Relazione sullo stato di attuazione

Corte conti: sul Piano carceri ritardi e disattenzioni

Situazione drammatica in sei Regioni: Lombardia, Puglia, Campania, Lazio, Veneto e Sicilia

di Giovanni Negri

2' di lettura

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Una situazione di grave criticità, spesso con i connotati dell’emergenza. Anche la Corte dei conti, dal suo particolare punto di vista, sottolinea la drammaticità delle condizioni delle carceri. A dieci anni dalla conclusione della gestione commissariale, l’analisi sullo stato di attuazione del «Piano Carceri» ne sottolinea i ritardi e mette in luce punti critici di sovraffollamento carcerario soprattutto in Lombardia, Puglia, Campania, Lazio, Veneto e Sicilia. Il tutto nelle 284 pagine della relazione dei conti della relazione dal titolo «Infrastrutture e digitalizzazione: Piano Carceri».

Le priorità

Accanto alla necessità legata alla creazione di nuovi posti negli istituti di pena, emergono la mancata realizzazione di numerosi interventi e l’urgenza di completare quelli di manutenzione straordinaria già avviati, per migliorare le condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di trattamento all’interno degli istituti.

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Tempi dilatati

Anzitutto, è emersa una diffusa e generalizzata dilatazione dei tempi di realizzazione degli interventi che, anche dove si è arrivati alla conclusione dei lavori, hanno registrato una sistematica inosservanza dei relativi cronoprogrammi procedurali e finanziari, anche con riferimento alla sola fase del collaudo tecnico-amministrativo. Tra l’altro, questo ha condotto a un frequente disallineamento tra velocità di attuazione dell’intervento e velocità di mutamento delle esigenze detentive dell’Istituto interessato.

Necessità diverse

Lo attesta il ricorrente cambiamento, ampiamente diffuso in tutti gli interventi, del quadro delle necessità rappresentato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a progettazione già in corso se non in fase conclusiva. Un cambiamento al quale, se dovuto ai ritardi nelle comunicazioni tra le direzioni delle carceri e il Dap, avverte la Corte dei conti, non potrebbe rimediare neppure la recente istituzione del Commissario per le carceri.Potrebbero invece servire, a giudizio della Corte conti, gli applicativi di recente introdotti a monitorare il sovraffollamento carcerario cui si fa cenno nell’ultima Relazione del Ministro sull’amministrazione della giustizia, perchè sia, innanzitutto, assicurata la rapida conclusione di quegli interventi, in molti casi programmati anteriormente al 2014, che, nei contesti territoriali più critici, ancora attendono di essere conclusi.

Contratti non rispettati

Un altro elemento problematico è costituito, puntualizza la Relazione, da ricorrenti fattispecie di inadempienza contrattuale, spesso per difficoltà economiche, da parte delle imprese aggiudicatarie e di conseguente risoluzione dei contratti. E allora, consiglia la Corte, una maggiore attenzione nella definizione dei requisiti generali e speciali di partecipazione alle gare per questo settore, oppure l’introduzione di adeguate garanzie nella stipulazione dei contratti potrebbe contribuire a ridurre il fenomeno.

Programmi da rispettare

Peraltro, un rigoroso rispetto del cronoprogramma procedurale consentirebbe anche di arginare la collaterale causa di sovraffollamento carcerario, rappresentata dalla necessità di ricollocare temporaneamente in altri istituti i detenuti della struttura interessata da lavori di incerta durata.

Pena individualizzata

La Relazione, inoltre, ricorda l’ulteriore aspetto del sovraffollamento carcerario costituito dalla diversificazione dei trattamenti penitenziari e dall’esigenza di rispettare, anche in sede di programmazione degli interventi di edilizia carceraria per la realizzazione di nuovi posti detentivi - come anche per la ristrutturazione e riqualificazione di strutture già esistenti -, il principio dell’individualizzazione della pena che richiede la distinta e corretta collocazione delle diverse tipologie di detenuti all’interno di una stessa struttura.


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