L’insider

Destinazione Manhattan: l’Upper East Side fra shopping, arte e soste gourmand

Abita di fronte a Central Park. Izak Senbahar, l’uomo d’affari dietro l’epicentro The Mark, racconta il quartiere più vibrante di New York, che ospita eventi internazionali e tantissime gallerie.

di Mariangela R. Giunti

Una veduta dell’Upper East Side, Manhattan a New York.

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L’Upper East Side è attualmente una delle zone più interessanti e vivaci di Manhattan, in particolare tra la 72esima e la 86esima strada. Non solo per viverci – tante giovani famiglie si sono trasferite da Downtown per l’alta qualità delle scuole – ma anche per trascorrervi una vacanza in una New York meno turistica e più residenziale, ma animata e vibrante.

La radio portatile R-72 Toot-a-Loop (1971) disegnata da Daisuke Kajiwara per PANASONIC, esposta alla mostra “Artof Noise” al Cooper Hewitt (fino al 16/8). (COURTESY Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum; Gift of Jacqueline Loewe Fowler. Photo Ellen McDermott)

Io l’ho scelta da anni, sia per la mia abitazione sia per l’hotel, The Mark. Tra i tanti motivi per amarla c’è la vicinanza con Central Park, uno scenario da film che muta costantemente e non annoia mai: dal Bridle Path, già dipinto da Edward Hopper nel 1939, dove si passeggia o si va a cavallo, fino al bacino artificiale Reservoir, il lago dove molti newyorkesi fanno jogging o vanno in bicicletta, ed è piacevole anche solo osservare i giochi cromatici della luce sull’acqua.

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Izak Senbahar all’hotel The Mark di New York, di sua proprietà.

Abito lì davanti, in una townhouse del 1930, progettata dallo studio SheltonMindel, con ambienti in stile europeo ideati dall’interior designer Christian Liaigre. Anche l’hotel The Mark è un edificio neoclassico del 1927, con un tocco aristocratico e interni più contemporanei disegnati da Jacques Grange, come il pavimento in marmo a righe in bianco e nero, quasi ipnotico e diventato subito un simbolo. Vado spesso in hotel nel fine settimana, anche solo per un caffè. Durante il Met Gala, The Mark è stato un epicentro: dopo la cerimonia tutti sono passati nella lobby per un after party a base di hot dog e patatine fritte sino anche all’una di notte.

Il nuovo head quarter di Sotheby’s nell’edificio brutalista, disegnato da Marcel Breuer nell’Upper East Side. (Photography by Stefan Ruiz, Courtesy of Sotheby’s)

I miei pranzi nell’Upper East Side sono da Three Guys per un burger, un’insalata o una specialità greca, oppure da Sant Ambroeus Madison, un classico della tradizione italiana a Manhattan, come lo è anche Elio’s: adoro la sua pasta, come le tagliatelle paglia e fieno e i ravioli, tra i suoi piatti signature. A volte, per un veloce lunch americano, mi fermo da E.A.T., sulla Madison.

“Rich Mom” (2018), di Carol Bove: la scultura in acciaio è esposta nella prima retrospettiva dedicata all’artista svizzera al Guggenheim New York (no al 2/8). (© Carol Bove Studio LLC. Photo: Maris Hutchinson/EPW Studio)

Il pomeriggio del sabato invece è dedicato spesso allo shopping. Amo molto Nili Lotan, designer indipendente che crea capi di abbigliamento easy to wear, funzionali ma eleganti, e a volte vado da Bergdorf Goodman, tra la 66esima e la Madison, che resta un importante centro commerciale per i prodotti di lusso. Mi piace anche Zitomer, più piccolo e meno noto, dove si trova un po’ di tutto, dagli accessori ai profumi, dagli oggetti per la casa ai prodotti di bellezza e cura anche per l’uomo. Per quanto riguarda i brand più noti, acquisto spesso da Prada, Loro Piana e Tom Ford.

“Piano rims in the rim conditioning room” (2011), alla mostra “Made in America: The Industrial Photography of Christopher Payne” al Cooper Hewitt fino al 27/9. (COURTESY Christopher Payne)

Si fa sera, e ci si aspetterebbe il momento dell’aperitivo, ma da noi non esiste questo rito; solitamente, sorseggiamo un cocktail al ristorante in attesa del tavolo. Quasi sempre ceno in hotel, da Caviar Kaspia, che Jacques Grange ha progettato mantenendone lo stile intimo e i tipici tavoli con tovaglie azzurre del locale originale in Francia, aperto nel 1927: scelgo la Twice Baked Potato, patata al forno servita con una selezione di caviale. Frequento spesso anche Kappo Masa, adiacente alla Gagosian Gallery, una collaborazione tra lo chef Masayoshi Masa Takayama e il mercante d’arte Larry Gagosian, dove si può scegliere tra un menu classico e uno in versione omakase. Oppure da Harry Cipriani, che evoca l’Harry’s Bar di Venezia. Non cucino, ma spesso invito amici dopocena, per serate a base di sigari, Brunello di Montalcino e musica. A mezzanotte, c’è l’immancabile spuntino di pizza e crackers al formaggio.

L’ala Rockefeller del Met Museum. (Courtesy of The Met)

La domenica mattina, invece, è dedicata quasi sempre all’arte: qui nell’Upper East c’è il Museum Mile, un tratto della Fifth Avenue tra la 82nd e la 105th Street dove si trovano i migliori musei. Come il Metropolitan, che lo scorso anno ha aperto la nuova Rockefeller Wing, una delle sezioni di antropologia più importanti del mondo, la Frick Collection, rinnovata sempre nel 2025 con nuovi spazi espositivi al secondo piano, il Cooper Hewitt, l’unico museo negli Stati Uniti dedicato solo al design, con oltre 215mila oggetti per tre millenni di storia, e il Solomon R. Guggenheim, progettato da Frank Lloyd Wright e patrimonio Unesco. Mi piace anche il nuovo spazio di Sotheby’s nell’ex sede del Whitney, all’interno del Breuer Building, edificio brutalista ridisegnato dallo studio Herzog & de Meuron, con esposizioni aperte a tutti prima delle aste di punta di arte moderna e contemporanea. Ci sono anche molte gallerie in zona, tra cui la Gagosian, White Cube e Acquavella, che rappresenta artisti come Miquel Barceló e Tom Sachs. La domenica sera è per il riposo e la famiglia. Ceno con mia moglie, sorseggio un Grand Cru e ascolto Billie Eilish. Vivo il momento.

 

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