Il cicloviaggiatore

Da Sirmione a Riva e ritorno: (quasi) tutto l’anello del Garda in bicicletta

Da Catullo a Goethe fino a D’Annunzio, il lago diviso tra Lombardia, Veneto e Trentino ha una storia da raccontare e panorami mozzafiato: in attesa che possa essere completata la pista, è già possibile evitare i grandi flussi turistici con le due ruote, facendo ricorso al traghetto per evitare le statali trafficate

di Manlio Pisu

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“Quanto mi piacerebbe che i miei amici fossero qui accanto a me almeno per un istante per godere della vista che si apre davanti ai miei occhi”. Era il 12 settembre del 1786. Johann Wolfgang Goethe si era appena lasciato alle spalle i paesaggi prealpini della Valle dell’Adige e cominciava a intravedere il Garda, scendendo dal Passo di San Giovanni.

Era partito una settimana prima da Karlsbad, spinto da un’irresistibile Sehnsucht nach Sueden (la smania per il Sud, come la chiamano i tedeschi). Gli ulivi, gli alberi di fico, i cipressi, la luce e l’azzurro del lago erano per lui il primo assaggio di Mediterraneo: uno choc estetico che lo avrebbe segnato per la vita.

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Da Sirmione a Riva e ritorno: (quasi) tutto l’anello del Garda in bicicletta

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Goethe apripista

Siamo agli albori del turismo moderno. Goethe, pioniere dei flussi turistici che dopo il suo Viaggio in Italia si sarebbero riversati dal Nordeuropa verso il Belpaese, è in uno stato di grazia.

Eppure c’è mancato poco che proprio sul Garda facesse una brutta esperienza. A Malcesine, sulla sponda veneta del lago, il Goethe pittore tira fuori carta, matita e colori per disegnare le rovine del castello scaligero. Viene però intercettato e accerchiato da un gruppo di locali dall’aspetto ostile, che sospettano in lui una spia dell’imperatore d’Austria.

Interviene lo stesso podestà che gli chiede a brutto muso che cosa sia venuto a fare e che cosa ci trovi mai di così bello in quelle rovine. Goethe si tira fuori d’impaccio, provando a spiegare ai suoi interlocutori il fascino intrinseco di quei ruderi carichi di storia.

E deve essere stato molto convincente, perché alle sue parole lo stesso podestà, come riporta il Viaggio in Italia, si volge verso il castello e ne resta rapito, guardandolo per la prima volta attraverso gli occhi dello straniero venuto dal Nord.

Da allora sono passati quasi due secoli e mezzo. Tante cose sono cambiate. Il bacino del Garda è oggi un’area ad altissima antropizzazione. Il turismo la fa da padrone. I borghi incantevoli sulle rive del lago, come Sirmione, Limone, Riva, Lazise, devono confrontarsi con le sfide poste dall’overtourism.

Eppure la bellezza di questo gioiello paesaggistico si è ben preservata e continua ad attrarre visitatori d’ogni forma, età e provenienza, compresi, naturalmente, i cicloturisti.

Aspettando l’anello ciclabile

Già, i cicloturisti. Dal loro punto di vista il giro del Garda pone subito un problema: come si fa ad evitare le gallerie strette e pericolose della Gardesana occidentale? La questione tocca un nervo scoperto di amministratori locali e ciclisti al punto che alcuni Comuni vedrebbero con favore il divieto di transito alle bici nei giorni di traffico più intenso: un pugno nello stomaco per gli amanti delle due ruote.

È un fatto che, ad oggi, non c’è una Ciclabile del Garda. Ci sono singoli segmenti di ciclabili o ciclopedonali, non cuciti insieme tra loro, che solo a tratti consentono di pedalare su itinerario protetto. Questo vale soprattutto per la Gardesana orientale, lungo la sponda veneta, in buona parte (quasi metà) già oggi pedalabile in sicurezza. Non vale, invece, per la Gardesana occidentale, la sponda lombarda e trentina.

Dunque, che fare, in attesa che il sogno dell’anello ciclabile diventi realtà? La soluzione più semplice è il traghetto, almeno nel tratto Gardone –Limone.

Partenza da Sirmione

Punto di partenza suggerito è Sirmione, situato all’estremità di una lingua di terra che dalla sponda Sud del Garda si protende verso Nord nel lago. Sirmione è una perla. Lo sapeva bene Catullo, il poeta latino che ha messo in versi l’amore e che scelse proprio la punta di questo istmo per la sua villa, poi trasformata in una imponente residenza di lusso in epoca imperiale.

Il panorama sul lago e sui monti che lo circondano toglie il fiato. Non per niente Sirmione ha continuato fino ai giorni nostri ad esercitare un forte fascino su artisti, pittori, musicisti e letterati di tutti i tempi, compresa Maria Callas.

Ma Sirmione vuol dire anche terme, bagni in acqua a 36 gradi sulla riva del lago. Il castello scaligero con il suo porto fortificato vale di per sé una visita. Sirmione, in sostanza, è una tappa imperdibile.

Da Sirmione conviene impostare il giro in bici in senso orario, in modo da avere sempre il lago sulla destra. Fino a Desenzano si può pedalare su un percorso ciclopedonale, che facendo ampio uso dei marciapiede, tiene i ciclisti al riparo dalle macchine.

Poi, superata Desenzano, si lascia la riva del lago e si prende una gradevolissima ciclabile collinare, ben segnalata, che passando per Lonato e Padenghe porta a Salò, località ridente malgrado il peso oscuro della Storia, e poi a Gardone (sul profilo Komoot dell’autore sono disponibili le tracce Gpx del giro integrale).

A casa di D’Annunzio

Qui altra tappa obbligata è il Vittoriale, la villa in cui Gabriele D’Annunzio, trascorse diciassette anni fino alla morte nel 1938. La posizione è magnifica. Malgrado la luce intensa e la vista spettacolare la “Prioria”, l’appartamento in cui ha abitato D’Annunzio, è un luogo cupo e decadente, volutamente buio (il “Vate” era fotofobo), pieno zeppo di migliaia di oggetti, libri, cimeli, soprammobili, cineserie, che raccontano le sue gesta militari legate alla stagione dell’irredentismo post-risorgimentale e alla Prima guerra mondiale, ma anche le nevrosi, l’egocentrismo e l’ipocondria del poeta. Fuori, nel parco, il mausoleo monumentale ospita la tomba di D’Annunzio.

Da Gardone l’imbarco per Limone, proprio sotto il Grand Hotel, edificio storico che ha ospitato sovrani e attori, poi trasformato in lazzaretto militare durante la Repubblica di Salò.

La navigazione è un piacere. Sulla sponda lombarda le montagne si tuffano nel lago in verticale. Evocano i paesaggi della Costiera Amalfitana con i Monti Lattari che precipitano in mare da quasi mille metri di altezza.

Sulle orme di James Bond

Per rifarsi dei chilometri risparmiati via lago, è altamente consigliata la deviazione sulla Strada della Forra, da Limone a Pieve di Tremosine. È una delle strade più spettacolari d’Italia, non per niente scelta da 007 per le prime scene di Quantum of Solace (2008) con Daniel Craig.

All’arrivo, dopo una serie di tornanti che si arrampicano in verticale e dopo aver attraversato un canyon strettissimo, dove a stento passa una macchina, vi aspetta la “Terrazza del Brivido”, uno dei punti più panoramici di tutto il Garda.

Da lì la vista, come dice il nome, vi farà venire i brividi lungo la schiena.

La ciclabile della discordia

Ridiscesi sul lago, è d’obbligo pedalare lungo la ciclabile a sbalzo che da Limone si dirige verso Riva. Ma attenzione! Perché non vi porta fino a Riva. Si interrompe dopo appena due chilometri e mezzo di beatitudine cicloturistica, sospesi nel vuoto a cinquanta metri sopra il pelo dell’acqua.

È la ciclabile della discordia. Inaugurata nel 2018, è stata accolta in un primo momento come “la pista ciclabile più bella del mondo”. E in effetti lo è. Ma a fronte di tanto entusiasmo non sono mancate le critiche. Qualcuno ha parlato addirittura (impropriamente) di “ecomostro”. Troppo forte – secondo i detrattori - l’impatto paesaggistico; troppo alti i costi di realizzazione e di manutenzione. Dunque, battuta d’arresto.

Ad oggi la pista si ferma al confine tra Lombardia e Trentino. Il progetto dovrebbe andare avanti. Ma chissà se sarà mai portato a compimento. Mettere d’accordo ventiquattro Comuni, tre Provincie e altrettante Regioni non è certo facile. Ma se il sogno dell’anello ciclabile del Garda rimanesse nel cassetto, sarebbe davvero un peccato.

Da Limone verso Riva bisogna rassegnarsi a percorrere tre chilometri su dieci in galleria oppure, di nuovo, prendere il traghetto. Da Riva si impone un’altra deviazione: la Strada del Ponale, capolavoro di ingegneria ottocentesca, oggi ciclopedonale, che mettendo in conto novecento metri di dislivello in salita, porta fino a Punta Larici, altro luogo da “sindrome di Stendhal”.

La sponda veneta

Nella seconda metà del giro la viabilità è più amichevole. Fino a Torbole è tutta ciclabile. Da mezza Europa i surfisti si danno appuntamento qui per trovare vento certo tutto l’anno. La Gardesana Orientale, fiancheggiata per lunghi tratti da ciclabili, non pone particolari problemi alle bici.

Uno dopo l’altro arrivano i borghi veneti: Malcesine, Torri del Benaco, Garda con la magnifica Punta San Vigilio, Bardolino, Lazise, Peschiera. Da Bardolino si può nuovamente lasciare il lago e addentrarsi sulle colline, pedalando tra i vigneti fino ai bastioni di Peschiera, baluardo militare degli austriaci nel Lombardo-Veneto.

Poi per l’ultimo tratto, fino a Sirmione, di nuovo percorso protetto. Se il Garda vi attira, non dovete aspettare che la Ciclabile intorno al lago diventi realtà. Con un po’ di ingegno l’anello è percorribile già oggi. E vi farete un bel regalo!

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