Games

Dallo storyboard alla clip in pochi minuti: come l’Ai riscrive la produzione video

Attraverso i modelli di intelligenza artificiale è oramai possibile produrre interi film senza troupe (o quasi)

di Jader Liberatore

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

 

Durante lo scorso marzo OpenAI ha deciso di chiudere Sora, il modello di intelligenza artificiale in grado di generare video realistici a partire da brevi descrizioni. Ma la notizia sembra essere un paradosso poiché arriva in un momento in cui il settore dei video generati dall’IA sta accelerando in modo evidente con contenuti sempre più credibili e diffusi su larga scala.

Loading...

Quella della società di Altman quindi, è una scelta che non dipende da limiti tecnologici o qualitativi ma da una combinazione di fattori pragmatici legati soprattutto al costo computazionale oltre che alle questioni legate al copyright e uso dei dati. Eppure la realtà racconta una storia diversa ovvero che i video generati dall’IA non solo sono sempre più diffusi ma stanno ridefinendo il modo in cui i contenuti vengono pensati, creati e distribuiti: il vero cambiamento, infatti, non risiede solo nei prodotti finali ma nel processo produttivo.

Sui social network e in particolare su X sta emergendo un nuovo trend ovvero quello dei video AI corredati da descrizioni in cui gli autori spiegano come realizzarli partendo da zero. E non si tratta di tutorial ma di una sorta di “dietro le quinte” che va dalla stesura del soggetto, allo storyboard fino alla generazione del video finale, attraverso semplici prompt. Il workflow è standardizzato: si parte da un’idea ben descritta che, con l’ausilio di un modello come ChatGPT Images 2.0, viene poi tradotta in uno storyboard dettagliato con sequenze, inquadrature e descrizione delle scene; sempre con l’IA viene poi generato l’aspetto dei personaggi e delle ambientazioni, partendo dalla descrizione fornita dall’utente.

Nella fase finale, invece, le immagini prodotte vengono date in pasto a piattaforme di generazione video come Seedance 2.0, capaci di incrociare input testuali e visivi per dar vita a sequenze animate coerenti e di qualità: bastano pochi minuti, o solo qualche ora, per svolgere un lavoro che in passato avrebbe richiesto l’attività di più professionisti e giorni di lavoro. L’utente @OlivioSarikas su X, per esempio, ha pubblicato un video dallo stile che ricorda un classico cartone animato Pixar, che vede protagonisti padre e figlia nella preparazione di una colazione.

Lo stesso autore ha illustrato il processo alla base dello spot pubblicitario di una struttura ricettiva immaginaria sul mare, chiamata LuxLife Retreats, realizzato con attori dall’aspetto realistico ma interamente generati dall’IA.

E poi c’è @MrLarus, che ha voluto dimostrare come l’IA possa essere impiegata nella realizzazione di un videoclip coreografico: un processo che parte dalla generazione delle pose, poi elaborate con Seedance 2.0 per trasformarle in clip animate.

Il content creator @Ciri_ai, sempre su X, ha condiviso i prompt lanciati su ChatGPT Image 2.0 e Kling AI per realizzare il video ultra-realistico di una diretta televisiva in cui appare una ragazza nel paddock della Ferrari durante una gara di Formula 1. https://x.com/Ciri_ai/status/2053757974825619883

Oppure @Strength04_X mostra come ha realizzato lo spot di un siero dall’estetica ispirata al brand Estée Lauder con Nano Banana 2 e Kling 3.0 AI.

Tuttavia è bene riflettere su un punto importante ovvero che tutto questo non è solo teoria. Trailer di film inesistenti o pubblicità iperrealistiche create con l’IA sono realtà e non si limitano a imitare il linguaggio audiovisivo tradizionale ma lo riproducono a una velocità tale da cambiarne le regole. Ma c’è un elemento interessante in tutto questo: la trasparenza del processo. Gli autori non nascondono il lavoro svolto ma lo spiegano rendendolo replicabile: pubblicano i prompt, mostrano errori, raccontano cosa fare per ottenere risultati simili, creando una sorta di apprendimento collettivo, dove le competenze non passano da percorsi formali ma da una condivisione continua. Il rischio però è quello di raggiungere una saturazione di contenuti impeccabili ma sempre più simili tra loro. La questione, quindi, non è se l’IA sostituirà gli operatori dell’audiovisivo ma cosa resterà distintivo quando la produzione diventa istantanea: se tutto può essere generato in pochi istanti, ciò che fa la differenza non è più l’immagine in sé ma l’intenzione e le scelte di chi la guida.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti