«Cura oltre le Mura»: nel carcere di Bollate prevenzione senologica e ginecologica
Il progetto è l’inizio di un percorso più ampio: l’obiettivo è ampliare l’offerta sanitaria con nuove collaborazioni come quella con l’Intergruppo Melanoma Italiano
di Paola Martinoni *
3' di lettura
I punti chiave
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Prendersi cura delle donne che vivono condizioni di fragilità sociale è parte integrante della missione della Fondazione Libellule Insieme. Con questo obiettivo è nato “Cura oltre le Mura”, un progetto di prevenzione senologica e ginecologica all’interno della Casa di Reclusione di Bollate con un percorso completo rivolto alle donne in carcere: in un anno oltre 500 visite specialistiche, ecografie senologiche bilaterali, mammografie, visite ginecologiche, ecografie transvaginali e pap test, svolte in giornate dedicate, organizzate all’interno del carcere per garantire accessibilità e continuità.
Il progetto
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la detenzione incide profondamente sul benessere psicofisico delle donne: spesso, poco dopo l’ingresso in carcere, si registrano peggioramenti della salute, menopausa anticipata e un progressivo abbandono della cura di sé. La prevenzione diventa quindi uno strumento essenziale per individuare precocemente eventuali patologie e migliorare la qualità della vita, sia durante la detenzione, sia nel delicato momento del reinserimento sociale.
“Cura oltre le Mura” è caratterizzato da un approccio multidisciplinare e fortemente personalizzato: un’équipe medica composta da senologi, ginecologi e radiologi, che collaborano stabilmente con la Fondazione, ha accolto e accompagnato ogni donna in un percorso che ha integrato aspetti clinici, psicologici ed emotivi, mettendo a disposizione non solo competenze sanitarie di alto livello, ma anche grande sensibilità umana. Particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione delle anamnesi, spesso rese difficili dall’assenza di documentazione clinica completa. In alcuni casi è stato necessario coinvolgere i familiari per recuperare informazioni utili e precedenti referti. Dove sono emerse familiarità con patologie oncologiche, le pazienti sono state sensibilizzate sull’importanza di estendere i controlli preventivi anche ai parenti di primo grado, ampliando l’impatto del progetto oltre il contesto carcerario.
Partecipa l’80%
Accanto agli screening clinici, il progetto ha promosso un’intensa attività educativa sulla prevenzione oncologica e sull’importanza della diagnosi precoce, con incontri informativi e strumenti pratici per favorire consapevolezza e autonomia nella cura di sé. La partecipazione ha superato l’80% e, oltre ai risultati sanitari, è emerso soprattutto il valore umano dell’iniziativa: molte donne si sono sentite ascoltate, accolte e rispettate, non solo come pazienti. Questo approccio ha favorito un cambiamento concreto nel loro atteggiamento, le ha rese più disponibili al dialogo e più serene e partecipi nel percorso proposto, ha trasmesso loro il senso di essere finalmente al centro di un’attenzione rispettosa e non giudicante, facendogli vivere il percorso come un’esperienza di cura non solo clinica, ma anche relazionale.
Includere i fragili
“Cura oltre le Mura” non è solo un intervento sanitario, ma un segnale concreto di inclusione: un gesto di attenzione e vicinanza verso donne troppo spesso invisibili, per ribadire che il diritto alla salute è universale e deve essere garantito a tutte, senza eccezioni. Per questo non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso più ampio. L’obiettivo è continuare a portare la prevenzione nei contesti più fragili, ampliando progressivamente l’offerta sanitaria anche attraverso nuove collaborazioni, come quella con IMI – Intergruppo Melanoma Italiano per introdurre visite dermatologiche dedicate alla prevenzione del melanoma, tumore aggressivo ma curabile se diagnosticato precocemente, e di altri tumori maligni della cute.







