Industria militare

Difesa, Nuburu firma intesa per acquisire il 70% di Tekne

Palazzo Chigi avrà 45 giorni di tempo per approvare il nuovo assetto societario

di Michele Romano

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Focus e investimenti in Italia nel settore della difesa militare, volontà di finanziare concretamente l’azienda italiana, garantire che ricerca e livelli occupazionali siano centrati nel nostro Paese.

Nove mesi per arrivare a un piano industriale forte e proiettato al medio-lungo periodo: da un lato Tekne, azienda di Ortona considerata asset strategico nazionale per via della sua produzione di veicoli speciali, militari e sistemi elettronici, in mano alla famiglia Rusconi Clerici; dall’altro il colosso americano Nuburu, quotato al Nyse, specializzato nello sviluppo di laser blu ad alta potenza ed evolutasi in piattaforma di sistemi per la difesa e la sicurezza.

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In mezzo il governo italiano, che nell’agosto scorso aveva detto no per decreto all’acquisizione del 70% del capitale sociale da parte del partner Usa, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale, mantenere il controllo su asset strategici e proteggere il know-how tecnologico made in Italy. Un veto che potrebbe crollare dopo le garanzie messe nero su bianco dall’azienda, che rispettano le prescrizioni richieste da Palazzo Chigi, che ora avrà 45 giorni di tempo per approvare il nuovo assetto societario.

Spiega Alessandro Zamboni, presidente esecutivo e Co-Ceo di Nuburu: «L’Italia è al centro dei nostri interessi: qui abbiamo già investito in Lyocon, che opera nel settore della tecnologia laser, e la software house Orbit. A Ortona abbiamo previsto investimenti per ulteriori 15 milioni, oltre a una linea di working capital per 25 milioni».

L’ingresso di Nuburu in Tekne vale complessivamente 36,4 milioni. Gli americani avevano fornito un anticipo sull’operazione: circa 16,7 milioni di finanziamento soci, 13 dei quali erogati a gennaio scorso e altri 3,7 milioni a marzo, al momento della formalizzazione dell’accordo. A questi si aggiungono circa 5 milioni che arriveranno da operazioni di destocking messe in atto dai soci americani.

Una liquidità ha consentito all’azienda abruzzese di ritrovare una stabilità operativa, di far fronte ai diversi ordini in portafoglio (fino a 300 milioni considerando la sola parte italiana, ndr.) e di avviare collaborazioni con l’università di Chieti e il Politecnico di Milano.

Nelle casse arriveranno, dopo il via libera del governo, altri 14,7 milioni. L’accordo prevede un aumento di capitale complessivo fino a 29,7, inclusivo della conversione dei finanziamenti soci già erogati e di nuovi apporti in cassa, in aumento di capitale, per 13 milioni di euro. È previsto anche l’acquisto di ulteriori azioni dagli attuali azionisti di Tekne per un valore di 5,2 milioni, oltre a una componente di earn-out basata sui ricavi futuri della società.

Il piano industriale 2026-2030 ha messo tutti d’accordo: «Siamo un partner industriale e il nostro obiettivo è fare di Ortona un hub tecnologico, che si svilupperà lungo tre direttrici, modificando sensibilmente l’assetto attuale del sito – spiega Zamboni -: la tecnologia laser, che rappresenta il nostro core business, lo sviluppo di software militari e la produzione di droni avanzati in contesti mobili». Quest’ultima andrà a intercettare il piano di investimenti da un miliardo, previsto dal Fondo europeo per la difesa.

Grazie all’ingresso di Nuburu, Tekne prevede di generare ricavi cumulati pari a circa 565 milioni nell’arco di piano, con una crescita occupazionale finale di 370 unità che si aggiungeranno ai 164 addetti attuali.

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