Cosa resterà dei vecchi studi professionali
L’intelligenza artificiale non soppianterà i professionisti ma li costringerà a ripensare ruoli e competenze
di Alessandro Galimberti
2' di lettura
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I rapidissimi cambiamenti legati alla transizione tecnologica, arrivata oggi alla svolta forse definitiva dell’intelligenza artificiale, rischiano di provocare un impatto serio sull’organizzazione degli studi professionali per come siamo stati abituati a percepirli.Nell’immediato, anche stando ai più autorevoli pareri sul tema, non è in gioco tanto la sopravvivenza stessa della professione così come ancora disegnata nel nostro ordinamento, quanto piuttosto il suo modi di esplicarsi. Perché se è vero che è ancora troppo presto per affidarsi interamente alle macchine - che per inciso hanno dimostrato di soffrire di allucinazioni e di essere capaci di “mentire per non deludere” - di sicuro la maggiore velocità di realizzazione delle attività “esecutive” e più o meno ripetitive rende l’Ai uno strumento imprescindibile negli studi. Questo comporta inevitabilmente una revisione, o forse più corretto dire ottimizzazione delle attività professionali, valorizzazione delle capacità individuali e, in definitiva, un ripensamento della catena di produzione del valore.L’intelligenza artificiale, o quantomeno una forma evoluta di machine learning, è ormai parte integrante dell’organizzazione delle medie e grandi law firm, molte delle quali hanno investito e stanno investendo risorse ingenti sul punto, ma non è allo stesso modo ancora penetrata nelle strutture più piccole e ancora legate al concetto artigianale della professione. Qui non si tratta nemmeno di una questione di capacità economica - le nuove tecnologie hanno come sempre prezzi di ingresso molto bassi e diversificati- quanto piuttosto di un’attitudine culturale non ancora radicata e adeguatamente sviluppata .Ma attenzione: molto sta cambiando anche “fuori” dalla stretta tecnologia nel mondo delle professioni classiche. Nuove prassi e nuove regole stanno debuttando sul campo più delicato e caratteristico dell’attività classicamente professionale, da quello dei controlli a quello della gestione dei conflitti - a cominciare dal debutto di questi, ovvero il contraddittorio tra parte pubblica a privata - ma anche nel contenzioso tra controparti private. E ci sono aspetti del rapporto tra Pa e contribuente che devono ancora essere armonizzati come corollario della riforma fiscale. Molto deve essere ancora fatto in termini di semplificazione e di de-burocratizzazione del rapporto. Questi temi saranno al centro di diversi panel (sull’intelligenza artificiale e in quello qui segnalato) del Festival dell’Economia 2025.
DOMENICA 25 MAGGIO Cambiano i tempi, cosa resterà del vecchio studio legale e notarileI protagonisti: Giulio Biino, presidente Consiglio nazionale del notariato; Marilisa D’Amico, Università degli studi di Milano; Maria Carla De Cesari, Il Sole 24 Ore; Giusella Finocchiaro, Università di Bologna; Antonino La Lumia, presidente Ordine avvocati di Milano.







