Scenario

Dalla Francia alla Cpi, il Burkina Faso accentua la frattura internazionale

La giunta di Traoré interrompe i rapporti con Parigi e avvia il ritiro dall’Aia insieme a Mali e Niger

Il capitano Ibrahim Traoré, leader della giunta militare del Burkina Faso,  REUTERS/ Mahamadou Hamidou

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NAIROBI - Prima Parigi, poi l’Aia. Nelle ultime due settimane, il governo militare del Burkina Faso ha accentuato la frattura con la comunità internazionale con un doppio strappo su scala europea e globale. Il 26 giugno la giunta ha annunciato la rottura dei rapporti con la Francia, il culmine di un gelo diplomatico avviato con il doppio golpe del 2022 e l’ascesa al potere dell’attuale leader Ibrahim Traoré. A inizio luglio, la Corte internazionale di giustizia ha confermato che lo stesso Burkina Faso ha avviato la fuoriuscita dalla sua giurisdizione insieme agli alleati golpisti di Mali e Niger: il trio già in rotta con la comunità delle economie locali Ecowas e confluito, nel 2024, nell’Alleanza degli Stati del Sahel. In entrambi casi, la cesura è stata motivata dall’insofferenza per i pregiudizi «neocoloniali» che incomberebbero sull’operato della giunta.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La rottura con Parigi

La Francia ha condannato la cesura diplomatica come «infondata e ostile», ma i rapporti bilaterali fra le due capitali sono in caduta libera da anni. Traoré ha espulso a inizio 2023 le truppe francesi nel Paese, allontanando un contingente di 400 militari al termine di un accordo siglato un quinquennio prima: il preludio di un esodo poi registrato nel resto dell’Africa occidentale, dal Senegal dell’ex tandem politico Diomaye Faye e Ousmane Sonko a un governo meno ostile come quello ivoriano di Alassane Ouattara. Nel 2024 è stata la volta dell’estromissione di tre diplomatici, in un Paese comunque scoperto di rappresentanza dal richiamo a parigi dell’ambasciatore Luc Hallade nel gennaio del 2023. Le tensioni si sono riverberate con screzi periodici e l’esclusione della stampa francese, fino alla rescissione dei rapporti annunciata dal ministro delle Comunicazioni Gilbert Ouedraogo. Nel suo intervento, Ouedraogo ha ribadito l’accusa di collaborazione in «attività sovversiva» e sancito l’inesistenza di «condizioni essenziali» di fiducia e rispetto dei principi di «non-interferenza» e sovranità nazionale.

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Se si guarda ai legami con l’Europa, la cesura con Parigi potrebbe spingere la Ue a «sospendere alcune delle iniziative umanitarie e dei finanziamenti ancora attivi nel paese» spiega l’analista geopolitico Luciano Pollichieni, ricordando l’effetto di freno di Paesi come Italia e Germania rispetto a reazioni troppo brusche e il tracollo dei rapporti.

L’impatto più netto si intravede su scala regionale, sul doppio versante dell’Alleanza degli Stati del Sahel e dell’ascesa di attori diversi dagli ex partner europei. L’Alleanza, spiega Pollichieni, rischia di incassare una battuta d’arresto nel processo di distensione avviato con il blocco economico dell’Ecowas, dopo gli spiragli lasciati trasparire da Mali e Niger. Quanto all’espansione di forze esterne, «la rottura con Parigi giocoforza rafforza l’influenza di Mosca -dice Pollichieni - ma non esclude la possibilità per il Burkina Faso di rafforzare partnership con altri attori già presenti come la Turchia o con attori nuovi come Israele».

La cesura con il Tribunale penale internazionale e i rischi sui diritti umani

Le accuse di approccio «neocoloniale» si sono materializzate anche nel conflitto con il Tribunale penale dell’Aja. Il Burkina Faso e gli alleati maliani e nigerini avevano dichiarato la fuoriuscita dal perimetro della corte nel settembre del 2025, nel vivo di un riassetto dei rapporti sancito anche dall’addio al blocco economico Ecowas e l’istituzione dell’Alleanza sahealiana. Ora l’Aja ha confermato l’inizio del processo, esprimendo la sua preoccupazione sulle condizioni già precarie dei diritti umani nei tre Paesi.

Le tre giunte saheliana sono salite al potere con l’obiettivo di sradicare l’insorgenza jihadista che martoria da anni la regione, accusando i governi precedenti di inefficacia e connivenza rispetto ai desiderata dei partner internazionali. Le strategie dispiegate finora hanno messo in evidenza tutti i limiti dell’approccio e delle partnership avviate con attori esterni, a cominciare dai contractors russi dell’ex compagnia militare privata Wagner.

Le giunte hanno già incassato accuse di brutalità simili o più efferate di quelle imputate a milizie islamiste come il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jama’at Nusrat al Islam wal Muslimeen o Jnim) e allo Stato islamico nella provincia dell’Africa occidentale. Il divorzio dall’Aja rappresenta «un segnale allarmante» spiega Ilaria Allegrozzi di Human Rights Watch, la Ong statunitense cha ha documentato le stragi di civili imputate a forze governative e alleati. «Pur non eliminando la competenza della Corte sui crimini commessi prima dell’entrata in vigore del recesso - dice Allegrozzi - lo strappo trasmette il messaggio di una crescente sottrazione ai meccanismi internazionali di accertamento delle responsabilità». Il rischio, dice Allegrozzi, è di un «clima di impunità» sempre maggiore.

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  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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