Legge elettorale e Terzi poli

Da Vannacci a Di Battista, a Calenda: chi può far perdere le elezioni a centrodestra e centrosinistra

Sia il partito di Vannacci sia l’ipotesi, per ora, di un partito di Di Battista costituiscono una spina nel fianco per le due coalizioni nel loro complesso. Il rischio è che nessuna riesca raggiungere la soglia del 42% prevista dalla riforma elettorale all’esame della Camera per far scattare il premio di maggioranza

Da sinistra: Roberto Vannacci e Alessandro Di Battista (Imagoeconomica)

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«Alessandro Di Battista? Lo stimo molto e sta facendo molto in termini di comunicazione. Ha la mia considerazione. Se vuole fare un partito dovete chiederlo a lui, ma non sarà mai un nemico per me».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Vannacci e Di Battista spine nel fianco delle coalizioni

Un po’ come ha fatto Giorgia Meloni nelle scorse settimane con Roberto Vannacci a destra, anche Giuseppe Conte a sinistra fa buon viso a cattivo gioco nei confronti dell’ex enfant prodige del primo M5s che ha abbandonato la casa madre nel 2021 per protesta contro a nascita del governo Draghi. Ma la verità è che sia il partito di Vannacci sia l’ipotesi, per ora, di un partito di Di Battista costituiscono una vera spina nel fianco non solo per i partiti di provenienza - ossia Lega e M5s - ma per le due coalizioni nel loro complesso.

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Il tasto del voto utile a destra

Tanto che il ciclone Vannacci ha già riaperto la discussione sull’efficacia della riforma elettorale pensata dal centrodestra a inizio anno nel nuovo quadro politico: siamo così sicuri - è la domanda che comincia a circolare con insistenza - che la soglia del 42% per far scattare il premio di maggioranza venga raggiunta? L’ultima media di Youtrend fotografa una situazione sul filo: il centrosinistra senza la calendiana Azione è al 44,5% e il centrodestra senza il vannacciano Futuro nazionale è al 43,1%. È evidente che una crescita ulteriore di Vannacci potrebbe far mancare la soglia al centrodestra guidato da Meloni, la quale non a caso ha già cominciato a martellare sul tasto del voto utile («se votate Vannacci vince la sinistra»).

Le variabili nel centrosinistra

Ma anche sul fronte opposto, e al netto del possibile partito populista di Di Battista che pure le prime stime collocano potenzialmente attorno al 5%, i leader di Pd e M5s Elly Schlein e Giuseppe Conte non possono dormire sonni tranquilli: la somma politica, soprattutto a sinistra, non è mai una somma aritmetica. Un’alleanza come quella che si sta formando tra Pd, M5s, Avs e i centristi di Italia Viva e Più Europa non si è mai sottoposta alle elezioni politiche ed è presumibile che i comportamenti degli elettori saranno orientati anche da chi infine sarà il candidato premier: una parte degli elettori pentastellati potrebbe non votare se a guidare sarà Schlein, rifugiandosi nell’astensione o nel voto di protesta, e una parte degli elettori dem potrebbero optare per altre soluzioni, ad esempio il terzo polo di Calenda, se a guidare sarà Conte.

Il rischio soglia mancata

Insomma il rischio che alle elezioni del 2027 nessuno centri la soglia del 42% - come ammette Lorenzo Pregliasco di YouTrend - è realistico, con la conseguente non vittoria e riproporzionalizzazione del sistema.

Legge elettorale in Aula alla Camera il 14 luglio

Non a caso nell’ultima riunione degli sherpa della maggioranza, convocata per discutere l’ipotesi preferenze rilanciata da Fratelli d’Italia, è riemersa l’idea del ballottaggio tra i primi due se nessuno raggiunge il 42%. C’è tempo fino al 14 luglio, quando il Melonellum è atteso in Aula per il voto. E intanto i dubbi sulla riforma elettorale crescono.

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