Giornata mondiale delle fiere

Dalle fiere spinta decisiva per colmare l’«export-gap» dell’Italia

Presentato il «Libro Bianco» di Aefi con Prometeia: la domanda potenziale globale è superiore alla capacità di soddisfarla da parte delle imprese italiane

di Giovanna Mancini

(Imagoeconomica)

3' di lettura

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Rafforzamento dell’internazionalizzazione delle fiere; semplificazione del quadro normativo e relative misure di sostegno; promozione di un piano di adeguamento delle infrastrutture e predisposizione di un pacchetto di misure per sostenere e aumentare la partecipazione fieristica da parte delle piccole e medie imprese italiane.

Attorno a questi quattro aree prioritarie di intervento si articola il piano di sviluppo per il settore fieristico italiano e per le aziende, che nelle fiere hanno uno dei loro principali motori ci crescita, delineato dal primo «Libro bianco sul sistema fieristico» realizzato da Aefi (l’associazione di riferimento per il comparto) in collaborazione con Prometeia, che ha curato le sezioni di inquadramento competitivo e scenario, presentato nella sede del Mimit a Roma in occasione della decima Giornata mondiale delle fiere, in presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

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Quarta industria a livello mondiale

L’industria fieristica nazionale – si legge nel report – è la quarta a livello mondiale per ricavi e numero di espositori e visitatori (dietro a Cina, Stati Uniti e Germania) e, includendo il settore congressuale, realizza un fatturato annuo di 4 miliardi di euro, con 17mila addetti. Grazie alla capacità di diversificare il proprio business, investendo soprattutto nei servizi a sostegno delle imprese espositrici, e di rafforzare la propria presenza all’estero, le fiere italiane si sono lasciate definitivamente alle spalle le difficoltà del periodo Covid e nel 2024 hanno registrato nella maggior parte dei casi cifre record in termini di ricavi, redditività, numero di espositori e visitatori.

Hanno ritrovato e probabilmente rafforzato, in sostanza, il loro ruolo di acceleratore di business per le imprese, soprattutto quelle medio-piccole, e piattaforma privilegiata per l’export. Secondo il report di Prometeia, infatti, il 30% della produzione e il 63% dell’export nazionale è generato dalle imprese attive in cinque filiere (agroalimentare, tecnologia, moda-bellezza, edilizia-arredo e tempo libero), non a caso le più rappresentate nelle attività del sistema fieristico nazionale.

Dal 2021 al 2024 la crescita media annua complessiva di queste filiere è stata in media del 9% (in parte anche per effetto dell’inflazione), un incremento che ha permesso alle imprese di recuperare il terreno perduto durante la pandemia e, in molti casi, di superare i livelli del 2019.

Le incertezze globali frenano lo sviluppo

Oggi tuttavia, le incertezze di carattere geopolitico e commerciale rendono più complesse le previsioni nel lungo periodo, dicono gli analisti di Prometeia, che stimano un aumento del 2% annuo al 2030. Un rallentamento della crescita che impatterebbe anche sulle fiere, per le quali Prometeia ipotizza un Cagr dell’1%.

«Abbiamo la consapevolezza di un ruolo che per noi dovrà essere sempre più sfidante, così come lo è per il Governo - – ha detto il presidente Aefi, Maurizio Danese, durante l’incontro al Mimit -. L’obiettivo è traguardare la crescita dell’export attraverso l’accelerazione che dovrà imprimere il Piano d’azione presso i mercati extra europei da qui al 2030. Le fiere, così come le imprese impegnate in un’azione di ricalibratura dei propri target commerciali, hanno la necessità e l’obiettivo di allargare il proprio perimetro di azione e vogliono essere un vettore fondamentale del piano, con la crescita di manifestazioni made in Italy organizzate direttamente nei principali Paesi obiettivo».

«Export-gap» da colmare: il ruolo dlele fiere

La sfida non è semplice: negli ultimi dieci anni l’«export-gap» tra domanda potenziale a livello globale ed effettiva capacità di soddisfarla da parte delle imprese italiane è stato del -13%, pari a oltre 37 miliardi di euro di potenziale di fatto perduto, riempito da altri Paesi esportatori.

In assenza di significativi miglioramenti, Prometeia stima una crescita di tale gap fino al 18% nel 2030. «Da qui l’importanza di un piano integrato con tutti gli attori interessati, dalle istituzioni alle fiere», ha detti Danese. Le fiere italiane sono presenti oggi, con propri eventi, in 12 degli oltre 30 mercati «target» contemplati nel piano: il 90% delle manifestazioni italiane all’estero in calendario nel biennio 2024-25 si sono tenute (o si terranno) proprio in tali Paesi, dagli USA al Brasile, dalla Cina agli Emirati Arabi Uniti, dal Messico al Sudafrica, alla Thailandia.

Politica industriale e sistema paese sono i concetti cardine che guidano la strategia dell’internazionalizzazione dell’industria fieristica italiana tracciata nel Libro Bianco, con l’obiettivo di colmare il gap soprattutto nei confronti dei competitor tedeschi e francesi.

Tra le proposte in primo piano quelle dello sviluppo di una partnership tra i player fieristici, il rafforzamento del Fondo di internazionalizzazione e il potenziamento del coordinamento tra il settore e le istituzioni attraverso il coinvolgimento sistemico di Aefi, principale Associazione di rappresentanza.

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