Stati generali 2026

Dogane, più di 82 miliardi allo Stato nel 2025: il 40% viene dalle accise sull’energia

Due fattori, incrociati tra loro, sono stati determinanti secondo il direttore Roberto Alesse, ovvero la «valorizzazione delle risorse umane» integrata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale che, come ripetuto più volte, «deve rappresentare un fattore abilitante per il rafforzamento della capacità analitica»

di Lorenzo Pace

 IMAGOECONOMICA

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Più introiti ma soprattutto più controlli. Nel primo caso dalle accise sull’energia. Nel secondo, invece, su un fenomeno in «crescita vertiginosa», ovvero l’ecommerce. È così che si può riassumere il bilancio annuale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, presentato mercoledì 20 maggio in apertura degli Stati generali a Roma.

Il numero di partenza è quello dei prelievi complessivi, che nel 2025 sono stati 82,5 miliardi di euro. Significa due miliardi in più rispetto al 2024. Due fattori, incrociati tra loro, sono stati determinanti secondo il direttore Roberto Alesse, ovvero la «valorizzazione delle risorse umane» integrata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale che, come ripetuto più volte, «deve rappresentare un fattore abilitante per il rafforzamento della capacità analitica».

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Accise su energia e alcoli valgono 33,7 miliardi

I risultati, così, sono stati promossi dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha elogiato «la capacità dell’Agenzia di operare con efficacia in uno scenario in continua evoluzione». Non è un caso che le accise sull’energia e gli alcoli siano le più “pesanti” nel bilancio del 2025 (33,7 miliardi, cioè il 40,8% del totale) e anche quelle che crescono di più (+1,3 miliardi). La voce più consistente arriva dai prodotti energetici, che hanno raggiunto un valore di 27,2 miliardi. Ci sono poi gas (2,5 miliardi), elettricità (2,6 miliardi) e alcolici (1,4 miliardi).

Gli altri introiti

Gli altri introiti provengono da Dogane (21,7 miliardi), Tabacchi (15,6 miliardi, di cui 3,9 miliardi di Iva) e Giochi (11,5 miliardi). Quest’ultima, che è l’unica realtà in leggero calo rispetto al 2024 (cento milioni in meno), è quella più attenzionata. In primo luogo con i monitoraggi, che sono stati quasi 23mila nel 2025 (4mila in più rispetto all’anno prima) con più di mille siti web bloccati. Ma anche dal punto di vista politico. Sul riordino del settore del gioco su rete fisica, il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha detto che l’obiettivo è di «portare il decreto legislativo in uno dei prossimi consigli dei ministri».

Non sarà il prossimo comunque. Domani, nella riunione a Palazzo Chigi, il tema centrale non potrà che essere il rinnovo del taglio sulle accise sui carburanti. Già due giorni fa, alla fine del G7 Finance di Parigi, Giorgetti ha confermato la volontà del governo di prorogare l’intervento. Lo stesso messaggio è arrivato ieri dal sul vice, che ha sollevato la questione delle coperture (si veda altro articolo in pagina).

La stretta sui controlli

Leo ha concluso sottolineando l’importanza dell’Agenzia per le attività di monitoraggio. In particolare, l’ente ha alzato il tiro sul settore dell’ecommerce, che «richiede una elevata attenzione in termini di vigilanza e controllo». E soprattutto è di forte attualità in vista dell’entrata in vigore della tassa sui pacchi, slittata a inizio luglio con il decreto fiscale convertito ieri in legge. Nel 2025, i controlli sul commercio online sono schizzati del 26,2%, arrivando a quota 57.227, a fronte delle dichiarazioni che sono aumentate del 17%, superando quota 104 milioni. L’Agenzia, ha concluso Alesse, «ha scelto di non “inseguire” il rischio ma di anticiparlo».

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