Da Bassano del Grappa a Roma nel 1696, fra chiese e reliquie
Pubblicata la Cronaca di fra Giovanni Antonio da Pordenone, che narra come in una guida di viaggio Assisi, Loreto, la città eterna e le sue basiliche
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Fra Giovanni Antonio da Pordenone parte per Roma, nonostante sia «sì avanzato nell’età di 71 anno». È l’autunno del 1696 e il cappuccino raggiunge la città eterna da Bassano del Grappa, facendo tappa a Loreto e Assisi, su richiesta del confratello Agostino da Latisana e in coincidenza con la chiusura del Giubileo del 1695, indetto da papa Innocenzo XII. Del suo peregrinare ha lasciato una Cronaca conservata all’Archivio Provinciale dei Cappuccini Veneti di Venezia-Mestre, con «le belle e nitide pagine da lui ordinate ricoperte di caratteri a guisa di stampa, ma pazientemente composti a mano», la cui pubblicazione è stata curata da Margherita Agostini, Roberto Castenetto, Alessandro Moro e Francesco Perin. È quasi un Grand Tour fra chiese, reliquie e monasteri, il cui valore è nella descrizione degli edifici, vera guida per pellegrini in cammino verso Loreto, Roma e nei luoghi francescani dell’Umbria.
Con 28 tappe, di cui tre in barca da Chioggia a Senigallia, padre Giovanni Antonio arriva a Roma entro Natale, percorrendo ogni giorno a piedi circa 10,5 miglia (cioè 18/19 chilometri). Percorre la Via Romea Adriatica, fino ad Ancona, per addentrarsi verso Loreto, poi Foligno e, lungo la Valle Tiberina, seguendo la via Flaminia, entra a Roma da Ponte Milvio. La città è un distillato di gratitudine e scoperta a partire dalle quattro basiliche papali: San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni al Laterano, San Paolo fuori le Mura. Il cappuccino visita anche le basiliche di San Lorenzo, di Santa Croce in Gerusalemme, di San Sebastiano, che con le basiliche papali fanno parte dell’itinerario delle Sette Chiese, e prende nota delle altre 82 chiese di Roma, facendone un inventario sacro. È onnivoro e infaticabile ma nella scrittura non mostra spocchia: «Non è solitaria meditazione di uno spirito inquieto e vagabondo ma coinvolgimento pieno, di mente e corpo, con la storia della salvezza» e il viaggio di ritorno è altrettanto coinvolgente: è la buona stagione e in 35 tappe, di cui due fluviali da Bologna a Chioggia, il frate torna a casa, dopo Assisi con le tre chiese dedicate a San Francesco, una sopra l’altra, con il convento che «sembra un castello».
Il diario è denso di personaggi e stupore per le reliquie delle chiese romane. È un turbinio di incontri tanto che il frate ammette nelle ultime pagine di essersi perfino dimenticato di scrivere che, dopo Pasqua, era stato ricevuto ai massimi livelli e aveva baciato la pantofola di papa Innocenzo XII. Ma quasi non se ne cura, meglio pensare all’accoglienza ricevuta al ritorno: «In quel desinare non si parlò che delle bellezze, e grandezze di Roma in ogni genere, massime di chiese, che superano del certo l’altre del mondo, come pure di sante reliquie, e indulgenze».
Cronaca del viaggio a Roma di fra Giovanni Antonio da Pordenone 1696-1697, a cura di Margherita Agostini, Roberto Castenetto, Alessandro Moro e Francesco Perin
Al Segno, pagg. 184, € 15








