Denatalità, l’Italia nel report 2026 dell’intelligence Usa: «Dovrà affrontare gravi sfide fiscali»
Il documento dell’intelligence Usa (Annual Threat Assessment 2026), pubblicato ogni anno dall’Office of the Director of National Intelligence, che delinea una panoramica completa sulle nuove minacce mondiali alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
di Andrea Carli
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La sfida demografica che chiama in causa l’Italia (ma non solo), e in particolare l’impatto che la denatalità e il progressivo invecchiamento della popolazione avrà sul sistema pensionistico, entra in un passaggio dell’Annual Threat Assessment 2026. Si tratta del documento dell’intelligence Usa, pubblicato ogni anno dall’Office of the Director of National Intelligence, che delinea una panoramica completa sulle nuove minacce mondiali alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Tra queste, quelle informatiche e tecnologiche, ma anche terrorismo, armi di distruzione di massa, criminalità, questioni ambientali e relative alle risorse naturali, nonché questioni economiche. La legge prevede che il rapporto venga trasmesso alle commissioni di intelligence del Congresso, nonché alle commissioni per i servizi armati della Camera dei Rappresentanti e del Senato
«L’Italia dovrà affrontare gravi sfide fiscali»
«Le tendenze demografiche - si legge a pagina 25, nel paragrafo dedicato all’Europa - indicano che gli Stati membri dell’Ue, tra cui l’Italia, la Germania e molti paesi dell’Europa orientale, dovranno affrontare gravi sfide fiscali, poiché le ondate di pensionamenti metteranno a dura prova i sistemi pensionistici pubblici, con un numero sempre più esiguo di giovani lavoratori disponibili a sostituirli.
Gran parte dell’Europa ha fatto affidamento sull’immigrazione di manodopera poco qualificata per ovviare alla carenza di manodopera, in particolare poiché l’età media del continente supera i 47 anni. Tuttavia, vari fattori, tra cui una mancanza di effettiva integrazione, hanno limitato la capacità di assorbire i nuovi arrivati, e sistemi di valori diversi hanno alimentato le tensioni sociali».
La spinta dei migranti sull’Europa
Il documento si sofferma poi sulla spinta dei flussi migratori ai confini dell’Europa. «Nel 2024 l’Europa ospitava circa 90 milioni di migranti internazionali, concentrati principalmente nell’Europa occidentale - si legge ancora nel documento -. Tra i notevoli aumenti registrati dal 2020 figurano oltre 6 milioni di ucraini registrati per la protezione temporanea, nonché ondate di richiedenti asilo e rifugiati, migranti economici e familiari provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’Africa, dall’America Latina e dai Caraibi».








