Data center, retail e hotel trainano, ma il mercato è più selettivo
Cresciute le operazioni
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Un 2025 oltre le aspettative e un primo trimestre 2026 altrettanto robusto. È il quadro del mercato immobiliare italiano visto attraverso la lente dei volumi di investimento.
Con 12,4 miliardi di euro di investimenti complessivi, il real estate nazionale, nel 2025, ha registrato il dato più alto degli ultimi sei anni (e con 4,3 miliardi di euro, l’ultimo trimestre è stato il migliore degli ultimi quattro anni). Rispetto al 2024, si tratta di un incremento del 23% per il dato annuo e del 25% per il solo quarto trimestre.
Tuttavia, il mercato di Milano tra il 2024 e il 2026 ha vissuto una fase di profonda incertezza dovuta alle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto numerosi progetti di riqualificazione urbana.
«Quello dei cantieri fermi è un tema preoccupante, che riguarda un segmento residenziale medio e medio-alto. Va affrontato senza perdere ulteriore tempo. Nonostante tutto, il mercato immobiliare italiano, e soprattutto milanese – ha spiegato Guido Alberto Inzaghi, fondatore dell’omonimo Studio Inzaghi (SI) –, si conferma un mercato dinamico. In molti settori la domanda è nettamente superiore all’offerta, il costruito richiede spesso operazioni di rivalorizzazione. Per gli investitori esteri, l’Italia è un mercato con prezzi ancora molto competitivi rispetto al Nord Europa, a Francia, Gran Bretagna o Germania. E da noi, in assenza di grandi (per dimensione) progetti di rigenerazione urbana, puntano su segmenti di nicchia, dai tempi più certi e i rendimenti garantiti, come studentati, data center, hotel».
«Il Sud Europa, Italia, Spagna e Portogallo, resta il quadrante che meglio sta performando nell’immobiliare – ha spiegato Olaf Schmit, responsabile desk real estate di Dla Piper –. La Spagna sta diventando cara e molti operatori guardano con più interesse all’Italia. Le asset class in ascesa sono, senza dubbio, i data center (dopo che i mercati Tier 1 hanno raggiunto la saturazione), la logistica (dove l’offerta resta carente sulla domanda) e gli hotel, dove cresce la tendenza di operatori esteri ad acquistare dalle famiglie proprietarie hotel 3 stelle decaduti, per rilanciarli e riposizionarli come boutique hotel. Inoltre – ha concluso Schmidt – l’interesse resta intatto per studentati e soprattutto shopping center, con nuovi investitori (ad esempio dal Sud Africa) che guardano a rendimenti anche al 9,5 per cento».

