Il Report

Dalle fatture false alle liste d’attesa «truccate», ecco la lista di frodi e abusi in sanità

La mappa dei rischi nel Servizio sanitario nazionale come leva per potenziare la trasparenza, ridurre gli sprechi e promuovere l’equità delle cure in un’area che come certifica l’Anac “cuba” 70,5 miliardi di contratti pubblici

di Barbara Gobbi

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Dalle “influenze indebite sulle attività sanitarie” nell’ambito della governance sanitaria al reporting distorto nella ricerca. Dall’utilizzo improprio di studi post-marketing nella promozione di farmaci e dispositivi all’attestazione impropria di qualifiche professionali. Dalla collusione tra i partecipanti a una gara in ambito di acquisto di beni e servizi alla rietichettatura di prodotti. Dalle fatturazioni false all’abusivismo fino ai favoritismi e al dirottamento dei pazienti verso strutture private.

Sono ben 65 le tipologie di frodi e abusi che fanno capo a nove aree nella prima “tassonomia” di illeciti e anomalie in sanità che la Fondazione Gimbe propone di adottare, per uniformare linguaggio, classifocazioni e criteri di monitoraggio. La proposta è contenuta nel Report dell’Osservatorio Gimbe “Frodi e abusi in sanità”, presentato dal presidente Nino Cartabellotta presso la sede dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, con cui ha in atto un protocollo d’intesa.

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Ssn piatto «ghiotto»

Il presupposto è che frodi e abusi in sanità non sono episodi isolati ma “distorsioni sistemiche che attraversano l’intera filiera del Servizio sanitario nazionale”. E se in tutti i Paesi quello sanitario è un settore vulnerabile, l’Italia presenterebbe un terreno particolarmente favorevole, con il suo punteggio di 53 su 100 nel Transparency International Corruptio Perceptions Index 2025, che lo piazza al 19mo posto tra i Paresi Ue e al 52mo a livello globale, in peggioramento rispetto all’anno precedente.

Il piatto sanitario è ricco e “goloso” per eventuali opacità o illeciti: l’Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi, riguarda proprio gli affidamenti in questi ambiti per farmaci, dispositivi medici, apparecchiature sanitarie e servizi non sanitari dalla pulizia alla ristorazione fino alla vigilanza. «Questo dato – commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – seppure non consenta di stimare con precisione l’impatto economico dei fenomeni corruttivi, indica comunque l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta a fenomeni corruttivi. È proprio qui che servono più trasparenza, tracciabilità digitale, controlli tempestivi e accountability».

La tassonomia

 La tassonomia Gimbe è articolata in nove aree: policy-making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca clinica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti sanitari, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari. «Di fronte all’estrema variabilità delle pratiche corruttive e alla frammentazione della terminologia - afferma Cartabellotta - una tassonomia condivisa non è un esercizio classificatorio, ma uno strumento operativo: serve a parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati, orientare i controlli, progettare e rendere valutabili le politiche di prevenzione». Per la Fondazione oggi è infatti necessario passare da un modello prevalentemente reattivo a uno preventivo, a partire dalla standardizzazione della terminologia e dall’adozione della tassonomia condivisa di frodi e abusi in sanità.

 Tra le altre proposte operative l’istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità in grado di integrare i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari, il rafforzamento della capacità predittiva dei controlli tramite indicatori di rischio e strumenti di intelligenza artificiale, una più rigorosa e trasparente gestione dei conflitti di interesse, la protezione e valorizzazione del whistleblowing come strumento di intelligence, il potenziamento di audit interni e accountability delle aziende sanitarie.

Più abusi, più disuguaglianze

Secondo Cartabellotta «frodi e abusi in sanità non sottraggono solo risorse economiche, ma possono compromettere qualità e sicurezza delle cure, peggiorare l’accessibilità ai servizi e alimentare sfiducia nelle istituzioni. E colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione, ampliando le diseguaglianze sociali e territoriali». La letteratura scientifica internazionale documenta, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito, correlazioni tra elevati livelli di corruzione e maggiore mortalità infantile e pediatrica, riduzione dell’aspettativa di vita e peggioramento del benessere percepito, avvisano infine dalla Fondazione. «Quando una prestazione passa davanti non per bisogno clinico, ma per denaro, relazioni o interessi – avverte Cartabellotta – non si crea solo una corsia preferenziale: si sovverte il principio che deve guidare il SSN, cioè curare prima chi ne ha più bisogno».

Cattiva amministrazione «varco»

«Nel settore sanitario, la cattiva amministrazione è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni - avvisa il presidente Anac Giuseppe Busia. Non solo reati, ma anche malagestione: anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa, favoritismi nelle nomine, accreditamenti opachi. Condotte che non sempre integrano un reato, ma che sottraggono risorse e compromettono l’equità del sistema. Spesso alla base ci sono conflitti di interesse non gestiti e trasparenza insufficiente. Per questo Anac - spiega ancora Busia - dedica da anni un’attenzione peculiare alla sanità, analizzandone i rischi specifici e indicando misure di prevenzione mirate. Il Piano nazionale anticorruzione 2015 e l’aggiornamento 2016 hanno già approfondito le principali criticità, e nel 2017 abbiamo adottato Linee guida dedicate ai codici di comportamento del Ssn. Oggi, per ogni area di rischio, proponiamo misure operative che saranno sottoposte a consultazione pubblica: vogliamo soluzioni condivise, applicabili e realmente utili. La prevenzione funziona solo se è partecipata, trasparente e verificabile.

Contratti pubblici più esposti

L’area più esposta a rischi corruttivi e a cattiva gestione - commenta ancora il presidente Anac - «resta quella dei contratti pubblici, dove la coincidenza tra chi propone l’acquisto e chi utilizza farmaci e dispositivi può generare opacità, scelte non concorrenziali e spazi per infiltrazioni criminali, con affidamenti diretti non giustificati, procedure poco trasparenti e deroghe dovute a programmazioni inadeguate. Anac ha quindi definito misure di prevenzione mirate».

Trasparenza digitale virtuosa

«La digitalizzazione e la trasparenza - evidenzia ancora Busia - non sono adempimenti, ma leve di efficienza e garanzie di equità. Rendere nativi digitali contratti, dati e processi significa semplificare il lavoro, ridurre gli oneri, accelerare i controlli e rafforzare la capacità del sistema di prevenire abusi. La trasparenza digitale non rallenta: è un moltiplicatore di qualità, partecipazione e fiducia. Nella sanità, poi, è decisiva per rendere il cittadino realmente consapevole delle modalità di accesso alle prestazioni e per dare piena attuazione ai principi di uguaglianza e universalità del Ssn. Per questo occorre ampliare la pubblicità dei dati - avvisa - anche oltre gli obblighi di legge, quando serve a garantire controllo diffuso e conoscenza effettiva dell’operato pubblico». Il presidente Anac rimarca poi come «negli appalti sanitari la qualificazione e la specializzazione delle stazioni appaltanti» siano «imprescindibili».

Tutelare eccellenza Ssn

Infine, la necessaria puntualizzazione: «E’ fondamentale però evitare che i comportamenti scorretti di pochi offuschino l’opera meritoria - spesso eroica - della stragrande maggioranza del personale sanitario. Il nostro Ssn resta un modello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale e proprio per questo va protetto con determinazione, rafforzando integrità, trasparenza e responsabilita. Difendere la sanità pubblica da corruzione e cattiva gestione significa difendere la vita delle persone», conclude il presidente Anac.

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