostre capacità di coordinamento e cooperazione, davanti alla necessità del distanziamento sociale, vengono messe alla prova. Siamo di fronte al tipico dilemma sociale: una situazione nella quale l’interesse individuale sembra, a prima vista, contrastare con l’interesse collettivo. Un grande “dilemma del prigioniero” nel quale il rispetto delle regole da parte di un soggetto spinge altri alla loro violazione. Se tutti stanno in casa per evitare il contagio, proprio perché stanno in casa, sopportando costi a volte anche elevati, io potrò sentirmi sicuro nell’uscire a godere i benefici dell’aria aperta senza correre il rischio di essere contagiato. Parassitando il ligio comportamento dei più, i free-rider ottengono i benefici senza incorrere nei costi. Ma se tutti si dovessero comportare allo stesso modo, naturalmente, questi benefici evaporerebbero in un istante. Se tutti, vedendo le strade affollate sottostimassero il pericolo e uscissero, il pericolo si materializzerebbe proprio per questo. Come indurre allora le persone ad andare contro il loro interesse personale per promuovere, contemporaneamente, il loro interesse personale oltre che quello sociale? Questo quesito ha origini lontane e radici profonde ed assillò per molto tempo lo stesso Darwin che intravvedeva qui una possibile criticità per la sua teoria della selezione naturale.
Le tre condizioni per l’evoluzione della specie
Nell’”Origine delle Specie”, egli sostenne che la pressione evolutiva genera adattamenti cumulativi solo se si verificano tre specifiche condizioni. La prima dice che ci dev’essere una lotta per l’esistenza; il che implica che non tutti gli individui riusciranno a riprodursi. La seconda prevede che ci sia variazione nelle condizioni che facilitano o ostacolano la probabilità di riproduzione; infine, la terza condizione prevede che tale variabilità sia trasmissibile e quindi ereditabile: la discendenza avrà tratti fisici e comportamentali simili a quelli dei genitori.






