Cosi la Lombardia può diventare hub europeo per la ricerca sui farmaci
Intervenire su burocrazia e lungaggini che frenano le sperimentazioni visto che potenzialmente la Regione ha tutto per diventare capitale europea della ricerca clinica
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Trasformare la Lombardia nella «capitale europea della ricerca clinica» intervenendo su burocrazia e lungaggini che frenano le sperimentazioni sui nuovi farmaci visto che potenzialmente la Regione che già oggi attrae il 43% dei trail clinici ha tutto per diventare un hub: da una rete di strutture di eccellenza - 20 Irccs e una rete ospedaliera tra le più avanzate in Europa - a un ecosistema scientifico e industriale unico fino agli investimenti crescenti. «Ma i numeri ci dicono che non basta», spiega Nicoletta Luppi, vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences, perché nel triennio 2022-2025 l'Italia ha arruolato circa 25mila pazienti nei trial multinazionali, con l'attivazione di 1.100 studi clinici, 450 in meno della Spagna e 250 in meno di Francia e Germania. «Quando i centri spagnoli iniziano ad arruolare i primi pazienti, noi siamo ancora alle prese con le procedure amministrative: una finestra di arruolamento mediamente più lunga di 35 giorni si traduce in una perdita stimata di 2,5 pazienti al giorno per studio. Non è una questione di qualità scientifica, è una questione di governance», aggiunge Luppi. Da qui il progetto RAIL (Research Act and Innovation in Lombardy) - le cui prime evidenze saranno presentate domani in occasione della Giornata internazionale dei trial clinici - che coinvolge attori pubblici e privati con capofila Assolombarda che ha identificato quattro linee d'azione prioritarie che possono aiutare la Lombardia a fare questo ulteriore salto di qualità nella ricerca clinica. Eccole: innanzitutto avviare la contrattualistica in parallelo all'iter autorizzativo, estendere e chiarire l'applicabilità dei template contrattuali standard, rendere trasparenti e condivisibili i tariffari di riferimento con ogni centro che dovrebbe rendere strutturato e accessibile il proprio listino di riferimento per i costi della ricerca clinica riducendo le eterogeneità e rendendo la negoziazione più rapida e prevedibile e infine investire nella formazione di figure professionali dedicate - soprattutto data e study manager da formare anche sull'intelligenza artificiale - che oggi mancano e il cui deficit rallenta i processi anche di diversi mesi. «La Lombardia può e deve diventare il benchmark europeo. Lo dobbiamo ai pazienti che attendono le cure del futuro, al nostro Sistema Sanitario che deve poter offrire le migliori terapie innovative e alle imprese che vogliono investire in un sistema affidabile e prevedibile», conclude la vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences .
Oggi l'industria dei trial clinici genera nell'Area Economica Europea 21,7 miliardi di euro di valore aggiunto lordo ogni anno e sostiene complessivamente circa 165.000 posti di lavoro, di cui oltre 45.000 direttamente impiegati nella ricerca clinica. In Italia gli investimenti annui in ricerca clinica sono stimati in circa 750 milioni di euro, con un moltiplicatore straordinario, ogni euro investito genera 2,77 euro di ritorno per il Servizio sanitario nazionale. Eppure, l'Europa sta perdendo terreno: tra il 2013 e il 2023 la quota europea sui trial industriali globali è praticamente crollata dal 22% al 12%, e l'Italia non fa eccezione, pur partendo da basi di eccellenza riconosciute.








