Decaro già in maglia rosa al debutto da presidente
Al NordEst il resto del podio: secondo Stefani (Veneto), terzo Fedriga (Friuli -V.G.)
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Ha cambiato ruolo, Antonio Decaro. Ma non ha cambiato la propria posizione nel Governance Poll.
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Nella sua nuova veste di presidente della Regione Puglia, Decaro apre infatti la classifica dei Governatori, tornando al primato che aveva già raggiunto in sei edizioni nel corso dei suoi 10 anni da sindaco. I numeri del censimento annuale realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore confermano insomma quella caratteristica di Decaro come macchina da consenso, decisiva nelle complicate settimane che nell’autunno scorso avevano portato alla sua candidatura dopo un travagliato confronto con Michele Emiliano, suo predecessore sia alla guida della Regione sia al Comune di Bari.
Il trasloco in Puglia sposta dopo molti anni la medaglia d’oro nella graduatoria dei presidenti di Regione dal NordEst, che comunque rimane protagonista. Con il 65% di cittadini che si dicono disposti a rivotarlo se le elezioni fossero oggi, il veneto Alberto Stefani arriva al secondo posto, a un solo punto dal primatista, e offre una conferma non scontata di quell’adesione dai tratti plebiscitari che ha a lungo contraddistinto il rapporto fra i veneti e il suo predecessore Luca Zaia, sempre oscillante fra primo e secondo posto nel Governance Poll nei tanti anni dei suoi mandati a Venezia. L’altra conferma arriva da Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, anche lui ospite abituale del podio.
Il duo nordestino non esaurisce però il quadro delle ottime prestazioni dei presidenti leghisti del Nord, che si completa con il dato di Attilio Fontana in Lombardia. Con il 57% di consensi, Fontana si piazza al sesto posto e soprattutto registra un aumento di cinque punti rispetto all’edizione 2025, aggiudicandosi la più forte accelerazione annuale fra i Governatori.
Non è facile indicare un legame di causa-effetto fra i numeri macinati dagli esponenti nordisti del Carroccio e il loro ritrovato protagonismo nel dibattito interno alla Lega, percorso dall’ipotesi di creazione di una replica in salsa padana del modello bavarese della Csu che al momento pare congelato dopo la secca opposizione di molti fra gli esponenti del partito più vicini al vicepremier Matteo Salvini.








