Fundraising

Donazioni in Italia: oltre 500 milioni di euro, ma restano le differenze

Astolfi 15.70 analizza i nuovi trend. Il 5x1000 ottiene il numero più alto di preferenze mai registrato. Al Nord si dona più del doppio rispetto al Sud Italia

4' di lettura

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Crescono i volumi economici delle donazioni, ma calano i donatori formali: sempre più italiani scelgono canali diretti, digitali e relazionali. Nel 2024 il 5x1000 segna un record di preferenze, ma resta limitato da un tetto di spesa.

È quanto emerge dall’analisi realizzata da Astolfi 15.70, realtà specializzata in consulenza strategica per il fundraising e la comunicazione sociale. Sono stati aggregati i dati provenienti dalle principali fonti nazionali del settore – BVA Doxa, Istituto Italiano della Donazione (IID) e Assif – per tracciare lo stato dell’arte e i nuovi scenari della cultura del dono in Italia.

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«Il quadro che emerge è chiaro: la generosità non è in crisi, ma sta cambiando forma. Stiamo vivendo una trasformazione profonda del legame fiduciario e delle modalità con cui questo prende vita. Le donazioni scorrono oggi lungo canali più agili, trasparenti e diretti, sempre più orientati al digitale. Ma, al di là degli strumenti, ciò che muove davvero questo flusso è il valore della relazione», spiega Natascia Astolfi, responsabile di Astolfi 15.70.

I dati economici in evidenza

Dalla pubblicazione della lista dei soggetti beneficiari del 5×1000 per l’anno finanziario 2024, i dati delineano un quadro significativo. Oltre 18 milioni di contribuenti hanno espresso una preferenza, il numero più alto mai registrato da quando è stato introdotto questo strumento. Le stime indicano circa 574 milioni di euro destinati agli enti non profit, con un incremento tangibile rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, è utile ricordare che, dal 2021, la normativa prevede un tetto massimo di spesa pari a 525 milioni di euro. Di conseguenza, anche in presenza di un aumento delle preferenze, la cifra effettivamente redistribuita risulta inferiore.

Risultano invece in calo le Donazioni Formali: solo l’11% della popolazione italiana, il minimo storico dal 2005. In crescita le Donazioni Informali: il 55% degli italiani ha donato in modo diretto (+5 punti rispetto al 2022). Dallo studio realizzato da Astolfi 15.70 emerge un +9,83% relativo al valore delle donazioni nel 2022, a fronte di una base di donatori più ristretta ma più generosa.

L’identikit del donatore

Lo smartphone è oggi lo strumento più utilizzato per le donazioni online (61%). I principali strumenti sono il Crowdfunding (23% dei donatori digitali), il Personal Fundraising per eventi privati e sociali e l’utilizzo dell’Ai per informarsi su cause e organizzazioni (Gen Z). La Generazione Z si distingue per apertura internazionale (il 34% è disposta a donare a Ong estere) e forte orientamento al futuro: il 53% prevede di aumentare le proprie donazioni. Un dato estremamente interessante è legato all’istruzione dei donatori: i laureati, infatti, donano quattro volte di più di chi ha solo la licenza media (22,8% contro 5,3%). Guardando invece alla geografia dei donatori, emerge un divario strutturale tra Nord e Sud del Paese nella propensione al dono: Nord-Est 14,3% rispetto al Mezzogiorno che è al 6,6%.

La generosità formale è più concentrata dove vi sono maggiori risorse economiche e culturali. La fascia di età maggiormente coinvolte è quella che va dai 45 ai 74 anni (13-15%). I giovani sotto i 24 anni sono meno del 5%. Le attenzioni principali vengono rivolte alle cosiddette “cause del cuore”, che toccano temi universali e urgenti, alla ricerca medico-scientifica (38%), agli aiuti per le emergenze (35%) e alla lotta alla povertà in Italia (19%)

Donazioni: differenze tra Nord e Sud

L’analisi geografica delle donazioni rivela una spaccatura tra Settentrione e Mezzogiorno, un divario che non è puramente numerico ma riflette sensibili differenze socio-economiche. Il dato sulle donazioni formali è emblematico: la propensione a donare nel Nord-Est (14,3%) è più del doppio rispetto a quella del Mezzogiorno (6,6%). Analisi più dettagliate mostrano un gradiente chiaro: la media del Nord-Ovest si attesta al 13,5% e quella del Centro all’11,5%, mentre le Isole scendono al 6,1%.

La prima causa può essere ricondotta al divario nel Pil pro capite tra le regioni più ricche del Nord e quelle del Sud che impatta direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie e, di conseguenza, sulla loro facoltà di donare.

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Il Settentrione vanta una rete di no profit storicamente più strutturata. Questo si vede anche nei dati del 5x1000: le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, da sole, concentrano oltre il 40% dei fondi totali raccolti. La fiducia nel Mezzogiorno si orienta maggiormente verso canali informali e di prossimità (parrocchie, comitati), in linea con il dato nazionale che premia il “legame con il territorio” come driver di fiducia.

«Non possiamo più pensare al donatore come a un destinatario passivo di una richiesta, ma dobbiamo riconoscerlo come co-protagonista di una visione», sottolinea ancora Natascia Astolfi. «Il baricentro si sposta così dalla semplice raccolta fondi alla costruzione di comunità di valore. In questo nuovo paradigma, la “restituzione” non è più un report a fine anno o un ringraziamento formale: diventa il carburante di un dialogo continuo, la prova concreta che ogni contributo genera un impatto reale e condiviso. La sfida, allora, non è più chiedere, ma includere. Non è più raccogliere, ma aggregare persone attorno a una visione comune».

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