Assistenza

Dall’Europarlamento strategie e proposte per tutelare i caregiver e ridurre il gender gap

Nella risoluzione approvata con 263 voti a favore i deputati hanno messo sul tavolo una serie di misure per supportare la parità di genere e implementare le tutele per il settore dell’assistenza formale e informale

di Camilla Curcio

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Accorciare il gender gap in tutte le forme di assistenza formale (erogata da professionisti retribuiti o da servizi pubblici) e informale (prestata, invece, da familiari e gratuita). E predisporre sostegni economici sempre più consistenti e strutturali. Sono questi i temi chiave su cui il Parlamento europeo ha invitato gli altri organi europei (e gli Stati membri) a riflettere, attraverso l’adozione di una serie di raccomandazioni volte a promuovere la parità di genere e implementare una strategia di finanziamenti mirati. Ma proviamo a capire di cosa si tratta.

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I temi della risoluzione approvata

In una risoluzione - un documento non vincolante in cui l’assemblea chiarisce la propria linea d’azione o invita gli altri organi europei a intervenire su un tema specifico - approvata con 263 voti a favore, 83 contrari e 154 astensioni, gli eurodeputati hanno ribadito quanto l’accesso all’assistenza sia e debba continuare a essere un diritto essenziale. E quanto, in questo perimetro così ampio (e spesso sottovalutato), sia fondamentale trovare soluzioni convincenti per contrastare le disuguaglianze che, numeri alla mano, continuano a gravare sulle spalle delle donne con un carico di lavoro di cura decisamente sproporzionato e fin troppo invisibilizzato. Secondo i dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, infatti, il 56 per cento delle donne con figli di età inferiore ai 12 anni dedica almeno cinque ore al giorno alla cura dei figli, rispetto al 25 per cento degli uomini.

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Ma non solo: oltre al tema della parità, infatti, le raccomandazioni sottolineano anche - da un lato - la necessità di rincorrere e costruire un modello virtuoso di «società della cura», che dia priorità ai servizi domiciliari e di prossimità, alla solidarietà intergenerazionale e alla vita indipendente. Dall’altro, invece, la necessità di avere a disposizione finanziamenti sostenibili - soprattutto alla luce delle recenti tendenze demografiche, che certificano nero su bianco un invecchiamento sempre più rapido e consistente della popolazione europea - e un approccio focalizzato sulla persona, i suoi bisogni, i suoi diritti.

Obiettivi ambiziosi ma imprescindibili, che hanno bisogno di un quadro normativo chiaro e definito. Motivo per cui il Parlamento Ue ha chiesto l’introduzione di uno «Statuto europeo dei prestatori di assistenza», in modo da riconoscere ufficialmente il lavoro di queste figure, garantire il riconoscimento dei profili informali (quindi coniugi, figli, parenti in generale dell’assistito) nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale e fissare standard minimi univoci e validi su tutto il territorio europeo.

«Ci sono 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali nell’Unione europea. Offrono presenza, pazienza e un contatto umano», ha spiegato Eleonora Meleti (Ppe, Grecia), relatrice per la commissione Occupazione e affari sociali. «La relazione adottata oggi riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato. Per i caregiver professionali chiediamo migliori condizioni di lavoro, una retribuzione equa, sostegno psicologico. Per quelli informali chiediamo protezione, modalità di lavoro flessibili e congedi per l’assistenza. Le responsabilità di cura continuano a ricadere in modo sproporzionato sulle donne, mentre dovrebbe essere una responsabilità condivisa da tutti noi».

Responsabilità più eque

Come anticipato, al primo punto della risoluzione trova spazio l’invito a sollevare le donne da responsabilità di cura eccessivamente gravose. Come sottolineato dai deputati, nell’assistenza la parità di genere deve basarsi su una piena condivisione dei compiti, salari equilibrati, congedi parentali e modalità di lavoro flessibili. E per questo serve spingere sempre di più su campagne di sensibilizzazione che incoraggino gli uomini ad addossarsi una quota pari di oneri, incentivino una partecipazione più attiva delle donne al mondo del lavoro e contribuiscano a combattere stereotipi ormai anacronistici.

«Le donne continuano a sostenere una quota diseguale del lavoro di cura, sia formale sia informale, dedicando 17 ore in più a settimana rispetto agli uomini alle attività di assistenza non retribuite. In questo lavoro invisibile continua ad alimentare sia il divario retributivo sia quello pensionistico», ha aggiunto Rosa Estaràs Ferragut (Ppe, Spagna), relatrice per la commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. «Allo stesso tempo, il lavoro di cura professionale continua a essere sottovalutato e sottofinanziato».

La gestione dei lavoratori extra-Ue

Tra i punti toccati, anche quello dei lavoratori provenienti da Paesi terzi che, accanto ai cittadini europei, si occupano di assistere soggetti fragili e vulnerabili a ogni livello. Sul tema gli eurodeputati hanno spinto su una strategia a doppio circuito: privilegiare il reclutamento interno e, contemporaneamente, adeguare la gestione dei flussi migratori ai bisogni del mercato del lavoro. Dunque, il reclutamento dei lavoratori extra-Ue dovrebbe avvenire tramite canali di migrazione legale, accompagnati da investimenti cospicui nella formazione e nell’integrazione. La strada giusta, insomma, anche per arginare forme di lavoro non dichiarato, sfruttamento e precarietà.

Il piano d’azione europeo

Ma alle suggestioni sono già seguite anche azioni più o meno concrete. I deputati europei hanno accolto con favore l’annuncio della Commissione Ue di presentare, nel 2027, un «Patto europeo per l’assistenza» (European care deal). Non è tutto: hanno sollecitato anche il potenziamento delle misure per ridurre il gender gap tra caregiver formali e informali - facendo leva anche sulla Strategia per la parità di genere presentata sempre dalla Comissione a marzo di quest’anno con una serie di provvedimenti ad hoc per l’emancipazione femminile, interventi sulla legislazione e integrazione della dimensione di genere nelle politiche - e sostenerli sul piano dell’occupazione, della formazione (incluso il perfezionamento delle competenze digitali), della protezione sociale, dell’assistenza all’infanzia e del sostegno psicosociale.

«L’accesso a servizi di assistenza accessibili, economicamente sostenibili e di qualità è un diritto per tutti, comprese le persone che vivono nelle aree rurali e remote. Nessuno dovrebbe arrivare alla vecchiaia senza poter contare su cure adeguate», ha concluso Ferragut. «Per questo accolgo con favore l’annuncio di un Patto europeo per l’assistenza nel 2027: deve diventare la nostra tabella di marcia per costruire un’Europa più equa e più attenta alle persone».

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