Diabete, da un algoritmo il rischio di malattia ma anche la scelta di cura
La semplice analisi dell’emocromo svela quattro diversi profili immunitari dei pazienti con malattia di tipo 2: la strada per impostare subito terapie mirate prevenendo le complicanze
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Le persone con diabete non sono tutte uguali e a dircelo è il loro emocromo. Che se esaminato da uno speciale algoritmo - disponibile gratuitamente in rete - rivela indicazioni preziose sui livelli di rischio di un paziente consentendo terapie mirate e più o meno “robuste” già all’indomani della diagnosi e soprattutto prima della comparsa delle complicanze, salvando anni e qualità di vita. Il tutto, in maniera assolutamente rapida e sostenibile sotto il profilo dei costi.
Chiedilo al Sole
L’approccio “tailored” grazie a quella che gli esperti definiscono “carta d’identità immunitaria”, scritta nell’emocromo e capace di prevedere il rischio cardio-renale e la mortalità, è presentato in uno studio internazionale pubblicato su Cell Metabolism e firmato da Riccardo Bonadonna, ordinario di Endocrinologia a Verona e presidente eletto della Società italiana di Diabetologia (Sid).
La ricerca
La ricerca ha coinvolto circa 70mila persone di origine europea con diabete di tipo 2, di cui oltre 1500 di nuova diagnosi; il loro emocromo è stato esaminato da uno speciale algoritmo che ha permesso di assegnarle a quattro diversi profili immunitari, ognuno dei quali correlato a un diverso rischio di mortalità e complicanze. La formula leucocitaria (che nell’emocromo indica la percentuale delle diverse cellule immunitarie circolanti: neutrofili, linfociti, monociti) “letta” con uno speciale algoritmo, ha individuato quattro diversi profili di rischio (”endotipi”), riproducibili e stabili nel tempo: una forma infiammatoria severa (Sind), una infiammatoria lieve (Mind), una forma ricca di linfociti (Lyrd) e una carente di linfociti (Lydd). I profili a maggior rischio (Sind e Lydd) sono caratterizzati da un’infiammazione trainata dai monociti (le cellule immunitarie della risposta infiammatoria innata) e da un’alterazione della funzionalità dei linfociti. In queste persone, il sistema immunitario innato è iperattivato, mentre quello adattativo è disregolato, un doppio squilibrio che negli anni può favorire il danno vascolare e renale osservato nello studio.
Le possibili conseguenze per il paziente
Le persone con diabete di tipo 2, appartenenti ai profili Sind e Lydd, presentano un rischio significativamente più elevato di andare incontro a eventi cardiovascolari, di compromissione della funzione renale e di mortalità, rispetto agli altri due gruppi (Lyrd e Mind). E sono differenze indipendenti da età, sesso, peso corporeo o livello di emoglobina glicata: gli “endotipi” e il rischio a loro collegato restano tali anche una volta tenuti sotto controllo questi fattori, segno che riflettono una biologia immunitaria autonoma e non semplicemente un diabete “più avanzato” o un paziente “più fragile” in partenza.







