Def, per Confindustria serve risposta più robusta. Franco: anche con Pil piatto crescita al 2,3%
I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono uno scostamento di bilancio, per gli industriali «non serve, taglio cuneo fiscale unica strada per soldi in tasca a lavoratori»
7' di lettura
I punti chiave
- Franco: anche con Pil piatto crescita sarebbe 2,3%
- Confindustria, non coglie difficoltà straordinaria
- Bonomi: serve una risposta più robusta e duratura
- Cgil, misure non coerenti con la situazione del Paese
- Cgil, intervenire su extraprofitti e patrimoni da un milione
- Cisl, inaccettabile rinunciare a recupero inflazione
- Uil: visione parziale, non coglie pandemia e guerra
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«Serve una risposta più robusta, di sistema e soprattutto duratura», avverte Confindustria, in audizione sul Def con il presidente Carlo Bonomi, in un passaggio in cui si è soffermato in particolare sull’impatto delle sanzoni per il conflitto in Ucraina e le misure di sostegno alle imprese. Ed il leader degli industriali sottolinea: «Un’eventuale soluzione ravvicinata del conflitto avrebbe l’effetto di attenuare gli impatti ma non di azzerarli. Ed è per questo che continuiamo a ritenere insufficiente l’approccio di brevissimo periodo sinora seguito dal Governo». La giornata delle audizioni si erano aperte con i sindacati Cgil, Cisl e Uil.
Franco: anche con Pil piatto crescita sarebbe 2,3%
«Se per ipotesi la nostra economia restasse piatta, cresceremmo del 2,3%», segnala il ministro dell’Economia Daniele Franco in audizione a tarda serata, riferendosi alla crescita acquisita per il 2022. Franco ha spiegato che la previsione di crescita del Def - 2,9% - tiene conto di una flessione del Pil nel primo trimestre dovuta soprattutto alla produzione industriale, e di una «graduale ripresa nei prossimi trimestri, scenario in cui la crisi attuale verrebbe gradualmente superata». Secondo il ministro «la nostra politica di bilancio cerca di essere il più espansiva possibile», e «se guardiamo alle misure per gestire i costi dell’aumento di energia», l’Italia in rapporto al Pil ha stanziato «più di quanto stanziato da Francia e Germania, sebbene la Germania abbia varato nuove misure, quindi è un confronto in divenire». E «ove questa situazione» di crisi dovuta a diversi fattori «dovesse perdurare, è probabile che si prendano decisioni per accrescere il sostegno per le nostre economie» a livello europeo. Ma «non dobbiamo perdere di vista che il problema dell’economia italiana è la carenza di crescita da un quarto di secolo» e quindi è «importante che la gestione di questa crisi, che deve essere il più incisiva possibile, non porti a soluzioni che poi ci facciano crescere meno negli anni dopo».
Franco, lavoriamo a tetto prezzo gas, ideale farlo con Ue
Un’ipotesi per affrontare l’inflazione «molto preoccupante» è «fissare un tetto, o prezzo definito, al gas in particolare. È una delle riflessioni in corso, il ministro Cingolani ci sta lavorando e l’Italia si sta impegnando a livello Ue» perché «l’ideale è una soluzione europea»: ha detto il ministro dell’Economia. Franco ha spiegato che un intervento in tal senso si sta già facendo in Italia sull’estrazione di gas nazionale: «Si è definito che il nuovo gas estratto sia venduto a un prezzo che tenga conto dei costi di produzione. Questo è un passo ma bisogna proseguire su questa strada».
Sindacati per scostamento di bilancio, Confindustria no
Dalle audizioni sono emerse due visioni opposte tra industriali e sindacati su un’ipotesi di reperire più risorse ricorrendo ad uno scostamento di bilancio. Per Confindustria «può essere un problema». «Bisogna prima vedere quelle che sono le risorse che già oggi abbiamo a disposizione: in una fase come questa pensare di fare nuovo debito, con i tassi in crescita, potrebbe essere un problema» ha argomentato Bonomi. Dalle stime stesse del Def su entrate tributarie e contributi sociali «lo Stato già oggi dice che nel 2022 incasserà nel 2022 38 miliardi in più», e si possono “liberare” ulteriori risorse rivedendo la spesa pubblica. Anche su una delle principali priorità del pressing degli industriali, quella per un taglio del cuneo contributivo-fiscale “di una certa importanza”, con un costo tra 16 e 18 miliardi, «credo - dice il presidente Carlo Bonomi - che ci sia tutta la possibilità di farlo senza scostamenti di bilancio». La Cgil, invece, ritiene che le risorse in campo «non siano assolutamente sufficienti per rispondere all’emergenza sociale» ed evidenzia: «Questa è la ragione per cui chiediamo che si preveda un nuovo scostamento di bilancio».
Bonomi: taglio cuneo fiscale per soldi in tasca a lavoratori
«Ribadisco che lo strumento per mettere soldi in tasca agli italiani sia il taglio fiscale del cuneo contributivo. L’idea di detassare i rinnovi contrattuali può essere una strada, ma non è una strada che ci risolve in maniera importante, non mette nelle tasche dei lavoratori soldi importanti, come invece potremmo fare con un taglio serio del cuneo contributivo» ha detto Bomoni rispondendo a domande su politica dei redditi e rinnovi contrattuali al termine dell’audizione a Montecitorio sul Def. «Le risorse - ha fatto rilevare - se si vuole ci sono, è solo volontà politica di farlo. Avevamo stimato che, per avere un intervento di una certa importanza, si parlava di qualcosa tra i 16 e i 18 miliardi e credo che ci sia tutta la possibilità di farlo senza fare scostamenti di bilancio».






