Il Data Summit

Da Parigi a Barcellona col pass sanitario: così l’Italia prepara lo Spazio Ue della salute

Prossimo step per il nostro Paese il 31 marzo con il primo lancio dell’Ecosistema dati sanitari: tappe serrate per la costruzione della “piattaforma” comunitaria che consentirà di curare meglio, prevenire le malattie e fare ricerca all’avanguardia a partire da informazioni tutelate dalla privacy

di Barbara Gobbi

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Entrare in una farmacia a Parigi con la ricetta elettronica alla mano per acquistare un antibiotico, la cui dispensazione sarà automaticamente registrata sul nostro dossier farmaceutico. Consultare uno specialista a Barcellona senza portare documenti cartacei, perché quel medico potrà avere accesso diretto alla nostra storia clinica e ai nostri dati sanitari. Essere certi che per un approdo improvviso in un Pronto soccorso della Germania, l’infermiere del triage potrà consultare rapidamente il nostro profilo sanitario sintetico - patologie, allergie, terapie in corso - e agire in modo sicuro e tempestivo. Questi i vantaggi a disposizione dei 450 milioni di cittadini della Ue, una volta che sarà operativo lo Spazio europeo dei dati digitali (European Data Space o Ehds), entrato in vigore il 26 marzo 2025 e in via di progressiva implementazione entro il 2028 per arrivare, a marzo 2029, alla condivisione dei primi dati sanitari in tutti gli Stati membri.

Le priorità

Una rivoluzione cruciale: significa tenere insieme ottimizzazione e interoperabilità dei dati - che per l’Italia sono di ottima qualità - ma anche la tutela della privacy e l’impiego “sicuro” di strumenti di Intelligenza artificiale, in un contesto di “guardia alta” che ogni Paese dovrà garantire attivando le proprie agenzie per la cybersicurezza. La scommessa è costruire un sistema sanitario che sappia usare i dati per curare meglio, prevenire le malattie e fare ricerca all’avanguardia. Una partita da far tremare i polsi ma ormai l’Europa «è in marcia», come ha sottolineato la Direttrice generale della Dg Sante della Commissione europea, Sandra Gallina, intervenuta a Roma al secondo Data Summit in cui si è fatto il punto della situazione, con focus sul percorso italiano e un occhio alle best practice di Belgio e Finlandia. «In questo anno che ci separa dallo Spazio europeo dei dati sanitari - ha spiegato Gallina - come Ue dobbiamo cercare di stabilire l’interoperabilità e l’interconnettività definendo un formato europeo; l’altro step è affidato agli Stati membri, chiamati a dotarsi di una Autorità competente sia dal punto di vista tecnico che politico». Un’autorità che il ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato per l’Italia nell’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, «in qualità di agenzia di sanità digitale, fermo restando - ha avvisato - che in un contesto così articolato la regia sull’uso dei dati sanitari e la conseguente funzione di indirizzo è in capo al ministero».

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Il progetto

«L’appuntamento è cruciale: con la vera e propria tempesta in atto, esterna all’Unione europea, poter sfruttare il dato in tutta sicurezza e a tutela dell’individuo ci consentirà di mantenerci competitivi, scongiurando la fuga di cervelli», ha avvisato Sandra Gallina.
Due le infrastrutture cardine dello Spazio europeo Ehds: MyHealth@Eu per l’uso primario dei dati - già operativo su alcune funzionalità come ePrescription e Patient Summary - ed HealthData@Eu per l’uso secondario dei dati anonimizzati. Quest’ultimo, sul fronte della ricerca, renderà possibile la messa a fattor comune, su scala europea, delle evidenze cliniche di milioni di pazienti per accelerare la lotta contro il cancro, sconfiggere l’antibioticoresistenza e sviluppare terapie personalizzate grazie a modelli di intelligenza artificiale addestrati su dati reali. L’Europa - spiegano insomma gli esperti - si prepara con lo European Health Data Space al “roaming dei dati sanitari”, con un impatto diretto su prevenzione, cura e ricerca.

Intanto, questi tre anni vanno “gestiti”: nasce dall’esigenza di accompagnare la transizione a livello nazionale ed europeo la proposta di un “Data Pact” formulata da Felicia Pelagalli, direttrice scientifica del Data Summit. «Primo punto - ha spiegato - è facilitare l’attuazione dell’Ecosistema dati sanitari entro giugno 2026 e l’adesione dell’Italia a MyHealth@Eu e HealthData@Eu». Tra le altre priorià, il coinvolgimento pieno di tutte le parti coinvolte, dalle strutture sanitarie all’università, dalle imprese alle associazioni di pazienti fino alle autorità. E ancora, la promozione di partenariati pubblico-privati per la condivisione di dati anonimizzati e lo sviluppo di strumenti predittvi e generativi.

Italia: prima deadline al 31 marzo

In Italia spetta all’Ecosistema dei dati sanitari (Eds) fungere da cerniera con lo spazio europeo: la grande infrastruttura nazionale che - partendo dal Fascicolo sanitario elettronico 2.0 rifinanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) - trasformerà i documenti clinici in dati strutturati e interrogabili per 59 milioni di cittadini, adotta un modello “federato”. Tradotto: i dati restano nei sistemi regionali dove vengono prodotti, ma diventano interoperabili attraverso un’infrastruttura nazionale sicura.
Le prime due “demo” dei servizi di consultazione dell’Eds, sviluppate dal Dipartimento per la Trasformazione digitale, saranno presentate all’Europa tra una manciata di giorni, il 31 marzo 2026. Mentre entro marzo 2027 l’Italia dovrà designare - come annunciato dal ministro Schillaci dovrebbe essere Agenas - l’Health Data Access Body (Hdab), l’Organismo di accesso ai dati sanitari per finalità secondarie previsto dall’Ehds.

No al saccheggio dei dati

Non siamo quindi all’anno zero, soprattutto grazie alla forte spinta impressa dal Pnrr: «In questi anni abbiamo dato grande impulso allo sviluppo delle funzionalità del Fascicolo sanitario elettronico e oggi questo strumento avanzato è attivo per oltre 57 milioni di cittadini», ha ricordato sempre Schillaci. Resta il fatto che ancora molti di loro si oppongono alla consultazione del fascicolo, pur rendendo noti spesso inconsapevolmente i propri dati sanitari, che vanno ad alimentare i supporti di intelligenza artificiale delle grandi companies. I dati della sanità «non possono diventare una miniera a cielo aperto da saccheggiare - ha sottolineato però Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione e alla trasformazione digitale -. Vorremmo comportassero ricchezza in ambito sanitario e non solo per chi sviluppa algoritmi e piattaforme. I dati sanitari sono strategici per definizione, vanno garantiti, e dobbiamo garantire gli italiani da questo punto di vista».

Intanto, guarda a nuove possibili applicazioni il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato: «Il fascicolo sanitario elettronico, l’intelligenza artificiale, l’Ecosistema dei dati sanitari, possono servire a migliorare le performance del nostro sistema sanitario anche in riferimento alla farmaceutica - propone -. All’atto dell’immissione in commercio dei farmaci e della loro negoziazione, si potrebbe tenere conto dei dati real world di efficacia del medicinale, per definire la remunerazione del farmaco stesso. Se a esempio un anti tumorale riesce ad aumentare la vita media di un paziente, il rimborso da parte del Ssn viene parametrato alla capacità di curare il paziente - spiega -. Questo significa ancorare la performance del farmaco al suo prezzo, ottimizzando nel complesso la spesa farmaceutica e migliorando la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», ha chiarito Gemmato, precisando che «la proposta andrebbe in ogni caso valutata con Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco».

Cittadini e manager da “educare”

«Dobbiamo fare bene e in fretta - ha concluso Franco Zaffini, presidente della commissione Affari sociali, Sanità, lavoro pubblico e privato del Senato- : il 2029 si avvicina e i cittadini hanno il diritto di avere un sistema sanitario in grado di mantenerli in salute anche grazie alla piena integrazione dei dati che sarà resa possibile dallo Spazio europeo dei dati sanitari. Perchè questo avvenga però servono competenze e cioè non basta predisporre il sistema dell’offerta, come l’Italia sta facendo a partire dal Fascicolo sanitario elettronico, ma occorre anche potenziare la platea della domanda che è costituita dagli utenti e dalle strutture sanitarie e va normata e organizzata. Dobbiamo educare gli italiani all’utilizzo dei dati sanitari - ha precisato -. Del resto, in linea con il principio dell’interesse primario collettivo, con il Sistema europeo dei dati sanitari non servirà più il consenso ma sarà sufficiente il “mancato dissenso” che darà modo al sistema di acquisire tutti i dati autonomamente. E in vista delle novità introdotte dallo Spazio europeo dei dati sanitari vanno formati anche i manager delle aziende ospedaliere, chiamati ad avere contezza del bacino a cui attingere elementi conoscitivi della popolazione, delle patologie e del loro andamento».

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