Prevenzione

Cuore, contro le malattie big killer l'idea di un piano nazionale di screening

Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia e costano 20 miliardi. Dalla Ue la richiesta ad agire e la proposta di Confindustria dispositivi medici con sei società scientifiche

di Marzio Bartoloni

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Un piano cardiovascolare per l'Italia che spinga innanzitutto sull'acceleratore della prevenzione - dalla promozione degli stili di vita a screening regolari in base a fasce d'età e condizioni dei pazienti come Ecg, controlli della pressione, misurazione di valori come colesterolo e glicemia - per provare a dare battaglia alle patologie big killer numero uno in Italia e in Europa. Favorendo anche il ricorso a tecnologie che agevolino i controlli (device, app) e percorsi di cura (i Pdta) che dal territorio arrivano in ospedale con criteri standardizzati. Perché nel nostro Paese le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte, responsabili di una decesso su tre e con un impatto economico che viene stimato in 20 miliardi di euro l'anno tra costi sanitari e perdita di produttività.

L'urgenza di un Piano - anche sulla scia di quanto si fa per altri grandi malattie (si pensi a esempio al Piano oncologico nazionale) - non è solo una necessità alla luce dei numeri di patologie come infarti e ictus, ma nasce anche da una richiesta che ci arriva dall'Europa e in particolare dalla Commissione Ue che con il Safe Hearts Plan ha appena invitato gli Stati membri a sviluppare entro il 2027 un Piano nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie cardiovascolari. Un lavoro che per l'Italia non parte da zero perché può sfruttare la proposta di Piano cardiovascolare messa a punto nei mesi scorsi da sei società scientifiche cardiologiche insieme a Confindustria dispositivi medici che individua proprio nella prevenzione e nello screening diffuso i pilastri per ridurre il carico delle patologie cardiovascolari. Una proposta che ora tutte insieme - oltre all'associazione delle imprese del biomedicale ci sono ANMCO-Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, AIAC-Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione, Società italiana di cardiologia interventistica (GISE), ITACARE-P, Società italiana di cardiologia (SIC) e Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (SICVE) - rilanciano al Governo e al ministro della Salute Orazio Schillaci in occasione della giornata nazionale dell'ipertensione del prossimo 17 maggio.

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Il punto di partenza è che le patologie cardiovascolari sono una minaccia silenziosa, ma che può essere ampiamente prevenibile attraverso appunto un Piano di prevenzione sui principali fattori di rischio come ipertensione, diabete, colesterolo e obesità – – il 41% della popolazione tra 18 e 69 anni ne presenta almeno tre – che integri anche tecnologie digitali, dispositivi per il monitoraggio remoto e app di gestione personalizzata del rischio. Le Case di Comunità, i medici di medicina generale e le farmacie - secondo la proposta disegnata da Società scientifiche e Confindustria dispositivi medici - dovrebbero diventare dei punti di screening e counseling diffuso, riducendo il divario tra ospedale e territorio. standardizzando anche i percorsi di cura a livello nazionale attraverso Pdta (i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali) omogenei per migliorare qualità, appropriatezza ed equità dell'assistenza. L'obiettivo di fondo è coordinare strategie, obiettivi e interventi su tutto il territorio, in linea con le indicazioni europee, promuovendo programmi continuativi di prevenzione primaria e secondaria e attivando uno screening cardiovascolare diffuso e uniforme per individuare precocemente ipertensione, dislipidemie e diabete e riducendo allo stesso tempo anche le odiose disuguaglianze regionali.

Il risultato di una piano di prevenzione di massa si potrebbe tradurre oltre che in una riduzione dei morti per malattie cardiovascolari - se ne contano oltre 200mila l'anno - anche in un risparmio dei costi sostenuti nel medio lungo periodo dal Servizio sanitario evitando ricoveri, reospedalizzazioni e anche anni di vita con disabilità per migliaia di pazienti.

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