Interventi

Cosa rimane di umano nel passaggio generazionale di un’impresa nell’era dell’intelligenza artificiale

di Alfredo De Massis e Vittoria Magrelli

 Adobe Stock

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

C’è una parola che il diritto romano aveva capito meglio di noi: heres. La traduciamo con “erede”, ma la radice indoeuropea da cui proviene, ghe, afferrare, dice qualcosa di più esigente. L’erede non è chi riceve: è chi afferra. Un gesto attivo, quasi fisico, che implica volontà, tensione, rischio. Ereditare, nella sua origine più profonda, non è uno stato ma un atto.

Per secoli le imprese familiari hanno vissuto dentro questa logica. Il fondatore costruiva, l’erede afferrava: relazioni, saperi taciti, reputazione, fiuto di mercato. Un trasferimento che avveniva per osmosi, per prossimità, per imitazione lenta e consapevole. I numeri dicono che questa stagione è arrivata al suo momento più critico. A marzo 2026 i Giovani Imprenditori di Confindustria hanno stimato che quasi la metà delle imprese familiari italiane affronterà un cambio generazionale entro il prossimo decennio. Non una transizione lontana: una transizione già in corso, che riguarda il cuore produttivo del paese.

Loading...

Eppure nel dibattito pubblico manca quasi sempre una domanda cruciale: cosa significa davvero trasmettere? Non nel senso fiscale o societario, che pure conta, ma nel senso più profondo. Cosa si afferrava, una volta, quando si ereditava un’impresa? E cosa cambia quando nel canale della trasmissione entra, per la prima volta nella storia, un interlocutore non umano?

Il latino transmittere non significa semplicemente “dare”. Significa mandare attraverso: il tempo, le generazioni, un medium. Per millenni quel canale è stato esclusivamente umano: il corpo, la voce, la memoria, la presenza. Oggi l’intelligenza artificiale introduce per la prima volta un canale non umano in questa catena. Non si tratta di sostituire l’erede con un algoritmo, ma di qualcosa di più sottile: la possibilità di codificare e rendere consultabile una parte di quel sapere che fino a ieri era per definizione intrasmissibile.

Pensiamo al fondatore di una PMI manifatturiera che per quarant’anni ha gestito i rapporti con i fornitori chiave. Sa quando fidarsi e quando no, riconosce i segnali di crisi prima che emergano nei numeri. Questo sapere, fatto di pattern, eccezioni, intuizioni sedimentate, è sempre stato il vantaggio competitivo più prezioso e insieme il più fragile: destinato a dissolversi con lui. Oggi strumenti di AI avanzati possono analizzare decenni di comunicazioni e decisioni, restituendo una mappa di quel sapere. Non il sapere stesso: la sua traccia. Non l’intuizione: la sua grammatica. E pongono al passaggio generazionale una domanda mai formulata prima: se una parte della conoscenza del fondatore può essere catturata da una macchina, cosa rimane di specificamente umano nella successione?

La risposta sta nell’etimologia di una terza parola. Intelligere, da cui viene “intelligenza”, significa letteralmente leggere tra, inter-legere, cogliere ciò che non è scritto. L’AI è straordinariamente brava a leggere le righe, meno brava a leggere tra le righe. Non ha accesso a ciò che non è mai stato detto: la conversazione che il fondatore ha scelto di non fare, il cliente abbandonato perché qualcosa suggeriva di farlo, il parente allontanato per una storia familiare presente o passata. È in questo spazio, il non detto, il non codificabile, che risiede il nucleo più autentico di ciò che un erede deve afferrare. Non i dati: il giudizio. Non la memoria: la capacità di formare nuova memoria.

L’erede che entra oggi in un’impresa familiare si trova così in una posizione paradossale: ha accesso a più conoscenza esplicita di qualsiasi predecessore nella storia, e deve al tempo stesso sviluppare una capacità di giudizio che nessuna piattaforma potrà mai sostituire. Il rischio è che l’abbondanza di dati diventi un alibi per evitare la fatica della decisione, che la mappa venga scambiata per il territorio.

Hereditas, alla fine, non è un archivio. È un gesto. E i gesti non si trasmettono attraverso un canale digitale: si imparano stando vicini a chi li sa fare, osservando, facendo la gavetta, sbagliando, riprovando. L’AI può custodire la traccia di quei gesti. Ma afferrarli, nel senso pieno, antico, esigente di heres, resta un compito irreducibilmente umano.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti