Lo studio

Costruzioni, Europa in ritardo. Il settore ancora sotto i livelli pre-Covid

È il secondo comparto in Ue con 27 milioni di occupati, 6,5 milioni di imprese e il 12% del valore, ma produttività e innovazione sono al palo

di Rossella Savojardo

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Il settore delle costruzioni in Europa, pur rappresentando uno dei principali pilastri dell’economia industriale con oltre 27 milioni di occupati, 6,5 milioni di imprese e circa il 12% del valore generato nell’Unione, non ha ancora recuperato i livelli pre-Covid, confermando un ritardo strutturale in termini di produttività e innovazione. È quanto emerge dal 4° Rapporto Strategico 2026 della Community Smart Building di Teha Group – The European House Ambrosetti, che ha contestualmente dato vita alla nuova realtà ConTech Hub, dedicata alla construction technology.

La frammentazione frena il comparto

Nonostante la crescita del fatturato europeo sia passata da 1,33 a 2,31 mila miliardi di euro tra il 2015 e il 2023 (+73,7%), il rapporto tra valore aggiunto e fatturato resta stabile intorno al 30%, segnalando un’espansione ancora poco efficiente e trainata più dai volumi che dall’innovazione.

Loading...

A pesare è anche la struttura frammentata della filiera: in Europa il 95% delle imprese è composto da piccole e medie imprese, una configurazione che limita economie di scala, standardizzazione e diffusione tecnologica. In parallelo, gli investimenti in ricerca e sviluppo restano contenuti, pari a circa 2,25 miliardi nel 2024, un livello nettamente inferiore rispetto ad altri settori industriali.

La fotografia dell’Italia

Il quadro italiano riflette dinamiche simili: tra il 2016 e il 2024 il prodotto interno lordo del settore è cresciuto del 51,5%, ma la produttività solo del 20,9%, con un rallentamento registrato nel 2024 dopo la fase espansiva sostenuta da Superbonus e Pnrr. Secondo le analisi del Rapporto, senza il sostegno degli incentivi pubblici il comparto è oggi chiamato a misurarsi con un nodo centrale: la capacità di generare crescita attraverso innovazione, digitalizzazione e industrializzazione dei processi. Le stime indicano un potenziale aumento della produttività fino al 60%, ma la frammentazione della filiera e il basso livello di investimenti in ricerca e sviluppo ne limitano ancora l’espressione.

La leva della construction technology

Nel nuovo scenario, la trasformazione del comparto richiede di andare oltre il solo edificio smart e di intervenire sull’intera filiera delle costruzioni, integrando dati, processi e tecnologie lungo tutto il ciclo di vita. L’obiettivo è aumentare la produttività, oggi frenata anche da inefficienze legate alla gestione dei dati e da una forte frammentazione, ridurre l’impatto ambientale e migliorare sicurezza e compliance. In questo quadro, gli smart building dovrebbero crescere in Italia oltre il 15% annuo (2024-2027), mentre strumenti come il Building Information Modeling, in forte espansione, sono destinati a superare i 29 miliardi di dollari entro il 2034.

«La sfida è colmare i ritardi accumulati e rafforzare la competitività del settore attraverso una visione integrata tra innovazione e politiche industriali», ha sottolineato Jacopo Palermo, associate partner e responsabile real estate & construction di Teha Group. Accanto alla digitalizzazione, diventano centrali anche la trasformazione dei materiali e dei modelli costruttivi: la domanda di soluzioni a basse emissioni è in forte crescita, così come la spinta verso la riqualificazione del patrimonio edilizio europeo (35 milioni di edifici attesi in ristrutturazione entro il 2030). Parallelamente, la costruzione off-site può ridurre i tempi fino al 50%, mentre la robotica di cantiere potrebbe essere una leva chiave per compensare la carenza di manodopera qualificata.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter RealEstate+

La newsletter premium dedicata al mondo del mercato immobiliare con inchieste esclusive, notizie, analisi ed approfondimenti

Abbonati