Il contrasto al sommerso

De Gennaro (GdF): evasione diffusa tra influencer e digital creator

Il comandante generale delle Fiamme gialle al Festival dell’Economia: nelle strategie un mix di repressione e prevenzione. Sempre più centrale l’attenzione ai fenomeni collegati alle nuove tecnologie

di Giovanni Parente

Economia sommersa, l’altra faccia dell’Italia Nella foto: Andrea De Gennaro

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

L’evasione di influencer e digital creator «continua a essere ampia e diffusa» ma il contrasto va avanti in sinergia con l’agenzia delle Entrate con un piano di attività congiunta che «cerca di individuare la sproporzione tra redditi dichiarati e vari contenuti, le visualizzazioni, il numero di iscritti al canale: spesso c’è una forte sproporzione». È uno degli aspetti citati da Andrea De Gennaro, comandante generale della Guardia di Finanza, durante il suo intervento nel panel «Economia sommersa, l’altra faccia dell’Italia» in occasione del Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Sole 24 Ore e da Trentino Marketing.

L’individuazione del reddito

«Noto che si è creata una difficoltà nella reale individuazione della tipologia di reddito prodotto dai creatori digitali, è reddito di impresa, della professione?» ha sottolineato il comandante generale. Si tratta «di una professione nuova, effettuata anche da tante persone che star del web ancora non sono, magari lo vorrebbero diventare, e anche da categorie che tendevano a nascondersi dall’essere individuabili dall’erario» e anche da «coloro che lavorano in siti tipo Only Fans».

Loading...

Il protocollo con le Entrate

Ci sono stati casi, ha precisato De Gennaro, «di creatori di contenuti digitali che si sono fatti avanti con l’agenzia delle Entrate affermando di non sapere se pagare le imposte e sotto quale categoria. Nella linea di contrasto all’evasione in questo settore, che continua a essere ampia e diffusa, c’è uno dei momenti di maggiore condivisione di attività con l’agenzia delle Entrate» e abbiamo stipulato con l’Agenzia uno specifico protocollo per tracciare le linee operative comuni nel settore dell’economia digitale dei creatori di contenuti digitali». Il piano di attività congiunta, ha concluso, «cerca di individuare la sproporzione tra redditi dichiarati e vari contenuti, le visualizzazioni, il numero di iscritti al canale, spesso c’è una forte sproporzione».

Il fenomeno di medici e chirurghi abusivi

Non c’è solo un problema solo nel digitale. «C’è un altro fenomeno importante che sta crescendo molto in questo periodo che è quello dei medici e dei chirurghi abusivi» ha indicato De Gennaro. «A fronte del forte aumento della domanda evidente negli ultimi anni abbiamo riscontrato numeri crescenti del fenomeno, poi lo vediamo spesso nel trasmissioni tv con i casi eclatanti. Ma a fronte dei casi eclatanti ce ne sono tanti altri che finiscono bene dal punto di vista della salute del paziente ma nascondono un’evasione totale, completa e diffusa. È un fenomeno particolarmente invadente e pericoloso, la nostra attenzione è sempre crescente. Oltre al dato dell’evasione fiscale quasi certo, c’è un altro grande importate riflesso che è quello della concorrenza sleale nei confronti dei professionisti che esercitano con le autorizzazioni dovute e soprattutto c’è un tema di salute dei pazienti», ha aggiunto.

I Pos collegati a conti esteri

Il discorso, però, è molto più ampio e multiforme. «Le forme di evasione totale dal pagamento delle imposte - ha sottolineato il comandante generale della Guardia di Finanza - sono diverse, dal nascondere il reddito ad altre più evolute, come la mancata fatturazione o la fatturazione di operazioni inesistenti o altro. L’obbligo di fatturazione elettronica è uno strumento che ha aiutato molto. Molto pensiamo possa fare la recente norma che collega elettronicamente il Pos con il registratore di cassa, perché spesso l’esercente ha due o tre Pos collegati con conti correnti all’estero in Paesi che non hanno regime di collaborazione fiscale molto spinto. Quindi ci sono uscite non controllate pur avendo un pagamento tracciato. Con la norma sul collegamento c’è un passo in più».

Dall’e-commerce alle piattaforme di prenotazioni

Le tecnologie ci mettono davanti a grandi sfide come le piattaforme digitali, dove ci sono forme di economia sommersa che a volte non ti aspetti. Un nostro reparto di Udine ha individuato un’azienda che commercializza automobili online senza struttura commerciale dove vederle o ritirarle. In questo caso c’era un reddito non dichiarato di oltre 1 milione e mezzo. E gli esempi sono tanti. Fortunatamente anche la normativa si è molto evoluta, anche a livello europeo. Stanno inoltre diventando sempre più frequenti le vendite di privati su portali on line e questo diventa spesso un fatto abituale e quindi commerciale, si sta intervenendo affinché sopra un certa soglia di guadagno si possa considerare attività non occasionale».

Altro fronte sono le prenotazioni degli alloggi online: «Le grandi società che gestiscono i portali dei sevizi alloggiativi devono corrispondere alle amministrazioni fiscali le imposte sulle erogazioni. Due multinazionali hanno versato quasi un miliardo di euro».

I numeri dell’economia non osservata

I numeri del sommerso fanno comunque tremare i polsi. In Italia c’è un’economia non osservata che, secondo le stime più recenti, vale 217,5 miliardi e somma il sommerso (circa 198 miliardi) e le attività illegali. Un dato che vale il 10% del Pil nazionale. «Si tratta di valori stimati perché si tratta di una parte di economia non conosciuta. Può essere 10 punti, 9 o 11 sicuramente il fenomeno è complesso», ha detto De Gennaro nel suo intervento. «Siamo soliti parlare di economia non osservata, ma distinguiamo il sommerso di chi non paga le imposte dovute, e il sommerso di chi non paga perché la ricchezza proviene a attività illegali».

Prevenzione e repressione

Come si contrasta il sommerso? La direttrice è duplice: prevenzione e repressione. «Non solo controlli, ma fare prevenzione può significare, ad esempio, una semplificazione degli adempimenti» con «minor oneri burocratici», ha suggerito il comandante generale. Nella parte di repressione occorre fare «controlli prevalentemente riuscendo a individuare anche e soprattutto delle nuove forme di illegalità. Un ricorso importante è quello alle tecnologie, con una grande condivisione con altri attori istituzionali. Da anni, infatti, c’è una forte condivisione di attività con altri attori istituzionali, in particolare le agenzie fiscali delle entrate», ha aggiunto.

Riciclaggio in Italia tra 25 e 35 miliardi

Altro profilo che vede la Guardia di Finanza in prima linea è il contrasto al riciclaggio. «L’Uif della Banca d’Italia stima che in Italia, nel quinquennio 18-22, il riciclaggio ammonti tra i 25 e i 35 miliardi di euro l’anno, tra l’1,5 ed il 2% del Pil nazionale». Anche in questo caso il fenomeno è molto complesso: «Siamo abituati a pensare al riciclaggio - ha aggiunto De Gennaro - come una reimmissione di somme provenienti dal narcotraffico nell’economia legale. Ma i reati sono più ampi e comprendono evasione, corruzione e frodi. I metodi di riciclaggio sono i più vari e complessi».

L’aiuto dell’intelligenza artificiale nell’analisi di rischio

La Guardia di Finanza è impegnata con altri attori istituzionali anche nel contrasto al lavoro irregolare. Su questo fronte una «base dati cospicua e complessa» e la sua gestione «deve essere il più possibile affidabile a forme di intelligenza artificiale, strumenti che riescono ad elaborare molto rapidamente» e che danno risultati «gestibili sul campo». E, ha spiegato il comandante generale, «nell’analisi del rischio, fondamento della nostra attività, ha un ruolo l’intelligenza artificiale».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti