Ristorazione

Da Mc a Burger King, il mercato dei fast food continua a crescere nel primo trimestre

Il valore del settore passerà da 658,85 miliardi di dollari nel 2025 a 868,19 miliardi entro il 2030, con un tasso annuo composto del 5,7%

di Monica D’Ascenzo

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Il mercato globale del fast food continua a crescere rapidamente: il valore del settore passerà da 658,85 miliardi di dollari nel 2025 a 868,19 miliardi entro il 2030, con un tasso annuo composto (CAGR) del 5,7%, secondo “Fast Food Market Report 2026” realizzato da Research and Markets. A sostenere l’espansione sono soprattutto urbanizzazione, domanda di convenienza, diffusione dei ristoranti quick-service e aumento dei redditi disponibili.

La crescita è alimentata anche dall’aumento della domanda di prodotti plant-based, dagli investimenti nell’automazione e dal rafforzamento delle piattaforme di delivery via app. Il settore punta sempre più su ordinazioni digitali, menu salutari, packaging sostenibile e personalizzazione dell’offerta. Le vendite globali di alimenti a base vegetale sono aumentate del 5% nel 2024, spingendo le catene a introdurre hamburger vegetariani e alternative senza carne.

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Le principali società stanno inoltre accelerando sull’intelligenza artificiale e sull’automazione dei drive-thru. CKE Restaurants ha avviato partnership con Presto Automation, OpenCity e Valyant AI per sviluppare sistemi di ordinazione vocale automatizzata. Burger King ha invece acquisito Carrols Restaurant Group nel maggio 2024 nell’ambito del piano “Reclaim the Flame”, finalizzato a rafforzare crescita e redditività.

Per i principali operatori McDonald’s, Restaurant Brands International, Yum! Brands e Inspire Brands, il primo trimestre dell’anno si è chiuso con una crescita dei ricavi, anche se spesso nella parte bassa del range a una cifra. A livello geografico nel 2025 il Nord America ha continuato a detenere la quota di mercato maggiore, mentre l’Asia-Pacifico è stimato sia l’area a più rapida crescita.

McDonald’s continua a crescere

McDonald’s Corporation archivia il primo trimestre 2026 con risultati superiori alle attese, sostenuti dalla crescita delle vendite comparabili e dalla solidità della domanda a livello globale, nonostante un contesto macroeconomico ancora complesso. Il gruppo, che detiene la leadership internazionale del settore del fast food, ha chiuso il primo trimestre 2026 con una crescita a doppia cifra dell’utile operativo e un miglioramento generale delle principali metriche finanziarie, confermando la resilienza del gruppo a livello globale.

I ricavi sono aumentati del 9% a 6,52 miliardi di dollari rispetto ai 5,96 miliardi dello stesso periodo del 2025, pari a un +4% al netto dell’effetto cambi. L’utile operativo è salito del 12% a 2,95 miliardi (+6% a cambi costanti), mentre l’utile netto ha raggiunto 1,98 miliardi, in crescita del 6% (+1% a cambi costanti).

L’utile per azione diluito si è attestato a 2,78 dollari, in aumento del 7% rispetto ai 2,60 dollari dell’anno precedente (+2% a cambi costanti). Il gruppo ha beneficiato della tenuta della domanda globale e della solidità delle performance nei principali mercati internazionali, nonostante un contesto macroeconomico ancora selettivo.

Il gruppo statunitense ha registrato un incremento del 3,8% delle vendite comparabili globali nel trimestre chiuso il 31 marzo, con performance omogenee in tutte le principali aree operative. Negli Stati Uniti le vendite sono cresciute del 3,9%, lo stesso ritmo registrato nei mercati internazionali gestiti direttamente, mentre i mercati internazionali in licenza e sviluppo hanno segnato un aumento del 3,4%. Le vendite complessive del sistema (Systemwide sales) hanno raggiunto oltre 34 miliardi di dollari nel trimestre, in crescita dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a un incremento del 6% a cambi costanti. Parallelamente, i ricavi consolidati sono aumentati del 9%, o del 4% a cambi costanti.

Anche la redditività ha mostrato un miglioramento. L’utile operativo consolidato è cresciuto del 12% (+6% a cambi costanti), nonostante l’impatto di oneri ante imposte pari a 47 milioni di dollari legati principalmente al piano di ristrutturazione “Accelerating the Organization”. Escludendo tali componenti straordinarie, l’utile operativo è aumentato dell’11%.

Il titolo da inizio anno ha un saldo negativo per il 9%.

Burger King raddoppia l’utile per azione

Restaurant Brands International ha aperto il 2026 con risultati in crescita, sostenuti soprattutto dalla ripresa di Burger King e dalla solidità degli altri marchi del gruppo. Nel primo trimestre i ricavi sono saliti a 2,264 miliardi di dollari, in aumento del 7,35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’utile per azione è quasi raddoppiato, passando da 0,49 a 0,97 dollari.

Le vendite comparabili complessive sono cresciute del 3,2%, con Burger King USA in rialzo del 5,8%, grazie al rafforzamento dell’offerta value e alle iniziative del piano di rilancio “Reclaim the Flame”. Il gruppo continua inoltre a beneficiare dell’espansione internazionale e della crescita digitale, con particolare attenzione al delivery e ai programmi fedeltà.

Andamento positivo delle azioni a Wall Street, che hanno guadagnato da inizio anno oltre il 17%.

Chipotle Mexican Grill cresce grazie al digitale

Chipotle Mexican Grill ha chiuso il primo trimestre 2026 con una crescita dei ricavi ma un calo della redditività, secondo i dati al 31 marzo. Il fatturato è salito del 7,4% a 3,1 miliardi di dollari, sostenuto dalle nuove aperture e da un lieve aumento delle vendite comparabili (+0,5%), con traffico in crescita dello 0,6% e scontrino medio in leggero calo. Le vendite digitali hanno rappresentato il 38,6% del totale. Nel periodo sono stati aperti 49 nuovi ristoranti, di cui 42 con format Chipotlane.

La redditività è però diminuita: il margine operativo è sceso al 12,9% dal 16,7%, mentre il margine operativo a livello ristorante è calato al 23,7% dal 26,2%, penalizzato da inflazione su materie prime e costi del lavoro più elevati. L’utile netto è sceso a 302,8 milioni di dollari (0,23 dollari per azione), contro 386,6 milioni (0,28 dollari) dell’anno precedente.

La strategia focalizzata su innovazione, efficienza operativa e digitalizzazione ha consentito alla società di mantenere margini elevati nonostante l’aumento dei costi del lavoro e delle materie prime. Chipotle, il cui titolo da inizio anno ha ceduto il 13%, prosegue inoltre il piano di espansione della rete con nuove aperture negli Stati Uniti e all’estero.

Yum! Brands rafforza utili e presenza globale

Yum! Brands ha inaugurato il 2026 con risultati trimestrali in crescita, sostenuti dalla forte performance di Taco Bell, dall’espansione internazionale di KFC e dal continuo sviluppo del canale digitale. Nel primo trimestre chiuso il 31 marzo, il gruppo statunitense ha registrato un utile per azione (EPS) GAAP di 1,55 dollari, mentre l’EPS adjusted, al netto delle componenti straordinarie, si è attestato a 1,50 dollari, in aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le vendite globali del sistema sono cresciute del 6% a cambi costanti, confermando il buon andamento operativo dei principali marchi del gruppo. Yum! ha inoltre accelerato l’espansione della rete, con un incremento del 5% del numero complessivo di ristoranti e 1.030 nuove aperture lorde realizzate nel trimestre. L’utile operativo GAAP è aumentato del 17%, mentre il Core Operating Profit ha segnato una crescita del 6%. A sostenere i risultati ha contribuito anche l’effetto favorevole dei cambi, che ha avuto un impatto positivo di 25 milioni di dollari sull’utile operativo divisionale.

Il digitale continua a rappresentare uno dei principali driver di crescita del gruppo. Le vendite digitali del sistema si sono avvicinate agli 11 miliardi di dollari nel trimestre, raggiungendo un livello record pari al 63% delle vendite complessive. Escludendo Pizza Hut, le vendite del sistema sono cresciute del 7% a cambi costanti, mentre il Core Operating Profit ha registrato un incremento del 10%.

Il ceo Chris Turner ha evidenziato la solidità della domanda globale per i brand del gruppo, sottolineando in particolare la performance di Taco Bell, che ha registrato una crescita dell’8% delle vendite comparabili, ben al di sopra della media del settore del quick service restaurant. Secondo Turner, la combinazione tra forza dei marchi, trend favorevoli dei consumi e investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale continuerà a sostenere la crescita del gruppo nei prossimi trimestri.

Wingstop continua l’espansione della rete

Wingstop ha proseguito il proprio percorso di forte espansione nel primo trimestre, beneficiando della crescente domanda nel segmento chicken e dell’accelerazione delle aperture. I ricavi trimestrali sono aumentati del 7,4% a 183,7 milioni di dollari, mentre l’Adjusted EBITDA è salito a circa 65 milioni.

Nel trimestre il gruppo ha realizzato 97 aperture nette di nuovi ristoranti, confermando uno dei ritmi di espansione più elevati del settore. La società continua inoltre a puntare sulla crescita internazionale e sul canale digitale, che rappresenta ormai una quota predominante degli ordini complessivi.

Le azioni da inizio anno viaggiano sugli stessi livelli della chiusura del 2025.

Wendy’s rallenta negli Stati Uniti

The Wendy’s Company ha riportato risultati contrastanti nel trimestre chiuso a marzo, riflettendo una domanda più debole nel mercato statunitense. I ricavi sono cresciuti del 3,3% a 540,6 milioni di dollari, mentre l’utile netto è sceso a 22,7 milioni. Le vendite globali del sistema si sono attestate a 3,2 miliardi di dollari, in calo del 5,5%, penalizzate soprattutto dalla minore frequenza dei consumatori nei ristoranti USA.

Nonostante il rallentamento, la società ha confermato la guidance annuale e continua a puntare sull’espansione internazionale, annunciando un accordo per aprire fino a 1.000 nuovi ristoranti in Cina nei prossimi anni. Wendy’s sta inoltre accelerando sugli ordini digitali e sul potenziamento del drive-thru.

Il titolo venerdì scorso in occasione della comunicazione dei dati trimestrali ha messo a segno un progresso del 5%, ma il saldo da inizio anno resta negativo per oltre il 10%.

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