Dalle fatture false alle liste d’attesa «truccate», ecco la lista di frodi e abusi in sanità
La mappa dei rischi nel Servizio sanitario nazionale come leva per potenziare la trasparenza, ridurre gli sprechi e promuovere l’equità delle cure in un’area che come certifica l’Anac “cuba” 70,5 miliardi di contratti pubblici
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I punti chiave
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Dalle “influenze indebite sulle attività sanitarie” nell’ambito della governance sanitaria al reporting distorto nella ricerca. Dall’utilizzo improprio di studi post-marketing nella promozione di farmaci e dispositivi all’attestazione impropria di qualifiche professionali. Dalla collusione tra i partecipanti a una gara in ambito di acquisto di beni e servizi alla rietichettatura di prodotti. Dalle fatturazioni false all’abusivismo fino ai favoritismi e al dirottamento dei pazienti verso strutture private.
Sono ben 65 le tipologie di frodi e abusi che fanno capo a nove aree nella prima “tassonomia” di illeciti e anomalie in sanità che la Fondazione Gimbe propone di adottare, per uniformare linguaggio, classifocazioni e criteri di monitoraggio. La proposta è contenuta nel Report dell’Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità”, presentato dal presidente Nino Cartabellotta presso la sede dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, con cui ha in atto un protocollo d’intesa.
Ssn piatto «ghiotto»
Il presupposto è che frodi e abusi in sanità non sono episodi isolati ma “distorsioni sistemiche che attraversano l’intera filiera del Servizio sanitario nazionale”. E se in tutti i Paesi quello sanitario è un settore vulnerabile, l’Italia presenterebbe un terreno particolarmente favorevole, con il suo punteggio di 53 su 100 nel Transparency International Corruptio Perceptions Index 2025, che lo piazza al 19mo posto tra i Paresi Ue e al 52mo a livello globale, in peggioramento rispetto all’anno precedente.
Il piatto sanitario è ricco e “goloso” per eventuali opacità o illeciti: l’Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi, riguarda proprio gli affidamenti in questi ambiti per farmaci, dispositivi medici, apparecchiature sanitarie e servizi non sanitari dalla pulizia alla ristorazione fino alla vigilanza. «Questo dato – commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – seppure non consenta di stimare con precisione l’impatto economico dei fenomeni corruttivi, indica comunque l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta a fenomeni corruttivi. È proprio qui che servono più trasparenza, tracciabilità digitale, controlli tempestivi e accountability».
La tassonomia
La tassonomia Gimbe è articolata in nove aree: policy-making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca clinica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti sanitari, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari. «Di fronte all’estrema variabilità delle pratiche corruttive e alla frammentazione della terminologia - afferma Cartabellotta - una tassonomia condivisa non è un esercizio classificatorio, ma uno strumento operativo: serve a parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati, orientare i controlli, progettare e rendere valutabili le politiche di prevenzione». Per la Fondazione oggi è infatti necessario passare da un modello prevalentemente reattivo a uno preventivo, a partire dalla standardizzazione della terminologia e dall’adozione della tassonomia condivisa di frodi e abusi in sanità.







