Immobiliare e Vigilanza

Dea Capital Re, ecco le accuse di Bankitalia agli ex vertici sui rischi di riciclaggio

Il documento dell’Authority rileva carenze su azioni, funzioni e organizzazione. Si attende la nomina del nuovo amministratore delegato

di Laura Cavestri e Vitaliano D'Angerio

Palazzo Koch, sede principale della Banca d’Italia a Roma. ANSA

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Accuse durissime per gli ex vertici della società di gestione Dea Capital Real Estate. Un atto che non lascia dubbi sulle carenze della normativa antiriciclaggio.

A metterlo nero su bianco è il documento elaborato dai cinque ispettori di Bankitalia che, dal 22 settembre al 12 dicembre 2025, hanno passato al setaccio verbali, regolamentazione interna e report gestionali di una fra le più grandi Sgr immobiliari italiane, che a fine giugno dello scorso anno gestiva 51 fondi, per un valore di asset under management di 11,7 miliardi.

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Le accuse agli ex vertici

Nel verbale dell’ispezione, di cui Il Sole 24Ore è venuto in possesso, a proposito del rischio antiriciclaggio gli ispettori scrivono che «il Consiglio d’amministrazione non ha mostrato adeguata attenzione verso il rischio in esame». Eppure, dal registro delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos) «sono emerse segnalazioni riferite all’operatività di 5 degli 8 nuovi fondi avviati dal 2022 (pari al 70% degli asset gestiti dai fondi istituiti nello stesso periodo) e a n. 12 disinvestimenti di cespiti (per valore di 600 milioni di euro circa, pari al 23% circa del totale) relativi in prevalenza a fondi di pregressa istituzione».

Nel registro Sos i rilievi dunque c’erano. «Il presidente del Cda e quello del Collegio sindacale – scrivono gli ispettori – non hanno mai svolto un esame del registro segnalazioni al fine di cogliere la rilevanza dei fenomeni ivi riportati».

Bollato come «inadeguato» il contributo dell’«amministratore delegato alla definizione di un quadro di regole interne idoneo ad assicurare un’adeguata partecipazione al processo delle varie Unità coinvolte».

Le critiche degli ispettori colpiscono tutti: i contributi del comitato rischi e controlli e quelli del collegio sindacale sono considerati «insufficienti»; nel primo caso perché «nell’affrontare le singole operazioni prima dei dibattiti consiliari ha sempre trascurato il rischio in esame»; in relazione al collegio sindacale, la critica riguarda il fatto che «non ha svolto autonomi approfondimenti». Infine «l’attività delle funzioni antiriciclaggio e internal auditing non è risultata incisiva né sufficientemente estesa».

Un passo indietro

A questo punto c’è da fare un passo indietro. I risultati dell’ispezione (vedi anche Il Sole 24 Ore del 21 maggio scorso) hanno già prodotto l’azzeramento dei vecchi vertici con l’uscita in particolare dell’amministratore delegato Emanuele Caniggia che ricopriva quella posizione dal 2014. Via anche i componenti del Cda e del collegio sindacale. La posizione di amministratore delegato è ancora vacante. Nominato invece venerdì scorso, assieme ai nuovi componenti degli organi di governance, anche il nuovo presidente, nella figura di Giancarlo Scotti, ex amministratore delegato di Cdp Real Asset e solido curriculum nell’ambiente dell’immobiliare italiano.

Nuovi fondi e commissioni

Sotto la lente degli ispettori sono finiti soprattutto i nuovi fondi istituiti dal 2022. Con una particolare attenzione sulle commissioni di performance.

«L’operatività connessa ad alcuni dei fondi di nuova istituzione – scrivono nel report – diverrebbe un driver rilevante delle rimunerazioni variabili dell’a.d. e di una serie di dipendenti coinvolti nel processo Aml (Anti-money laundering, Ndr) al raggiungimento degli obiettivi; ci si riferisce soprattutto ai benefici connessi alle cosiddette performance fee, previste dai regolamenti di gestione dei fondi, per le quali il Cda il 14 luglio 2022 ha approvato un piano che prevede, per una serie di fondi, la retrocessione di una parte di esse ai soggetti in questione».

In pratica, al Cda gli ispettori contestano in particolare di aver «frequentemente approvato l’avvio dell’operatività di nuovi fondi anche quando le analisi di adeguata verifica sui relativi sottoscrittori non si erano ancora concluse (n. 4 dei n. 7 fondi esaminati in sede ispettiva) e comunque sempre senza conoscere il profilo di rischio assegnato agli stessi, limitandosi a delegare genericamente all’a.d. e ai suoi collaboratori la gestione del successivo iter di perfezionamento delle delibere». E hanno aggiunto che sempre il Cda «non ha esaminato con il necessario spirito critico i report delle verifiche condotte dalla Funzione antiriciclaggio e la relazione annuale».

Clienti esteri e non istituzionali

Da segnalare, infine, il passaggio del report Bankitalia sui clienti esteri: «Nel tempo la tipologia di clientela della Sgr ha mostrato cambiamenti non irrilevanti, anche per gli effetti sugli adempimenti Aml, considerata la maggiore rischiosità intrinseca della nuova tipologia di controparti». E viene aggiunto: «In particolare negli ultimi anni è notevolmente aumentata l’incidenza di clienti esteri (83% per i fondi avviati dal 2022 rispetto al 33% rilevabile per i fondi costituiti in anni precedenti); in crescita anche la quota dei soggetti diversi dai cosiddetti “istituzionali” (assicurazioni, banche, fondazioni con matrice bancaria, enti di previdenza pubblici e privati: 83% vs 70 per cento)».

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