Def, la maggioranza alza la posta: scostamento, cartelle, meno tasse e proroga Superbonus
Con la prima bozza di risoluzione i partiti chiedono più risorse rispetto ai 6 miliardi messi a disposizione dal governo per il nuovo decreto aiuti
di Marco Rogari
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La maggioranza continua a incalzare il governo e prova ad alzare al massimo la posta sulle misure da adottare per attutire il più possibile su famiglie e imprese le ricadute del caro energia, del conflitto ucraino e del perdurare della pandemia.
E nella prima bozza di risoluzione sul Def preparata alla Camera, destinata però ad essere alleggerita e ritoccata prima del voto nelle Aule di Montecitorio e Palazzo Madama in programma mercoledì 20 aprile anche per giungere una non facile mediazione, le forze politiche tornano a invitare Palazzo Chigi a valutare uno scostamento di bilancio.
Ma nel lungo elenco di richieste (provvisorie) ci sono anche ulteriori rateizzazioni per le cartelle esattoriali, nuove interventi per contenere il prelievo fiscale, con la sollecitazione all’esecutivo di tenere conto delle conclusioni cui sono giunte la commissioni Finanze di Camera e Senato nella loro indagine conoscitiva sulla riforma fiscale, l’estensione del superbonus e la prosecuzione dell’azione contro il caro-bollette.
E tra gli altri “compiti” da assegnare all'esecutivo ci sarebbero il completamento del Pnrr, l’irrobustimento della dote destinata a scuola e cultura, il potenziamento della riforma degli ammortizzatori sociali e lo sviluppo di quelle collegate a sanità e Welfare.
La maggioranza: troppo pochi i 6 miliardi per i nuovi aiuti
Come è noto, con l’ultimo Def Mario Draghi e il ministro dell'Economia, Daniele Franco, hanno costruito un quadro programmatico di finanza pubblica abbastanza prudente indicando per le misure da far scattare con il nuovo decreto aiuti in arrivo prima della fine di aprile uno spazio non superiore ai 6 miliardi. Ma il messaggio della maggioranza a Palazzo Chigi, contenuto tra le righe della prima provvisoria versione della risoluzione al Def, appare chiaro: queste risorse sono troppo poche. E, in attesa che si raggiunga in sede europea a un accordo per utilizzare in maniera diretta o indiretta nuovi fondi comunitari, occorre alzare subito l’asticella.







