L’Avana-Washington

Cuba, la svolta: il direttore della Cia al tavolo con i servizi segreti dell’isola

L’Avana accetta gli aiuti (100milioni di dollari) offerti dagli Usa

di Roberto Da Rin

Il direttore della CIA John Ratcliffe partecipa a un incontro con funzionari cubani in un luogo indicato come L'Avana, Cuba, in questa immagine diffusa il 14 maggio 2026.     CIA via X/Handout via REUTERS

2' di lettura

English Version

I punti chiave

  • John Ratcliffe (direttore della Cia) ha incontrato i vertici del ministero Interni di Cuba.
  • L’emergenza energetica si traduce nella mancata operatività degli ospedali
  • L’allarme dell’Onu

2' di lettura

English Version

Una scena inimmaginabile, per lunghi decenni. Eppure è avvenuta. Proprio a L’Avana. Il direttore della Cia, John Ratcliffe, seduto allo stesso tavolo del ministro degli Interni cubano e del Capo dei servizi segreti dell’isola.
Il Dipartimento di Stato americano, come preludio all’incontro con la Cia, ha rilasciato una dichiarazione offrendo all’isola 100 milioni di dollari in aiuti, accettati dal regime di Castro giovedì, in cambio di “riforme significative del sistema comunista cubano”.

L’incontro tra Ratcliffe e i vertici del governo cubano, documentato dalle foto diffuse dalla stessa agenzia di intelligence statunitense, rappresenta finora la tappa più importante dei due mesi di negoziati poco trasparenti tra Washington e L’Avana.

Loading...
Fiaccolata all'Avana per protestare contro le minacce degli USA

Un dialogo stentato 

Entrambe le parti hanno annunciato il loro impegno ad «affrontare seriamente le questioni economiche e di sicurezza», proprio quando l’emergenza energetica e alimentare si fa più dura: l’embargo americano, negli ultimi quattro mesi, è divenuto soffocante.

Il giorno prima dell’atterraggio all’Avana del Boeing C-40B Clipper, l’aereo di Stato, con a bordo una delegazione ufficiale guidata dal direttore della CIA John Ratcliffe, le autorità cubane avevano annunciato un nuovo e catastrofico rapporto sulla situazione bellica. « Non abbiamo assolutamente carburante . Non abbiamo più riserve», ha dichiarato il ministro dell’Energia e delle Miniere Vicente de la O Levy alla televisione cubana.

La crisi delle forniture di gas e petrolio sta causando gravi problemi ai servizi essenziali come ospedali e trasporti. I cubani, sempre più allo stremo delle forze, manifestano con i cacerolazos, concerti di pentole e coperchi.

Da quando Trump ha preso di mira Cuba, subito dopo il blitz a Caracas per portare il presidente venezuelano Nicolás Maduro in elicottero in una prigione di New York, si sono susseguiti molti segnali contraddittori sul futuro dell’isola.

La Casa Bianca ha consentito l’arrivo, lo scorso a marzo, di una petroliera russa con a bordo 100mila tonnellate di greggio, capace di lenire temporaneamente le sofferenze di Cuba, ma pochi giorni dopo Trump rilasciava dichiarazioni ostili: «Conquisteremo Cuba quasi immediatamente». Un’alternanza di minacce e piccole concessioni.

L’alert dell’Onu

Intanto l’Agenzia Onu per la salute in America (Paho) ha lanciato l’allarme per la drastica riduzione di ambulanze e servizi diagnostici, ad esempio le Tac. Secondo The Lancet Oncology, prestigiosa pubblicazione scientifica, 16mila malati di cancro si sono visti interrompere la radioterapia, a causa dei blackout. Altri 12mila hanno dovuto smettere la chemio. «Ciò che abbiamo visto a Cuba ci ha sconvolto», hanno denunciato su The New York Times i deputati democratici Pramila Jayapal e Jonathan L. Jackson che, ad aprile, si sono recati nell’isola con una missione della commissione Affari esteri del Congresso. «Se gli americani conoscessero le dimensioni della tragedia – hanno concluso –, chiederebbero l’immediata fine del blocco».

Eppure ogni sera, sul Malecón, il lungomare de L’Avana, si ritrovano migliaia di giovani. Con la loro sublime capacità di …vivere nonostante.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti