Architetture & dintorni

Da Torino a Novara passando per la Valsesia nel segno di Alessandro Antonelli

La Rete Antonelliana è un ciclo di 30 appuntamenti tra visite, podcast dedicati e programmi per conoscere da vicino il lavoro del celebre progettista della Mole

di Laura Dominici

6' di lettura

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Sfidare i limiti delle altezze, in una visione progettuale estrema che oggi avrebbe fatto di lui un archistar. Il genio di Alessandro Antonelli è una sfida di peso, calcolo ossessivo e mattoni portati oltre il limite della fisica. Architetto-ingegnere dalla longevità prodigiosa (1798-1888), Antonelli non è stato un semplice costruttore, ma un visionario della verticalità che ha trasformato la solidità della pietra piemontese in una vertigine strutturale. Mentre l’Europa più industrializzata si innamorava dell’acciaio, lui rispondeva con l’audacia della muratura, convinto che il mattone potesse “toccare il cielo” senza spezzarsi. Oggi, quel sogno di onnipotenza architettonica che lega Torino alle colline del vino diventa un’esperienza turistica organica.

L’iniziativa

E’ stato denominato “Rete Antonelliana. Cultura che unisce” il progetto della Regione Piemonte che mette a sistema, in collaborazione con Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta, venti siti per raccontare l’eredità di un uomo che ha ridisegnato il profilo di una regione. Il progetto prevede oltre 30 appuntamenti stagionali, tra visite guidate, podcast dedicati e programmi di fedeltà per i visitatori più assidui. E tra un’opera architettonica e l’altra si può indulgere in una degustazione di vini nel ricetto di Ghemme, pranzare all’agriturismo di Boca “L’antico sapore”, degustare i biscotti tipici di Novara al biscottificio Camporelli o cenare all’Osteria Cravero di Caltignaga a base di paniscia novarese, mentre a Torino è consigliabile una cena al ristorante del Circolo dei Lettori, dove in passato sono passati ospiti illustri tra pittori, scultori, musicisti e attori di scena sui teatri torinesi.

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Il Museo Nazionale del Cinema

Il viaggio comincia nell’Aula del Tempio, il cuore pulsante del Museo Nazionale del Cinema. È strano pensare che la Mole antonelliana, un gigante di 167,5 metri, simbolo indiscusso di Torino, dovesse essere “solo” una sinagoga di 47 metri. Entrando, si avverte subito la tensione tra l’antico e il moderno. Antonelli iniziò i lavori a 64 anni, un’età in cui molti pensano al ritiro. Mentre a Parigi Gustave Eiffel giocava con la forza del metallo, il “vecchio” Alessandro restava fedele ai materiali della tradizione, pur nascondendo nelle viscere della Mole un’anima segreta di tiranti in ferro per domare una cupola a base quadrata, una sfida tecnica quasi impossibile che tenderebbe a cedere sugli angoli.

La salita a piedi

Salire lungo la scala composta da oltre 500 gradini per raggiungere la terrazza è un’esperienza sensoriale: le pareti si inclinano seguendo la curva della cupola mentre il pavimento resta dritto, regalando, come dicono le guide, quell’effetto da “secondo bicchiere di vino”. Lassù, a 85 metri, si domina la città, ma lo sguardo volge prima verso il 1904, quando un nubifragio fece cadere il genio alato, poi sostituito da una stella a 5 punte, a sua volta precipitata nel 1953 nei giardini della Rai sotto gli occhi increduli di un giovane Piero Angela. Oggi, al suo posto, svetta una stella a dodici punte, faro perenne della città.

Villa Caccia

Romagnano Sesia: l’eleganza di Villa Caccia

Lasciata Torino per raggiungere la Valsesia, si fa tappa a Villa Caccia, a Romagnano Sesia, dove il neoclassicismo di Antonelli si fa maestoso paesaggio. La villa, una delle più vaste residenze dell’Ottocento piemontese, domina l’abitato con le sue colonnate e una simmetria quasi maniacale. Varcando la soglia, tra l’altro, il visitatore ha l’opportunità unica di esplorare il Mev, Museo storico etnografico della Bassa Valsesia, qui ospitato. È un incontro suggestivo tra l’eleganza architettonica e la memoria della vita rurale: tra le sale del museo spicca un monumentale torchio a trave pressante in legno di noce, lungo ben 13 metri, simbolo della fatica e dell’ingegno contadino. La visita permette di immergersi nella storia delle tradizioni locali e delle sacre rappresentazioni di Romagnano, creando un dialogo affascinante tra l’alto stile antonelliano e la concretezza del quotidiano di un tempo. In questo luogo si intrecciano i destini di due grandi della cultura piemontese: Alessandro Antonelli, che disegnò la villa infondendovi il suo rigore neoclassico, e Maria Adriana Prolo, la visionaria fondatrice del Museo del Cinema di Torino. Nata a Romagnano, la Prolo fu tra i fondatori di questo stesso museo etnografico, creando un ponte ideale tra la Mole e Villa Caccia: due capolavori dell’architetto che lei, in epoche diverse, ha contribuito a trasformare in templi della memoria e della cultura.

Villa Antonelli

Maggiora e Ghemme, l’intimità del genio nelle terre natie

Da Romagnano Sesia il percorso prosegue verso Maggiora e Ghemme, scendendo nel profondo delle radici umane e artistiche di Alessandro Antonelli. È qui, a Ghemme, che l’architetto nacque nel 1798, ed è tra queste colline che la sua matita si è fatta più devota e intima. Lo Scurolo della Beata Panacea a Ghemme non è una semplice cappella: è un capolavoro di equilibrio che custodisce il corpo della martire valsesiana. In questo spazio, Antonelli sperimenta una verticalità solenne ma raccolta, quasi a voler dimostrare che la grandezza architettonica non si misura solo in metri, ma nella perfetta armonia delle proporzioni. A pochi chilometri, a Maggiora, si incontra lo Scurolo di Sant’Agapito, un altro scrigno neoclassico che testimonia il legame indissolubile di Antonelli con la sua terra. In questi scuroli, ossia ambienti sopraelevati destinati a proteggere le reliquie dei santi, l’architetto declina il suo rigore tecnico in una dimensione quasi teatrale. Si tratta di siti preziosi, recentemente restituiti alla fruizione pubblica, che rappresentano i suoi “laboratori della meraviglia”: qui la cura maniacale per il dettaglio lapideo e la gestione scenografica della luce anticipano, in scala ridotta, le grandi sfide strutturali che avrebbero poi reso immortali le cupole di Novara e Torino. È un Antonelli più vicino alla sua comunità, che mette il proprio ingegno al servizio della fede e dell’identità locale. Sempre a Maggiora, il viaggio alla scoperta dell’uomo dietro l’architetto trova il suo compimento nella visita a Casa Antonelli, la dimora storica della famiglia, da tempo passato di proprietà. Varcare la soglia di questa villa non è solo un atto turistico, ma un ingresso privilegiato nel laboratorio creativo del genio. Qui, tra ambienti che conservano intatta l’atmosfera dell’Ottocento, merita uno sguardo attento la scala interna che porta ai piani superiori, caratterizzata da un’onda e con gradini studiati per facilitare la salita verso gli ultimi piani.

Santuario del Crocifisso di Boca

Il Santuario nel bosco a Boca

Il viaggio si fa mistico arrivando al Santuario del Crocifisso di Boca. Qui la geologia incontra la fede: siamo nelle terre del “Supervulcano” della Valsesia, caratterizzate da rocce magmatiche e acque antiche. Per far spazio a questo gigante, fu addirittura deviato il corso del torrente Sizzone. Boca rappresenta l’opera di una vita: Antonelli vi lavorò dal 1819 (quando a soli 21 anni sbalordì tutti progettando la scala dello scurolo) fino alla morte nel 1888. Il Santuario nacque per proteggere un’immagine miracolosa del Crocifisso, legata a storie di briganti e guarigioni. È un edificio imponente, finanziato dalle rimesse degli emigrati in Argentina, che emerge dai boschi come una cattedrale nel deserto, oggi insignita del titolo di basilica inferiore. Accanto al santuario è interessante vedere il sistema di allevamento a “maggiorina”, che consiste in una modalità di coltivazione per cui tre o quattro viti vengono piantate molto vicine tra loro, al centro di un quadrato i cui angoli sono i pali a cui i tralci vengono fissati. Il sistema fu perfezionato nell’Ottocento proprio da Antonelli in modo da rendere l’impalcatura maggiormente resistente alle correnti ventose e al peso delle piante. Calcolò la corretta inclinazione che permetteva ai pali di sostenere i tralci senza spezzarsi e questo metodo è ancora utilizzato in alcune vecchie coltivazioni.

San Gaudenzio - Novara

A Novara la cupola che guarda il Monte Rosa

Arrivando a Novara, la Cupola di San Gaudenzio svetta con i suoi 121 metri come una sentinella d’altri tempi, un faro di mattoni che orienta lo sguardo da chilometri di distanza. Oggi, grazie a spettacolari percorsi di salita che conducono fino alla guglia, il visitatore può vivere l’ebbrezza del vuoto e osservare da vicino la complessità della sua gabbia muraria, un intreccio di archi e pilastri che rivela l’ossessione di Antonelli per la perfezione strutturale. Tuttavia, per comprendere davvero la genesi di questo gigante e la mente visionaria del suo creatore, è necessario scendere e rifugiarsi nel silenzio dell’Archivio di Stato di Novara. Ospitato nel suggestivo complesso dell’ex monastero di Santa Maddalena, l’archivio custodisce una ricca collezione di disegni autografi di Alessandro Antonelli, che rivelano come ogni singolo mattone fosse stato previsto e pesato, trasformando la carta nel primo, fondamentale mattone di quella sfida al cielo che ancora oggi lascia senza fiato.

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