Diamanti, fregature e cartoline. A cosa serve il capitale reputazionale
L’informazione asimmetrica e i suoi effetti sull’economia reale
di Vittorio Pelligra
7' di lettura
7' di lettura
Qualche tempo fa ho visto sui social una foto piuttosto istruttiva: quello che da fuori sembrava un hard disk esterno, una volta smontato, rivelava al suo interno una minuscola card di memoria più due grossi bulloni, il tutto siliconato alla custodia di plastica. Qualcuno aveva ordinato online, da chissà quale sito, un hard disk, pagato per un hard disk, chissà in quale circuito, e ottenuto la scatoletta in plastica di un hard disk, più due bulloni e una memory card. Una sòla, si direbbe dalle nostre parti, un pacco, una fregatura, un “lemon” direbbero gli americani.
L’economia dell’informazione e i suoi effetti
Abbiamo visto varie volte nei Mind the Economy di questi ultimi mesi dedicati all'economia dell'informazione come possano nascere dei veri e propri “markets for lemons” per usare la celeberrima espressione del Nobel George Akerlof e come la presenza di informazioni private, note ad una parte ma non alla controparte, possa portare inefficienze e perfino a far implodere i mercati. Il caso dell'hard disk “tarocco” è un caso estremo di questa inefficienza che assume la forma specifica dell'azzardo morale, di opportunismo post-contrattuale: il contratto prevede una transazione sequenziale nella quale il compratore prima invia il denaro e alla ricezione il venditore invia il bene. L'asimmetria informativa fa sì che una volta inviato il denaro, il compratore non possa verificare in maniera precisa le azioni del venditore, per esempio se invierà o no il bene così come concordato, con le caratteristiche specificate e nei tempi dovuti.
Il rischio economico dell’azzardo morale
La teoria economica, con la sua assunzione di comportamento auto-interessato, produce, al riguardo, previsioni pessimistiche: il venditore si terrà il bene e il denaro e, anticipando questo fatto, il compratore non invierà il denaro. Ecco che una transazione che potenzialmente avrebbe portato beneficio a entrambe le parti non avrà luogo. E a poco valgono, in casi come questi, le protezioni legali. Immaginate il compratore di quell'hard disk. Avrà speso al massimo cinquanta euro per far arrivare, probabilmente da un Paese lontano, quel bene. Scoperto l'inganno potrebbe certamente rivolgersi ad un legale per far valere i suoi diritti. Il legale dovrebbe quindi scrivere al venditore in quel Paese lontano nella speranza di un ravvedimento volontario. Altrimenti una denuncia e tribunali, sempre nel Paese lontano. Alla luce di queste considerazioni chiediamoci quanto è davvero probabile che il compratore truffato decida di fare causa. Impensabile. Anche per questo il rischio dell'azzardo morale produce inefficienza in questo genere di mercati.
Il valore della reputazione
Sappiamo, però, fortunatamente, che benché il rischio di truffe sia sempre presente, la loro frequenza è molto ridotta; la probabilità così piccola, che i mercati elettronici, come ben sappiamo, sono sempre più fiorenti e in continua espansione. Abbiamo visto qualche settimana fa che alla base di questo successo c'è un fattore importantissimo: la reputazione. Se è vero che i compratori scontenti difficilmente sceglieranno una tutela legale, soprattutto quando il danno subito è di lieve entità, è invece molto più probabile che segnalino l'accaduto lasciando una brutta recensione nella piattaforma di e-commerce coinvolta.
Ricevere recensioni di questo tipo non fa certo aumentare il numero dei clienti, per cui, anche in assenza di sanzioni formali, venditori truffaldini possono venire puniti attraverso una riduzione del loro capitale reputazionale che avrà certamente un impatto negativo sui loro affari. Questa possibilità esercita, nella grande maggioranza dei casi, un potere deterrente tale da indurre i venditori ad un comportamento onesto ed affidabile anche in assenza di sanzioni informali.







