Dalla Cina scatta la corsa ai data center subacquei (e più sostenibili)
La domanda crescente di storage e gestione di dati implica una ricerca parallela di soluzioni sostenibili dal punto di vista energetico: si sviluppano soluzioni offshore che uniscono le infrastrutture con l’eolico. Ma anche l’Italia potrebbe avere un ruolo da giocare nella partita
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L’intelligenza artificiale ha fame di energia, e soddisfarla equilibrando in termini di sostenibilità sta diventando una sfida ambientale oltre che tecnologica. Nel 2025 i data center dedicati all’AI hanno consumato quasi 450 TWh a livello globale, un valore paragonabile all’intero fabbisogno elettrico della Germania. Secondo le stime, questa domanda potrebbe raddoppiare entro cinque anni.
Chiedilo al Sole
In questo scenario, la Cina ha compiuto un passo che potrebbe ridefinire il settore: a giugno ha inaugurato il primo data center sottomarino commerciale al mondo alimentato da energia eolica offshore.
Il progetto, sviluppato da HiCloud Technology in collaborazione con il Governo della Lingang Special Area di Shanghai, prevede un investimento complessivo di 1,6 miliardi di yuan, circa 223 milioni di dollari. La struttura utilizza l’acqua marina per il raffreddamento, eliminando completamente torri per l’evaporazione e condizionatori energivori. Il risultato è un Power Usage Effectiveness (Pue) inferiore a 1,15, laddove 1,0 rappresenta l’efficienza teorica perfetta.
Il concept non è del tutto nuovo. Microsoft aveva esplorato questa tecnologia con il Project Natick, immergendo capsule di server al largo della Scozia tra il 2018 e il 2020. I risultati erano stati promettenti: minore incidenza di guasti rispetto ai data center terrestri, grazie all’ambiente sigillato e privo di agenti corrosivi. Ma il progetto si era fermato alla fase sperimentale.
La Cina ha accelerato: in neanche due anni e mezzo, HiCloud è passata da un test pilota a Hainan a un’implementazione commerciale, puntando ora a espandere il modello su larga scala.


