Gestione Aziendale

Diversità e inclusione, un’opportunità per le imprese europee nell’era Trump

Le aziende sono chiamate a ridefinire le politiche di diversità e inclusione nell’epoca di Trump

 

4' di lettura

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La notizia della morte delle politiche aziendali per la Diversity and Inclusion è fortemente esagerata. Ora, questa seconda presidenza Trump sta rivoluzionando il mondo su diversi piani (geopolitico, economico, culturale) e se alcuni cambiamenti sono ancora tutti da decifrare, altri sono evidenti. Nel giro di qualche mese diverse multinazionali a Stelle e Strisce hanno rivisto i loro programmi sulla D&I: dalle “maschie” Harley Davidson e Jack Daniels, passando per qualche big della Consulenza, fino ai colossi del web come Meta, Amazon e Google, che hanno fatto dei veri e propri dietrofront cospargendosi il capo di cenere.

Ora, il mondo dell’impresa deve per sua natura essere concreto e pertanto è bene limare alcuni estremismi ideologici, ma è altrettanto vero che l’inclusione, la diversità, la varietà delle culture, dei generi, delle persone e delle storie che compongono un’azienda, sono un valore aggiunto oggettivo, una marcia in più. E se le “americane” fanno mea culpa sul tema, magari per uniformarsi allo status quo “suggerito” dalla nuova presidenza, per le aziende europee si aprono spazi enormi.

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Diversità e inclusione producono ricchezza

Dopo tutto numeri e report dicono che Diversità e Inclusione producono ricchezza. Secondo uno studio McKinsey, le aziende che hanno investito in programmi di maggiore rappresentanza femminile e diversità etnica hanno performance più alte del mercato rispettivamente del 18% e 27%. Quelle che non lo hanno fatto, perdono invece il 31% e 24%. Sono numeri rilevanti, confermati da uno studio che Strategic Management Partners ha realizzato sul tema. Dal sondaggio emerge che, tra imprese che hanno adottato programmi di D&I, il 59% ha percepito un miglioramento dell’immagine aziendale, il 55% un ambiente di lavoro più stimolante e il 52% un miglioramento della capacità di tarare e trattenere talenti. Inoltre, ben 3 aziende su 5 hanno adottato programmi negli ultimi 2 anni, 1 su 5 ha intenzione di farlo. Tra il restante quinto, una parte non intraprende tali misure per mancanza di risorse (il 26%), mentre circa la metà perché non crede in tali valori.

L’investimento in politiche di Diversità e Inclusione non è solo una scelta etica e morale, ma è una direzione strategica imprescindibile per migliorare le performances. Un ambiente di lavoro caratterizzato da un’ampia eterogeneità delle risorse contribuisce a creare un contesto professionale stimolante, attraente, innovativo e produttivo, in grado di favorire la collaborazione, la creatività e il miglioramento continuo. In pratica, non vengono solo fidelizzati i talenti, ma si spinge la produttività e l’innovazione, migliorando la competitività delle aziende.

I possibili vantaggi per le aziende europee

E se le aziende americane abiurano, passando da un eccesso ad un altro (prima estremizzando all’inverosimile alcuni schemi ideologici woke, ora cancellando ogni programma e relativi investimenti) quelle europee possono trarne un vantaggio competitivo. Nel Vecchio Continente si è andati più lenti, ma più solidi. E ora non si butta il bambino con l’acqua sporca.

Tra l’altro, considerato che questo tipo di approccio è (fortunatamente) sempre più universale, i benefici potranno diventare concreti anche per le aziende di medie e piccole dimensioni che compongono in larga misura il nostro tessuto imprenditoriale. Se anche fisiologicamente più lente nell’adattarsi al cambiamento, al giorno di oggi anche le pmi devono agire in contesti internazionali, con clientela straniera, e con altre aziende che hanno adottato politiche di D&I. Quindi, in un certo senso, il momento è arrivato anche per loro. Non solo, le pmi italiane spesso sono i tasselli specializzati di catene di fornitura che terminano nelle grandi multinazionali le quali, avendo colto i benefici concreti associati alla politiche D&I, richiedono sempre più spesso il rispetto di standard ai propri fornitori. Riuscire ad adeguarsi, anche attingendo ai diversi bandi regionali attivi, consente alle pmi di essere innovative, internazionali, al passo con i tempi e più competitive nei contesti internazionali.

Il valore della certificazione per la parità di genere

Un ruolo importante sarà quello della certificazione per la parità di genere secondo la prassi UNI PDR 125:2022 perché va ad azzannare e risolvere la prima e più grande disparità che è quella di genere. Seguire i dettami della prassi consente alle imprese di dotarsi delle policy, delle procedure e degli strumenti necessari per favorire al proprio interno la pari rappresentanza di genere ed essere così più pronte ad intercettare le maggiori opportunità che il mercato offre. La certificazione sulla parità di genere non è solo una scelta, ma un dovere per le organizzazioni che vogliono fare la differenza nel mondo e contribuire a creare una società più giusta ed inclusiva. E, similmente, un altro strumento normativo importante per la parità di genere è la Direttiva Ue sulla trasparenza salariale. Essa, garantendo l’accesso a informazioni sul salario già nella fase di reclutamento, mira a ridurre il gender pay gap, che in Europa si attesta intorno al 13%. Tuttavia, oltre che adeguarsi a specifiche norme e regolamenti, le imprese devono cambiare, e talvolta ripensare, il proprio dna.

Per ottenere i benefici derivanti da un approccio pienamente orientato alla D&I, le aziende devono avviare un percorso che miri alla creazione di un ambiente di lavoro genuinamente inclusivo, per cui è imprescindibile adottare un approccio sistematico e consapevole, che coinvolga in maniera integrata e coerente tutti i livelli aziendali. E la promozione della diversità e dell’inclusione non deve essere intesa come un obiettivo occasionale o secondario, ma come un principio fondamentale da radicare nella cultura e nelle prassi quotidiane dell’organizzazione. Dopotutto, si tratta anche di pratiche quali sostegno alla genitorialità, parità salariale, flessibilità lavorativa e sviluppo della leadership femminile.

Gli interventi da attuare

Un processo di inclusività efficace richiede interventi mirati e misurabili, che abbracciano tanto la dimensione delle politiche interne quanto quella delle dinamiche relazionali, operative e decisionali. Creare senso di appartenenza, essere equi verso tutti i dipendenti, offrire pari opportunità di crescita, promuovere il lavoro di squadra e la collaborazione, supportare innovazione e creatività, promuovere e comunicare la diversità e l’inclusione a tutti i livelli, sono le azioni basilari che ogni impresa moderna deve intraprendere per poter efficacemente competere nei nuovi contesti competitivi. E sviluppare così una migliore reputazione aziendale, una maggiore fiducia negli stakeholder, una migliore valorizzazione delle risorse. Se c’è chi pensa che questa strada sia morta, è un passo indietro, ma può determinare un passo in avanti per i competitors.

*Managing Partner di Strategic Management Partners

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