Finanza immobiliare

DeA Capital Re, faro Bankitalia sulle operazioni con il ceco Vítek

I tre fondi attenzionati sono Third Eye, Vision e Generation Fund. Fanno capo a CPI Property e gestiscono asset per circa 700 milioni di euro. Domani l’assemblea per il rinnovo del vertice, tra i nomi papabili Giancarlo Scotti

di Laura Cavestri e Vitaliano D'Angerio

DEA CAPITAL Imagoeconomica

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Un’eccessiva esposizione al rischio di riciclaggio e la necessità di intervenire con urgenza sia sotto il profilo della governance che delle procedure. Ma dietro c’è di più.

Come spiegano diverse fonti contattate da Il Sole 24 Ore, dietro l’esito dell’ispezione di Bankitalia – durata diversi mesi nel corso del 2025 – negli uffici di DeA Capital Re Sgr ci sarebbe la volontà di accendere i fari su almeno tre fondi: si tratterebbe dei fondi chiusi e riservati Third Eye, Vision e Generation Fund, utilizzati per finanziare progetti immobiliari a Roma e tutti riconducibili a CPI Property Group, di proprietà del miliardario ceco Radovan Vítek. Fondi che gestirebbero asset per un valore complessivo di circa 700 milioni di euro e che sarebbero collegati a siti e lotti originariamente di proprietà del gruppo immobiliare Parnasi, uno dei principali developers della Capitale, poi crollato nel 2018 per lo scandalo legato al fallito progetto di sviluppo dello stadio della Roma a Tor di Valle.

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Sempre secondo le fonti, quello su cui le Autorità di regolamentazione vogliono far luce è se siano stati attivati tutti i controlli adeguati e i meccanismi di supervisione e di contrasto al rischio riciclaggio sui grandi flussi di capitale legati agli sviluppi immobiliari e ai fondi controllati dalla Sgr. Gli accertamenti ispettivi, conclusi a dicembre 2025, si sono svolti a seguito di un audit straordinario che la stessa autorità di vigilanza aveva richiesto su uno dei tre fondi. Gli esiti, lo scorso aprile, avvertivano di un’eccessiva esposizione al rischio di riciclaggio e della necessità di intervenire con urgenza, secondo le indicazioni del provvedimento ricevuto. Ovvero: un piano di rimedio, un nuovo piano industriale (che tenga conto di un aumento dei costi ai fini delle contromisure anti-riciclaggio), ma soprattutto un azzeramento di vertici e cariche sociali.

Banca d’Italia ha chiesto un ricambio della maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, compresi il presidente e l’amministratore delegato, la loro sostituzione con esponenti che non abbiano precedentemente ricoperto incarichi, né ruoli operativi presso la Sgr e la presenza di almeno un consigliere con solide competenze in ambito di antiriciclaggio. Domani è attesa l’assemblea dei soci che dovrà nominare il nuovo cda, il collegio sindacale e il presidente. All’inizio della prossima settimana dovrebbe essere noto anche il nome del nuovo amministratore delegato. Nei giorni scorsi erano emersi i nomi di Giancarlo Scotti, ex amministratore delegato di Cdp Real Asset Sgr, e del manager Dario Frigerio, ma quest’ultima candidatura sarebbe in fase calante.

Va detto che né il magnate immobiliare ceco né le sue società risultano attualmente indagate in Italia.

Tuttavia, nel 2024, il tribunale amministrativo del Lussemburgo aveva rigettato il ricorso del tycoon e confermato la decisione del 2017 dell’Autorità di vigilanza sul mercato finanziario del Paese (Cssf) che dichiarava illegale l’acquisizione di una società immobiliare, Orco Property Group, da parte del miliardario e del suo fondatore, Jean-François Ott. Secondo la sentenza, Vítek avrebbe, coordinandosi con Ott, manipolato il prezzo delle azioni per acquisire la società a un prezzo inferiore, all’insaputa di altri soci.

Vítek è entrato sul mercato romano con una serie di acquisizioni decise. Ha subito rilevato il credito vantato dal gruppo UniCredit nei confronti dei Parnasi, per oltre 500 milioni di euro (la più esposta era Capital Dev, con un debito di 300 milioni, poi Parsitalia con 200 milioni e Eurnova con circa 30 milioni). Un mese fa CPI Property Group ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria di 3 euro per azione sul restante 20%, non ancora in suo possesso, di Next Re Siiq (quotata nel 1999 da Aedes e Sorgente, 63,2 milioni di capitale sociale). Si va verso il delisting.
Contattata sull’esito dell’ispezione di Bankitalia, CPI Property Group non ha risposto. DeA Capital Re Sgr, invece, non ha commentato nel merito, ma ha confermato di voler compiere «ogni atto necessario ad adempiere senza indugio a quanto richiesto dall’Autorità».

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