Il piano di Schillaci

Dai vaccini agli screening: la prevenzione come l'energia e la difesa è a caccia della flessibilità Ue

Il ministro della Salute: «Lavoriamo per questo obiettivo, anticipare la malattia è un investimento». Lo scorporo dal deficit vale 1-1,5 miliardi

ORAZIO SCHILLACI MINISTRO SALUTE IMAGOECONOMICA VIA GOVERNO

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Dai vaccini agli screening contro i tumori fino alle campagne per promuovere gli stili di vita migliori: eccoli gli investimenti più preziosi sulla salute degli italiani, quelli sulla prevenzione, che come accade oggi per gli investimenti nella difesa e nella transizione energetica in un futuro, si spera molto vicino, potrebbero sfruttare la flessibilità Ue ed uscire dal calcolo del deficit assicurandosi così una corsia blindata da ogni rischio di tagli. Investimenti che ogni anno solo in Italia cubano circa 1-1,5 miliardi e che nel caso conquistassero questa ambita flessibilità europea verrebbero calcolati al di fuori del Fondo sanitario nazionale su cui oggi impattano, assicurando così anche qualche risorsa in più al Servizio sanitario nazionale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il progetto sta molto al cuore al ministro della Salute Orazio Schillaci che ci lavora da circa un anno e ha ribadito in più occasioni quanto siano strategici perché hanno - come tutti gli investimenti più importanti - il ritorno maggiore: in questo caso non solo in anni di vita guadagnati, patologie evitate o curate in tempo ma anche per le risorse che il Ssn può risparmiare in futuri ricoveri e terapie non più necessari. Per Schillaci un «tassello importante del disegno riformatore» del Servizio sanitario nazionale - ha ripetuto ieri - è proprio quello della prevenzione, «che oggi stiamo mettendo in cima ai nostri obiettivi: è diventata una leva strategica, sostenuta da investimenti significativi che rafforzano la capacità del sistema di anticipare la malattia, intercettare i fattori di rischio e diagnosticare prima che sia troppo tardi. Anche per questo resto convinto che sia necessario scomputare le spese nella prevenzione dal calcolo del deficit ai fini del patto di stabilità». Secondo il ministro, «la prevenzione non dovrebbe essere considerata una semplice voce di spesa, ma un vero e proprio investimento» e per questo dovrebbe essere scorporata dalle altre spese e «inserita in un capitolo specifico anche a livello europeo». «Stiamo lavorando con il ministero dell'Economia - ha sottolineato ancora nei giorni scorsi - per raggiungere questo obiettivo. Sono stato tra i primi a porre questa questione e continuerò a impegnarmi su questo tema per tutto il tempo in cui sarò ministro della Salute». Una battaglia, questa, che è stata fatta propria anche da Assolombarda e in particolare dalla sua vicepresidente Nicoletta Luppi, Presidente anche di Vaccines Europe, che ha portato fino al Parlamento europeo questa priorità e cioè considerare la «prevenzione come un investimento».

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Se l'obiettivo è chiaro il percorso per arrivarci non è facile ed è in salita perché - come spiegano anche dal Mef - l'ultima parola su questo dossier spetta a Bruxelles: ma la rotta per il futuro è tracciata oltre che dal pressing di Schillaci anche dai documenti ufficiali del Governo dove sono stati piantati i primi semi a cominciare dall'ultimo Documento di finanza pubblica che dedica una specifica attenzione alla valutazione del valore della prevenzione sanitaria anche ai fini dell'utilizzo della flessibilità fiscale nel nuovo quadro europeo (il New Economic Governance Framework). I tempi ovviamente non sono stretti e il risultato potrebbe slittare alla prossima Legislatura, ma la posta in gioco è importante e non ha certo colori politici. I numeri del resto parlano chiaro: diversi studi suggeriscono che ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro per l'economia della salute e in particolare per quanto riguarda le immunizzazioni, un rapporto recente ha mostrato che la vaccinazione degli adulti può restituire fino a 19 volte il loro investimento iniziale alla società e all'economia. Tuttavia, oggi, solo una piccola percentuale dei bilanci sanitari nazionali viene spesa per la prevenzione, e ancor meno per l'immunizzazione che pesa in media per non più dello 0.5% delle risorse destinate alla Sanità. Gli ultimi dati disponibili in Italia per il 2024 parlano di circa 750 milioni di euro investiti per le vaccinazioni a cui si aggiungono circa 300 milioni per gli screening, cifra quest'ultima in crescita grazie in particolare agli investimenti della manovra di bilancio dell'anno scorso che ha stanziato circa 500 milioni dal 2026.

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