Aziende

Dalla stampa 3D ai sensori, in Sicilia l’innovazione è a favore della salute dell’uomo

La Regione spinge l’Agroalimentare e le Scienze della Vita con programmi e iniziative a sostegno delle imprese che usano nuove tecnologie. Con impatti sulla crescita economica e il benessere

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Trasformare lo spreco alimentare in polveri dall’alto valore nutrizionale, usare l’AI integrata da sensori avanzati per verificare lo stato di salute di una pianta come di un essere umano, ma anche impiegare una stampante 3D per realizzare placche craniche su misura, necessarie per interventi complessi. Questi sono solo alcuni esempi di come l’innovazione possa migliorare l’esistenza delle persone. E tutti e tre sono già stati realizzati in Sicilia.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Da tempo la Regione Siciliana punta sul futuro attraverso la “Strategia regionale dell’innovazione per la specializzazione intelligente”, che guida per il periodo 2021-2027 i programmi e le iniziative a sostegno di imprese ed enti che vogliono rivoluzionare la realtà e l’economia locale.

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Agroalimentare e Scienze della Vita sono soltanto due dei sette ambiti inclusi nel documento e sono stati messi insieme in base all’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e degli ecosistemi. Entrambi i settori contribuiscono al benessere degli individui e le nuove tecnologie possono potenziare ulteriormente la qualità della vita.

Secondo i dati 2021 dell’Istat, l’Agroalimentare rappresenta il 17,8% delle imprese siciliane dell’industria e dei servizi. Quanto all’area che Istat definisce come “Salute”, rappresenta il 7,9% delle aziende. Se si allarga il perimetro alle attività direttamente e indirettamente collegate lungo le filiere – dalla produzione alla trasformazione, dalla ricerca al commercio ai servizi specialistici – un’elaborazione del Sole 24 Ore sui dati Istat del 2023 porta a stimare un ecosistema di oltre 170mila imprese nell’Agroalimentare e circa 5mila nelle Scienze della Vita.

E non è tutto. Il numero è utile a rappresentare l’ampiezza del sistema potenzialmente interessato dalle politiche di innovazione, ma non racchiude tutte le aziende coinvolte. Chi elabora strumenti AI impiegati per realizzare nuovi farmaci o vaccini, costruisce robot adatti alla chirurgia e la riabilitazione, sviluppa software per i macchinari agricoli 4.0 e sviluppa sensori che identificano lo stress nelle piante spesso appartiene formalmente a un settore diverso, seppure il suo lavoro incida su questi ambiti. I settori potrebbero intrecciarsi con le quasi 1500 imprese già attive in Sicilia nella realizzazione di software, nelle telecomunicazioni e nella ricerca, senza dimenticare gli oltre 15mila studi di architettura e ingegneria.

Il potenziale è rilevante, perché ha un impatto reale sul lavoro e il tessuto socioeconomico. Coldiretti lo scorso agosto ha stimato danni per siccità, incendi, grandinate e ondate di calore superiori ai 3 miliardi di euro a livello nazionale. In un contesto allarmante a causa del cambiamento climatico, una serra in cui un sistema agritech decide autonomamente quando e quanto irrigare, per non parlare dell’analisi su come stanno le piante, può fare la differenza.

Secondo un paper di PwC Italia con StartupItalia, tra il 2019 e il 2024 solo il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni sulle tecniche di produzione e/o la gestione aziendale; al Sud la quota si ferma al 6,2 per cento. Il sistema AgriFoodTech meridionale rappresentato è ancora frammentato, ma Sicilia, Puglia e Campania concentrano il 72% delle startup e Pmi innovative mappate e l’isola è in testa con 22 aziende attive. Quasi metà (il 48%) delle startup censite è stato fondato negli ultimi cinque anni, con un quarto delle nascite tra il 2020 e il 2021. Il cluster più rappresentato è quello della Smart & Precision Agriculture, che raccoglie il 36% delle realtà, ma stanno emergendo anche traiettorie legate a circular economy, biodiversità, adattamento climatico, gestione dell’acqua, qualità e tracciabilità della filiera.

Tra il 2020 e il 2025 in Sicilia sono state censite 64 aziende innovative nel settore Life Sciences, di cui 53 startup, in base all’ultima edizione del report Listup.

L’impatto delle nuove soluzioni non riguarda solo il benessere o la produzione, ma apre anche a opportunità di crescita economica. A dimostrarlo sono le previsioni per un progetto siciliano, l’Ismett 2. Si tratta del nuovo polo per cura e ricerca biomedica di Palermo, il cui impatto positivo sull’economia regionale è stato stimato in 270 milioni di euro l’anno, numero che sale a 386 milioni includendo il centro di ricerca della Fondazione Ri.Med. Dati che non comprendono il valore futuro della ricerca in termini di innovazione, proprietà intellettuale, produzione e commercializzazione.

In sostanza, si tratta di un polo che accelererà la ricerca, favorendo la nascita di realtà che creano valore aggiunto, potenziando i programmi di trapianto e le terapie altamente specializzate per una media di oltre 2.500 pazienti assistiti all’anno e introducendo programmi clinici avanzati.

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Il cambiamento però avviene anche attraverso progetti più piccoli, ma ugualmente rivoluzionari. Come le ragusane Agroenergie, che opera nell’agrovoltaico, e Lualtek, che permette di ridurre le risorse idriche ed elettriche gestendo i campi da remoto senza la necessità di cavi, copertura Internet o lavori di ristrutturazione e installazione. Così come le palermitane Amed Advanced Medical Engineering, che stampa placche craniche su misura utilizzate per correggere deformità complesse, e Restorative Neurotechnologies, che sviluppa terapie digitali certificate come dispositivi medici per favorire il recupero cognitivo in diverse condizioni neurologiche e disturbi del neurosviluppo.

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