Agroindustria

Da Valfrutta a Cirio, il leader delle conserve lancia l’allarme prezzi: con il caro-gasolio costretti a rivedere i listini

L’allarme del colosso cooperativo con 14mila soci: forte impatto dei rincari nell’attività agricola e in quella industriale. Maxi piano di investimenti per ridurre i costi energetici

di Giorgio dell'Orefice

 (Adobe Stock)

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L’impatto dell’impennata del costo del carburante non potrà non lasciare il segno e “nel futuro dei nostri prodotti ci saranno aumenti inevitabili”. A dirlo senza mezzi termini Pier Paolo Rossetti, direttore generale di Conserve Italia, azienda leader delle conserve vegetali (derivati del pomodoro e succhi di frutta) che vanta nel proprio portafoglio marchi molto popolari da Valfrutta a Yoga, da Cirio a Derby.

L’allarme dalla coop leader delle conserve vegetali

Conserve Italia è un’azienda leader del settore dell’ortofrutta trasformata, un gigante cooperativo che raggruppa 35 cooperative di primo grado con 14mila produttori agricoli che annualmente producono circa 600mila tonnellate di frutta e ortaggi destinati alla trasformazione per un giro d’affari di 1,1 miliardi di euro.

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L’aumento del costo del carburante impatta in tutte le fasi di lavorazione

«La nostra filiera – ha spiegato Rossetti – è fortemente impattata dall’aumento del costo del carburante, e lo è in tutte le sue fasi. Nel futuro dei nostri prodotti ci saranno aumenti inevitabili. Aumenti che al momento non sono quantificabili e non saranno uguali per tutti i prodotti. Vogliamo misurarli in maniera attenta e portarli alla conoscenza in modo preciso quando avremo il quadro completo». Ma, di certo, si tratta di rincari che nel medio periodo arriveranno fino ai prodotti di largo consumo e agli scaffali dei supermercati.

Cresce il ricorso al gasolio per alimentare le pompe da irrigazione

Il responsabile principale della fiammata dei costi è il prezzo dei carburanti. «Il caro benzina ha colpito innanzitutto la fase della produzione agricola – aggiunge il direttore generale di Conserve Italia - ci sono le macchine utilizzate in campagna e c’è la necessità di irrigare».

Necessità che sta ora aumentando con l’avvicinarsi dell’estate e l’innalzamento progressivo delle temperature. Aspetto che rafforza il consumo di gasolio a causa del ricorso a pompe per l’irrigazione.

Ma a soffrire è anche l’attività industriale

«Ma ha soffrire – ha proseguito Rossetti - è anche l’attività industriale, anch’essa fortemente impattata dall’aumento del gas e, infine, la fase del servizio al cliente: tutta la logistica a livello di distribuzione risente di quelli che sono gli aumenti del prezzo del gasolio».

«Siamo quindi impattati – ha concluso - in tutte le fasi compresa quella degli acquisti dove, per esempio, le materie plastiche hanno subito già aumenti e stiamo ricevendo richieste di incremento dei prezzi anche per altri componenti della produzione».

Maxi piano di investimenti per ridurre i costi energetici

Un allarme listini in piena regola, quindi, da parte di uno dei principali player del settore agroalimentare italiano e che è stato lanciato in occasione della presentazione di un importante investimento effettuato da Conserve Italia proprio nell’ottica del risparmio energetico. Si tratta di cinque nuovi concentratori a ricompressione meccanica del vapore, chiamati “Thor”, e che sono stati installati dalla Cooperativa in quattro stabilimenti. Si tratta di uno dei capitoli più rilevanti del piano di investimenti 2023-2026 da 86,9 milioni di Conserve Italia, che si concentra sia sull’impatto industriale che su quello ambientale, in particolare (ma non solo) per la lavorazione del pomodoro.

La tecnologia, presentata nella sede della “smart factory” di Pomposa (Ferrara), funziona recuperando il vapore generato durante l’evaporazione, aumentandone pressione e temperatura tramite un compressore meccanico, e reimmettendolo nel processo: si riduce così drasticamente il consumo di energia termica.

Gli impianti sono operativi a Pomposa, ma anche a Ravarino (Modena), Mesagne (Brindisi) e Albinia (Grosseto). Consentono di risparmiare circa 10mila tonnellate di anidride carbonica l’anno.

Il solo stabilimento di Pomposa contribuisce per circa 5mila tonnellate, Ravarino e Albinia per 2mila ciascuno, Mesagne per 900. Il piano di investimenti punta a coprire il 42% del fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili entro il 2027. Come dire: visto che non si può incidere sul rialzo delle quotazioni dei carburanti almeno si cerca di influenzare e ridurre altre voci di costo nell’ottica di incrementare la resilienza e la competitività aziendale.

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