America Latina

Cuba, la portaerei Usa Nimitz schierata nei Caraibi

Nelle stesse ore la Corte Suprema americana ha autorizzato le cause relative ai beni americani sequestrati da Cuba nel 1960

di Roberto Da Rin

 EPA/CARLOS LEMOS EPA

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I punti chiave

  • La Corte Suprema autorizza le cause relative ai beni sequestrati nel 1960 da Cuba
  • Cina e Russia rilanciano dichiarazioni di solidarietà a Cuba
  • Guzman (Ambasciatore cubano all’Onu) :«Parliamo con Usa, ma solo con reciprocità»

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Una portaerei americana lunga 333 metri. Si chiama Nimitz ed è schierata nel Mar dei Caraibi meridionale nel giorno dell’incriminazione di Raul Castro, ex presidente di Cuba. L’obiettivo della Nimitz è quello di intimidire o forse attaccare, chissà, un’isola che attraversa una drammatica crisi energetica e alimentare, provocata dal blocco della maggior parte delle sue centrali elettriche, in tilt per la carenza di combustibile.

Raul tra pochi giorni compirà 95 anni e il suo pueblo è scivolato nell’indigenza dopo che l’embargo americano si è fatto ancora più duro. A L’Avana non è consentito importare petrolio..

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“Benvenuta nei Caraibi, Carrier Strike Group Nimitz!”, ha scritto il Comando Sud degli Stati Uniti, responsabile delle operazioni in America Latina escluso il Messico, sul suo account Twitter. «La portaerei USS Nimitz, l’ala aerea imbarcata, la USS Gridley e la USNS Patuxent (T-AO 201) rappresentano la massima espressione di prontezza e presenza, gittata e letalità ineguagliabili e vantaggio strategico», aggiungeva il post.

La nave da guerra americana rimarrà nella regione per intensificare la pressione di Washington sul governo cubano. Fonti militari hanno precisato al New York Times, che l’amministrazione intende usare la Nimitz, e i suoi caccia, come uno show di forza, ma non come piattaforma per una massiccia operazione militare, ruolo che invece ha avuto la portaerei Gerald Ford quando il tre gennaio scorso è stato lanciato il blitz che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro a Caracas.

Nelle stesse ore la Corte Suprema americana ha autorizzato le cause relative ai beni americani sequestrati da Cuba nel 1960. I saggi si sono infatti schierati con la società portuale statunitense i cui beni furono confiscati nel 1960 quando Fidel Castro salì al potere a Cuba e nazionalizzò le aziende private. Con 8 voti a favore e uno contrario, la Corte Suprema dà ragione alla Havana Docks Corporation. E’ una decisione che potrebbe aprire la strada e rivendicazioni simili da parte di altre aziende americane.

Il governo cubano di Miguel Diaz-Canel, replica così sul Granma, il giornale di partito : «Le recenti misure annunciate contro Cuba non rispondono a minacce reali per la sicurezza degli Stati Uniti, ma alla persistenza di un modello politico che Washington non è riuscita a piegare mediante la coercizione».

Intanto Ernesto Soberon Guzman, ambasciatore cubano all’Onu, in un’intervista al New York Times ha dichiarato: Cuba è pronta a negoziare con gli Stati Uniti ma non ritiene che Washington stia partecipando alle trattative in buona fede. «Siamo disposti a parlare di tutto con gli Stati Uniti. Non esistono argomenti tabù nelle nostre conversazioni sulla base della reciprocità e dell’uguaglianza» ha precisato Guzman.

Nelle stesse ore Donald Trump ha ribadito che «Cuba ha accettato un aiuto umanitario offerto dagli Stati Uniti».

Le reazioni internazionali

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiankun, ha dichiarato: «La Cina si oppone da sempre con fermezza alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché all’abuso di misure giudiziarie; ci opponiamo inoltre alle pressioni esercitate da forze esterne su Cuba con qualsiasi pretesto». Gli Stati Uniti dovrebbero «smettere di brandire il bastone delle sanzioni e delle misure giudiziarie» contro Cuba, ha aggiunto Guo, «la Cina sostiene fermamente Cuba nella salvaguardia della sua sovranità nazionale e della sua dignità nazionale e si oppone alle interferenze esterne».

Da Mosca una reazione analoga. La Russia continuerà a «fornire il massimo sostegno al fraterno popolo cubano» mentre gli Usa cercano di «strangolarla economicamente». Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova. Il Malecón, il lungomare de L’Avana, è più deserto del solito. Il vento sa di partenze e di ritorni, di chi è rimasto e chi ha preso il largo. Otto chilometri di pietra e di attesa, un orizzonte che promette sempre ciò che il mare non restituisce mai.

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