Diversità e inclusione, un’opportunità per le imprese europee nell’era Trump
Le aziende sono chiamate a ridefinire le politiche di diversità e inclusione nell’epoca di Trump
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La notizia della morte delle politiche aziendali per la Diversity and Inclusion è fortemente esagerata. Ora, questa seconda presidenza Trump sta rivoluzionando il mondo su diversi piani (geopolitico, economico, culturale) e se alcuni cambiamenti sono ancora tutti da decifrare, altri sono evidenti. Nel giro di qualche mese diverse multinazionali a Stelle e Strisce hanno rivisto i loro programmi sulla D&I: dalle “maschie” Harley Davidson e Jack Daniels, passando per qualche big della Consulenza, fino ai colossi del web come Meta, Amazon e Google, che hanno fatto dei veri e propri dietrofront cospargendosi il capo di cenere.
Ora, il mondo dell’impresa deve per sua natura essere concreto e pertanto è bene limare alcuni estremismi ideologici, ma è altrettanto vero che l’inclusione, la diversità, la varietà delle culture, dei generi, delle persone e delle storie che compongono un’azienda, sono un valore aggiunto oggettivo, una marcia in più. E se le “americane” fanno mea culpa sul tema, magari per uniformarsi allo status quo “suggerito” dalla nuova presidenza, per le aziende europee si aprono spazi enormi.
Diversità e inclusione producono ricchezza
Dopo tutto numeri e report dicono che Diversità e Inclusione producono ricchezza. Secondo uno studio McKinsey, le aziende che hanno investito in programmi di maggiore rappresentanza femminile e diversità etnica hanno performance più alte del mercato rispettivamente del 18% e 27%. Quelle che non lo hanno fatto, perdono invece il 31% e 24%. Sono numeri rilevanti, confermati da uno studio che Strategic Management Partners ha realizzato sul tema. Dal sondaggio emerge che, tra imprese che hanno adottato programmi di D&I, il 59% ha percepito un miglioramento dell’immagine aziendale, il 55% un ambiente di lavoro più stimolante e il 52% un miglioramento della capacità di tarare e trattenere talenti. Inoltre, ben 3 aziende su 5 hanno adottato programmi negli ultimi 2 anni, 1 su 5 ha intenzione di farlo. Tra il restante quinto, una parte non intraprende tali misure per mancanza di risorse (il 26%), mentre circa la metà perché non crede in tali valori.
L’investimento in politiche di Diversità e Inclusione non è solo una scelta etica e morale, ma è una direzione strategica imprescindibile per migliorare le performances. Un ambiente di lavoro caratterizzato da un’ampia eterogeneità delle risorse contribuisce a creare un contesto professionale stimolante, attraente, innovativo e produttivo, in grado di favorire la collaborazione, la creatività e il miglioramento continuo. In pratica, non vengono solo fidelizzati i talenti, ma si spinge la produttività e l’innovazione, migliorando la competitività delle aziende.
I possibili vantaggi per le aziende europee
E se le aziende americane abiurano, passando da un eccesso ad un altro (prima estremizzando all’inverosimile alcuni schemi ideologici woke, ora cancellando ogni programma e relativi investimenti) quelle europee possono trarne un vantaggio competitivo. Nel Vecchio Continente si è andati più lenti, ma più solidi. E ora non si butta il bambino con l’acqua sporca.







