CITTADINANZATTIVA RISPONDE

“Dal Cup una risonanza a 100km di distanza da casa. Ma è giusto?”

L'associazione per la partecipazione e tutela dei cittadini risponde alle domande sui diritti e l'accesso ai servizi sanitari.

Personale sanitario con il macchinario per la TAC (tomografia computerizzata)  nel reparto di Radiologia dell ospedale Agostino Gemelli.  Roma 25/01/2023.
Credit: Danilo Schiavella/ANSA ANSA

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Ho una prescrizione per una Risonanza Magnetica (RM) alla colonna vertebrale con codice di priorità U (Urgente, da eseguire entro 72 ore). Vivo in un piccolo comune montano e, rivolgendomi al CUP, mi è stata proposta una disponibilità che rispetta i tempi, ma presso una struttura a oltre 100 km di distanza da casa. È corretto che, per veder garantito un mio diritto, io debba affrontare un viaggio così lungo e oneroso, specialmente in condizioni di salute precarie? Cosa succede se rifiuto questa proposta? Luigi S.

Il caso descritto tocca un punto dolente del nostro Servizio Sanitario Nazionale: il conflitto tra la tempestività della prestazione e la prossimità territoriale.

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Secondo il Piano Nazionale Governo Liste di Attesa (PNGLA), le Regioni devono garantire le prestazioni non solo entro tempi certi, ma anche entro un ambito territoriale di garanzia (solitamente il distretto sanitario di residenza o l'intera ASL). Tuttavia, quando si tratta di un codice U (72 ore), la priorità assoluta è la salvaguardia della vita o della funzionalità d'organo del paziente. Per questo motivo, il sistema cerca la prima disponibilità utile in qualunque presidio della rete regionale. È corretto? Formalmente, l'azienda assolve l'obbligo di garanzia trovando un posto entro le 72 ore. Ma per un cittadino che vive in un'area interna, 100 km possono rappresentare una barriera insormontabile.

Cosa succede se il cittadino non accetta? È fondamentale prestare attenzione alle conseguenze del rifiuto:

Perdita della priorità: se la persona rifiuta l'unica data disponibile che rispetta i tempi (anche se lontana), la struttura non è più obbligata a garantirgli la prestazione entro le 72 ore. La richiesta “scala” automaticamente in una fascia di priorità inferiore o finisce in coda.

Impossibilità di rimborso: rifiutando la proposta del CUP, il cittadino perde solitamente il diritto di richiedere l'esecuzione dell'esame in regime di libera professione intramuraria (pagando solo il ticket), poiché l'Amministrazione ha, di fatto, offerto una soluzione nei tempi di legge.

Nonostante il CUP possa proporre sedi distanti, il cittadino non è privo di tutele, specialmente se le condizioni fisiche rendono il viaggio rischioso, il cittadino può:

Segnalare il disagio: invitiamo a far presente immediatamente all'operatore del CUP o all'URP che la distanza è incompatibile con lo stato di salute documentato.

 L'istanza per l'intramoenia: se l'azienda non riesce a garantire l'esame in una sede ragionevolmente vicina entro i tempi previsti, il cittadino può presentare un'istanza formale al Direttore Generale della ASL per chiedere che la prestazione venga erogata in regime privatistico presso la struttura più vicina, al solo costo del ticket.

Il ruolo dei trasporti protetti: per i pazienti non autosufficienti delle aree interne, la ASL dovrebbe garantire o rimborsare il trasporto sanitario se la sede assegnata è eccessivamente distante.

Per approfondire il tema si possono approfondire come link utili il ministero della Salute e quello di Cittadinanzattiva.

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