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Dai mozziconi ai “puff”: Europa alle prese con i rifiuti da sigarette elettroniche

Le sigarette elettroniche usa e getta stanno diventando una grave, nuova fonte di inquinamento urbano

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Gianpaolo Sorgi (Voxeurope, Francia), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna) e Ieva Kniukštienė (Delfi, Lithuania)

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Per decenni il rifiuto simbolo del consumo di tabacco è stato il mozzicone di sigaretta: piccolo, onnipresente, difficile da smaltire. Oggi però nelle città europee sta comparendo un nuovo tipo di scarto, più complesso e potenzialmente più pericoloso: le sigarette elettroniche usa e getta.

Colorate, economiche e pensate per essere consumate rapidamente, le cosiddette “puff” contengono plastica, circuiti elettronici, liquidi chimici e batterie al litio. Una combinazione che le trasforma, a fine utilizzo, in veri e propri rifiuti elettronici. E mentre il dibattito pubblico si concentra soprattutto sugli effetti del vaping sulla salute — in particolare tra adolescenti e giovanissimi — cresce in parallelo l’allarme ambientale.

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Molti dispositivi finiscono nei cestini urbani o direttamente per strada, invece di essere conferiti nei circuiti dedicati ai rifiuti elettronici. Le conseguenze vanno dalla dispersione di materiali inquinanti al rischio di incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti, provocati dalle batterie al litio danneggiate.

Di fronte alla rapida diffusione delle e-cig monouso, diversi Paesi europei stanno iniziando a intervenire. Alcuni, come Belgio e Francia, hanno scelto la strada del divieto. Altri stanno rafforzando i sistemi di raccolta e responsabilità dei produttori. Sullo sfondo resta una domanda comune: come gestire prodotti tecnologici progettati per durare pochi giorni, ma destinati a lasciare un’impronta ambientale molto più lunga?

La Francia sceglie il divieto totale

La Francia è uno dei Paesi che ha adottato la linea più dura. Con una legge 24 febbraio 2025, Parigi ha vietato la vendita, la distribuzione e perfino la detenzione a fini commerciali delle sigarette elettroniche monouso pre-riempite e non ricaricabili.

La misura non introduce però un sistema specifico di raccolta per questi dispositivi: le e-cig restano inquadrate nella normativa generale sui rifiuti elettronici e sulle batterie. In pratica, i dispositivi devono essere conferiti nei normali circuiti di raccolta dei piccoli apparecchi elettronici e degli accumulatori.

Le autorità francesi ricordano che questi prodotti non possono essere gettati nei rifiuti domestici e che i consumatori possono lasciarli gratuitamente nei punti vendita di grandi dimensioni o nei centri autorizzati di raccolta. Il sistema si basa sul principio della responsabilità estesa del produttore, già applicato ad altri rifiuti elettronici.

Le sanzioni previste sono severe: fino a 100 mila euro per le persone fisiche e 300 mila euro per le aziende.

Belgio: primo Paese Ue a vietare i “puff”

Anche il Belgio ha scelto la strada del divieto, diventando il primo Paese dell’Unione europea ad applicarlo concretamente: dal 1° gennaio 2025 le sigarette elettroniche usa e getta sono vietate in tutti i punti vendita.

Nel caso belga, il tema ambientale è stato strettamente collegato alla lotta contro il tabagismo giovanile. Il governo federale ha inserito il bando in un più ampio pacchetto anti-tabacco, con restrizioni sui punti vendita, controlli rafforzati e l’obiettivo dichiarato di creare una “generazione senza fumo”.

Ma i primi mesi di applicazione mostrano le difficoltà di enforcement. Le autorità belghe hanno già sequestrato migliaia di dispositivi illegali, inclusi prodotti venduti online o attraverso canali informali. Secondo diversi media locali, i “puff” continuano infatti a circolare facilmente tra i giovani nonostante il divieto.

Irlanda: milioni di dispositivi dispersi ogni anno

Secondo l’Irish Waste Management Association, ogni anno nel Paese vengono smaltiti circa 30 milioni di vape, ma solo una piccola parte viene conferita correttamente nei centri per i rifiuti elettronici.

Il problema principale è legato alle batterie agli ioni di litio contenute nei dispositivi. Se gettate nell’indifferenziata o schiacciate durante la raccolta e la selezione dei rifiuti, possono provocare incendi nei camion compattatori e negli impianti di trattamento. L’associazione del settore stima che tra il 2023 e il 2025 gli incendi nei centri di smistamento abbiano causato danni per oltre 56 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 1,7 milioni di euro di danni ai veicoli per la raccolta.

Secondo le regole vigenti, le e-cig dovrebbero essere conferite nei punti di raccolta dedicati ai Waste Electrical and Electronic Equipment, cioè ai rifiuti elettrici ed elettronici. Ma a fronte di milioni di dispositivi venduti ogni anno, appena 1,1 milioni verrebbero restituiti attraverso questi canali.

Gli esperti parlano ormai di un’emergenza ambientale in crescita. Jason Power, ricercatore dell’Università di Limerick, ha sottolineato che lo smaltimento scorretto dei vape comporta “rischi per la vita, emissioni tossiche, ulteriore spreco di materiali riciclabili e danni alle infrastrutture di riciclo”.

Spagna: il dibattito si sposta sul divieto

Anche la Spagna si sta muovendo verso restrizioni più severe sulle sigarette elettroniche usa e getta, soprattutto per motivi ambientali. Il governo di Pedro Sánchez sta lavorando a una riforma della normativa sul tabacco che prevede, tra le altre misure, il possibile divieto dei dispositivi monouso.

Secondo l’esecutivo spagnolo, questi prodotti generano un forte impatto ambientale perché combinano componenti elettroniche, batterie e sostanze tossiche con possibilità limitate di riciclo. Il tema è ormai entrato nel dibattito politico nazionale come parte delle strategie contro i rifiuti elettronici e il vaping giovanile. La proposta ha però aperto uno scontro istituzionale. La Commissione spagnola dei mercati e della concorrenza ha contestato alcuni aspetti della riforma, sostenendo che il governo dovrebbe valutare alternative meno restrittive rispetto al divieto totale delle e-cig usa e getta. Anche in Spagna emerge quindi la tensione tra tre esigenze diverse: tutela ambientale, salute pubblica e regolazione di un mercato in rapida crescita.

Lituania: responsabilità dei produttori

La Lituania affronta invece il fenomeno attraverso il sistema ordinario di gestione dei rifiuti elettronici. Le e-cigarette, comprese batterie e cartucce, devono essere raccolte tramite i circuiti ufficiali per rifiuti elettronici e accumulatori. Anche qui vale il principio europeo della responsabilità estesa del produttore: le aziende devono finanziare la raccolta e il riciclo dei dispositivi immessi sul mercato. La normativa prevede sanzioni amministrative per chi abbandona questi rifiuti nell’ambiente o li smaltisce in modo improprio. Le multe possono colpire sia privati sia imprese, in base alla gravità del danno ambientale.

Italia: nessun divieto, ma cresce l’allarme sui RAEE

In Italia non esiste al momento un divieto nazionale delle sigarette elettroniche usa e getta, ma il tema dello smaltimento sta attirando crescente attenzione da parte del settore dei rifiuti elettronici e delle associazioni di categoria.

Le e-cig disposable vengono considerate a tutti gli effetti RAEE — rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche — perché contengono batterie, circuiti e componenti elettroniche. La normativa italiana deriva dal decreto legislativo 49/2014, che recepisce la direttiva europea sui RAEE.

In base a queste regole, i rivenditori — comprese tabaccherie e negozi di svapo — hanno l’obbligo di ritirare gratuitamente i dispositivi usati al momento dell’acquisto di uno nuovo (“uno contro uno”). Per ogni sigaretta elettronica rifiutata possono scattare sanzioni amministrative comprese tra 150 e 400 euro.

Negli ultimi anni alcune organizzazioni di categoria hanno avviato sistemi di raccolta dedicati. Dal 2024, per esempio, diverse tabaccherie associate ad Assotabaccai Confesercenti possono aderire a un servizio di raccolta predisposto da Logista Italia per il ritiro delle e-cig esauste e dei relativi componenti.

Ma il problema principale resta il comportamento dei consumatori. Secondo gli operatori del settore, molte sigarette elettroniche usa e getta finiscono ancora nell’indifferenziata o vengono abbandonate negli spazi pubblici, con il rischio di dispersione di plastica e batterie al litio.

Il problema di fondo

Il caso delle sigarette elettroniche mostra una contraddizione crescente nelle politiche ambientali europee: prodotti altamente tecnologici vengono progettati per un utilizzo brevissimo, ma contengono materiali complessi da trattare e recuperare. Ogni dispositivo contiene plastica, circuiti elettronici e batterie al litio, componenti che richiedono filiere specializzate di raccolta e riciclo. Quando finiscono nei rifiuti indifferenziati, aumentano il rischio di incendi e la dispersione di sostanze inquinanti. Proprio per questo diversi governi stanno spostando l’attenzione dal semplice smaltimento alla riduzione a monte del fenomeno.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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