Musica

Diritto d’autore, Agcom: Siae al 99,20%, Lea allo 0,80%

L’Authority pubblica le quote di rappresentatività delle collecting. Il ceo di Soundreef D’Atri: «Non escludiamo ricorso al Tar se saremo danneggiati»

di Francesco Prisco

Davide D’Atri, ceo di Soundreef

2' di lettura

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Di acqua sotto i ponti, dai tempi del monopolio Siae, ne è passata: il mercato del diritto d’autore in Italia è liberalizzato. Per effetto della direttiva Barnier, del suo recepimento da parte del Dlgs. 35/2017 e soprattutto della sentenza 21 marzo 2024 della Corte di giustizia Ue. Ma al monopolio legale sembrerebbe essersi sostituito un monopolio naturale: Siae nella musica ha in mano il 99,20% del business di settore e Lea, la onlus che fino all’anno scorso operava per conto della collecting privata Soundreef, soltanto lo 0,80 per cento.

Lo certifica l’Agcom con la Delibera 142/25 che attribuisce le quote di mercato a tutte le collecting del diritto d’autore e dei diritti connessi. «Numeri nei quali non ci riconosciamo», sottolinea Davide D’Atri, fondatore e ceo di Soundreef, «e riguardo ai quali siamo pronti a ricorrere, qualora un utilizzatore li usasse in maniera distorsiva».

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Stando alla ricostruzione di Agcom, mentre per il segmento “Autori opere musicali” c’è un netto predominio di Siae (99,20%) su Lea (0,80%), e per quello “Autori opere cinematografiche e assimilate” la Società autori ed editori s’impone ancor più nettamente (99,99%) su Mrights (0,01%), sui diritti connessi dei produttori fonografici prevale la collecting delle major Scf (85,30%), davanti all’Afi (5,81%), a Itsright (4,67%), Getsound (2,25%), Evolution (1,96%) e Audiocoop (0,01%). Per i diritti connessi riservati ad artisti interpreti ed esecutori, in campo musicale, comanda Nuovo Imaie (86,44%), davanti a Itsright (13,17%) e Rasi (0,40%), in campo cinematografico oltre al Nuovo Imaie (81,53%) troviamo Artisti7607 (16,19%) e ancora Rasi (2,28%).

Soundreef, di fronte a questi numeri, non ci sta: «Il lavoro di Agcom», dichiara D’Atri, «non è sicuramente semplice, ma alcuni criteri che hanno utilizzato lasciano perplessi. Per esempio, rispetto a Lea, hanno fatto un calcolo sugli incassi degli ultimi tre anni evitando di utilizzare dati recenti, fatturato e reali utilizzazioni dei repertori di riferimento: è evidente che, in questo modo, si penalizzino i soggetti nuovi a vantaggio di quelli storicamente consolidati. Senza contare che lo scenario cui fa riferimento il documento riguarda il solo anno 2024 e precede la sentenza della Corte di giustizia Ue, mentre da gennaio Soundreef può operare direttamente sul nostro mercato».

La collecting privata ha in mente altri numeri: «Il nostro peso», continua D’Atri, «oscilla tra il 3 e il 4% del mercato, a seconda del segmento che si prende in considerazione». Ma per ora Soundreef non impugna: «L’Agcom», spiega l’ad, «non fissa dei prezzi, dà delle indicazioni al mercato, rispetto ad alcune delle quali concordiamo».

Per D’Atri il provvedimento potrebbe comunque «segnare l’inizio di una nuova fase nel mercato della musica di sottofondo, pur riguardando Soundreef solo parzialmente. Sarà essenziale, come ricorda l’Autorità, evitare usi distorsivi dei dati di rappresentatività che possano danneggiare nuovi entranti o operatori più piccoli. Qualora questo avvenisse saremmo pronti a tutelare i nostri diritti nelle sedi appropriate, incluso il Tar».

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