Da Shanghai a Venezia: l’arte in viaggio dall’Oriente ai Giardini di San Marco
Incontro con Stefania Orrù e Hammer Chen per esplorare il punto in cui sfumano i confini tra natura e artificio. Due artiste, un’italiana e una cinese e lo stesso programma di residency, il Swatch Art Peace Hotel.
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Per un’artista come Stefania Orrù, abituata a vivere in contesti naturalistici di forte impatto, l’incontro con Shanghai, in occasione della residenza artistica allo Swatch Art Peace Hotel, è stato caratterizzato dalla ricerca dei suoi spazi verdi. «Pur essendo un ambiente metropolitano quasi futuristico, la città è costellata di parchi e giardini, che offrono una pausa alla modernità travolgente», ha raccontato l’artista. «Per me sono come dei personaggi che ho incontrato, capaci di generare una sorta di vibrazione nel contesto urbano». Classe 1976, Orrù ha abitato per due decenni in Umbria e poi nove anni sulle pendici dell’Etna, prima di approdare nel Ragusano, dove al momento ha anche una personale alla galleria Quam di Scicli (fino al 3 luglio, prezzi intorno ai 5mila euro). «Dal mio arrivo in Sicilia sono stata influenzata dalla luce e da quello che mi circonda», racconta Orrù. «Ma anche dal gruppo di artisti dell’Informale Siciliano, come Franco Sarnari e Piero Guccione, per cui ho abbandonato la figurazione, che aveva caratterizzato la mia prima produzione, per liberare la materia e aprirmi all’universo dell’astrazione. La natura incarna per me la possibilità di vedere oltre il visibile, ovvero di svelare quel ricamo di connessioni, linee, punti, intrecci che ci circonda, e di cui facciamo parte noi stessi». La sua ricerca si riflette nella tecnica pittorica utilizzata, che riprende tradizioni antiche, come quella dell’affresco, impiegando materiali naturali, come i pigmenti, la calce e le pietre. «L’esperienza allo Swatch Art Peace Hotel è stata formativa anche per la connessione che ho stabilito con la comunità di artisti ospitati in residenza», ha spiegato Orrù. «Mi ha indotto ad aprire il mio studio e a svelare le fasi del mio processo lavorativo, che è qualcosa che fino ad allora non avevo mai fatto, ma è stato un nuovo passo fondamentale».
Chiedilo al Sole
Dal 2011 a oggi, lo Swatch Art Peace Hotel ha accolto circa 600 creativi di varie discipline, dall’arte visiva alla danza, dalla musica al cinema, dalla poesia al teatro, provenienti da 60 Paesi. La mission è quella di dare tempo all’artista – un’idea particolarmente indicata per un’azienda di orologi come Swatch, che ha sempre fatto della creatività il suo cavallo di battaglia. Per celebrare il quindicesimo anniversario dell’iniziativa, è stata organizzata una mostra ai Giardini Reali di Venezia, un gioiello nascosto dietro a Piazza San Marco che, prendendo ispirazione dal luogo, ha messo in dialogo l’arte e la natura attraverso le opere di cinque artisti che sono stati in residenza a Shanghai, tra cui la stessa Orrù. Flora Fantastica – questo il titolo dell’esibizione inaugurata i primi di maggio e aperta fino al 26 luglio – ha portato l’arte nel giardino botanico, sfumando i confini tra natura e artificio, realtà e fantasia, e creando un ponte immaginario tra le due città.
La natura di Shanghai è, infatti, richiamata a Venezia anche attraverso le opere di Hammer Chen, artista cinese, classe 1989. «La mia esperienza è stata forse un po’ diversa da quella di tanti altri creativi, poiché ho già vissuto tanti anni a Shanghai», ha raccontato Chen. «Ma non ero in una zona così centrale, per cui alloggiare all’hotel della residency mi ha ricordato la prima volta che i miei genitori mi ci hanno portata, a sette anni, e lo stupore che ho provato davanti alla torre della televisione e allo skyline luminoso. È stato come tornare indietro nel tempo e, contemporaneamente, affrontare una nuova era». Tutto il lavoro di Hammer Chen si fonda sulla memoria e sulle impressioni lasciate dal tempo, che lei traduce utilizzando le tecniche della fotografia e dell’acquaforte. In particolare, per i lavori esposti a Venezia, la fonte d’ispirazione sono stati i platani dei viali alberati della ex concessione francese di Shanghai, con le loro cortecce che rivelano il passare dei secoli. «Ci sono tante leggende sul perché Shanghai abbia così tanti platani», racconta Hammer Chen. «Una di queste narra di un governatore della città che ne ha piantati a centinaia perché sua moglie li amava particolarmente. Quel che più mi affascina di questi alberi è la trama dei loro tronchi, che rivela gli strati più vecchi e quelli più nuovi e la loro coesistenza nel tempo». Proprio come i ricordi si trasformano col passare degli anni, così le immagini delle opere di Chen migrano da un mezzo espressivo all’altro, assumendo sembianze diverse: dalla fotografia alla stampa su tessuto, a quella su fogli di rame. «Scatto fotografie che rappresentano la fonte per le mie stampe», spiega. «Poi continuo a modificarle tramite il processo di stampa. Il soggetto desunto dalla realtà viene distorto e diventa una nuova esperienza della realtà stessa». Le sue opere sono disponibili presso diverse gallerie specializzate in stampa originale, anche in Gran Bretagna, dove l’artista ha studiato, come la Bankside Gallery di Londra e la Drugstore Gallery di Bristol, e vengono quotate tra le 300 e le 5mila sterline. Da fine maggio, sono esposte anche nella mostra Light of Magic allo Spike Print Studio di Bristol.
Quotazioni HAMMER CHEN, hammerchen.com, banksidegallery.com, thedrugstoregallery.com (opere da 300 a 5mila £). STEFANIA ORRÙ, stefaniaorru.com, quamarte.com (opere da 5mila €).









