Innovazione e capitale umano

Di Stefano: «Imprese e formazione, un’alleanza forte e duratura»

Per il vice presidente di Confindustria l’asse tra pubblico e privato è la sfida cruciale per il Paese.

Riccardo Di Stefano  Imagoeconomica

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«La strada obbligata per il Paese è l’alleanza tra imprese e mondo della formazione. Un’alleanza che già è forte e duratura, ora deve decollare». È il messaggio che lancia Riccardo Di Stefano, vice presidente di Confindustria per l’Education e l’Open Innovation alla vigilia del secondo incontro tra Confindustria e Crui, la Conferenza dei rettori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Vice presidente, prosegue il dialogo università e imprese?

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Un dialogo Crui-Confindustria costante in realtà, che negli ultimi mesi ha avuto un ulteriore stimolo per preparare questo secondo incontro congiunto, con l’avvio di gruppi di lavoro su temi strategici per il Paese. Oggi per il sistema produttivo, in particolare per un manifatturiero avanzato come il nostro, poter contare su un’università dinamica non è un semplice “auspicio”, ma una vera e propria priorità industriale. Le imprese affrontano transizioni senza precedenti e la velocità con cui un Paese produce competenze e trasferisce conoscenze determina direttamente la sua competitività globale. Un’università dinamica per le imprese significa innanzitutto allineamento e tempestività: capacità di formare i giovani sulle competenze del futuro (a partire dalle discipline Stem e dalle tecnologie abilitanti), riducendo il mismatch e accelerando l’ingresso dei talenti nel mondo del lavoro, stimolando anche la nascita di nuove imprese. Con la Ministra Bernini stiamo lavorando per una terza missione finalmente incisiva, misurabile e orientata all’impatto reale nei territori.

Sulle università quali sono stati i risultati del Pnrr e cosa succederà dopo?

Intanto vanno riconosciuti i risultati sui dottorati, che non nascono a caso visto che è stato uno dei primi temi di collaborazione Crui-Confindustria in passato: oltre 6mila dottorati innovativi e 9mila nuovi ricercatori che si uniscono a quelli che già ci sono diventano una massa critica che insieme dobbiamo valorizzare. Abbiamo dimostrato che sappiamo lavorare insieme e, per il dopo, dovremo farlo di più ad esempio sulle nuove imprese, in una logica open innovation, dove dobbiamo continuare a creare infrastrutture dedicate all’innovazione e interventi più netti per stimolare i capitali pazienti ad investire sulle startup che ci sono, per poi farne nascere di nuove. Così come dovremo rafforzare l’orientamento dei brevetti verso l’applicazione industriale e ampliare la partecipazione delle imprese alle commissioni brevetti, coinvolgendo non soltanto grandi imprese ma anche Pmi innovative.

E sul link università-Its? 

Con la Crui, anche a seguito dell’accordo firmato con Indire e Its Italy, stiamo ragionando sui collegamenti Its-lauree, con un reciproco riconoscimento di crediti e la sperimentazione di percorsi co-progettati, anche in apprendistato; condivisione dei laboratori; orientamento congiunto e, ad esempio, la docenza di giovani ricercatori e PhD negli Its. Dati e modelli ci dicono che le università possono aiutare gli Its a crescere, così come gli Its possono diventare determinanti per realizzare la terza missione delle università e lavoriamo proprio per trovare soluzioni concrete e di sistema. Siamo indietro rispetto all’Europa e dobbiamo attivare tutte le alleanze possibili, per questo siamo felici dell’ottimo dialogo Crui-Confindustria, una partnership strategica che fa bene alle imprese.

Il mismatch resta un allarme. Per questo si guarda anche all’estero? 

Il mismatch aumenta anche per l’inverno demografico, ma è un allarme che sta trovando strumenti di contrasto decisivi e plurali, dalla filiera 4+2 alle partnership università-impresa. Il 4+2 è la riforma più incisiva in campo education degli ultimi anni e lo riconoscono anche in Europa, infatti l’approfondiremo assieme al Ministro Valditara con i vertici UE, a novembre, in Parlamento a Bruxelles; così come nelle università italiane l’orientamento alle Stem sta dando buoni risultati, con un aumento di immatricolazioni in ingegneria e informatica e nel frattempo stiamo scalando i ranking internazionali. È proprio fuori confine che si vedono le principali prospettive del modello di filiera: dobbiamo proseguire il grande investimento sull’internazionalizzazione avviato con il Pnrr, che ci sta facendo realizzare vere e proprie sedi Its in Egitto, Tunisia ed Etiopia e poi, chissà, anche in Argentina, dove il capitale umano sarà tra i temi chiave della missione Mercosur di Confindustria. Nelle università, invece, con “Italy calls India”, stiamo profilando gli oltre 4mila studenti indiani che studiano in Italia, soprattutto Stem, per affiancarne la crescita e convincerli a restare da noi dopo gli studi. È il primo progetto del genere e si potrà ampliare ad altri paesi target. Obiettivo è attrarre e trattenere giovani talenti. E qui l’Italia sta ben “giocando” il suo mondiale della formazione, potendo contare anche sul supporto di un piano casa con abitazioni a prezzi sostenibili.

L’alleanza, solida, pubblico-privato è la sfida per l’autunno?

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È la sfida cruciale già quest’estate. E grazie al Pnrr abbiamo acquisito metodo, linguaggi, confini. Le imprese hanno dimostrato di essere un partner affidabile del sistema educativo e sapremo fare la nostra parte anche in futuro. L’appuntamento di domani, con la Crui nelle nostra “casa”, sarà un’ulteriore dimostrazione che siamo un sistema che lavora come sistema.

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