Libri

Dopo 60 anni i nuovi Angeli del fango salvano ancora libri a Firenze

di Niccolò Gramigni

L’alluvione a Firenze. 1966 (Ansa)

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In passato furono gli Angeli del Fango a salvare la città di Firenze da un evento che ha cambiato la percezione dei fiorentini, l’Alluvione del 1966: il patrimonio storico e culturale di una città andò distrutto (o, nei casi più fortunati, fu danneggiato) in poche ore e nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Bncf) – storica istituzione cittadina – un milione di libri furono coinvolti dal disastro. Adesso, a 60 anni dal 4 novembre 1966, la città propone alcune iniziative per non dimenticare. Tra queste c’è quella che coinvolge gli eredi degli Angeli del Fango: la Bncf ha avviato un programma per restituire alla collettività 30.000 volumi ancora inaccessibili. Coinvolgendo tutti: gli studenti di una nota scuola fiorentina, il liceo classico Michelangiolo, gli utenti della Biblioteca Canova Isolotto e – chissà – altri interlocutori spinti dall’amore per Firenze. L’obiettivo è identificare e ricollocare circa 30.000 miscellanee che l’alluvione ha privato della loro segnatura, rendendole di fatto invisibili ai cataloghi. Il cuore del progetto è la cooperazione, come lo fu nel 1966: dopo il 4 novembre 1966, oltre ai volumi, furono danneggiati anche tutti gli inventari, i cataloghi a volume e a scheda, cioè la chiave per raggiungere un libro in biblioteca. Quest’anno, sempre il 4 novembre, ci sarà una giornata di restituzione dove poter fare il punto del progetto di recupero delle miscellanee. Inizialmente il progetto ha coinvolto gli studenti del liceo Michelangiolo: i ragazzi, sotto la guida dei bibliotecari, si occuperanno delle miscellanee alluvionate da identificare attraverso ricerche sui cataloghi della Biblioteca. Poi gli utenti della Canova Isolotto – venuti a conoscenza del progetto – hanno chiesto di poter aderire. E così è stato: “Il progetto è aperto a tutti”, ha tenuto a precisare la direttrice della Bncf Elisabetta Sciarra. “Lo scopo – ha aggiunto – non è quello di avvalersi di volontari per svolgere una funzione di biblioteca, ma quello di coinvolgere la cittadinanza in un processo di patrimonializzazione ed educazione al patrimonio attraverso il recupero di una piccola parte delle nostre miscellanee”.

Tra le iniziative tra il 20 giugno e il 3 luglio di quest’anno ci sarà anche una Summer school che prevede la formazione in presenza di 10 allievi, sul tema della catalogazione dei frammenti manoscritti. Organizzata dalla Bncf, in collaborazione con l’Associazione Manoscritti Datati d’Italia, l’Ente nazionale Giovanni Boccaccio e l’Istituto nazionale di Studi sul Rinascimento, è rivolta a giovani laureati che intendano confrontarsi con lo studio e la catalogazione di frammenti manoscritti e a stampa estratti dalle legature dei volumi alluvionati. “Come amministrazione – ha aggiunto l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini - siamo orgogliosi di sostenere questo progetto che vede nella BiblioteCanova Isolotto un ponte fondamentale tra la cittadinanza e la Biblioteca Nazionale. La cultura non è un concetto astratto, ma un bene comune che va curato insieme. Grazie alla disponibilità degli utenti del Quartiere 4, che si sono trasformati in volontari attivi, dimostriamo che le biblioteche di pubblica lettura e i grandi istituti statali possono lavorare insieme. È un esempio virtuoso di come il territorio possa prendersi cura della propria storia: la restituzione di questi 30.000 libri è una vittoria di tutta la comunità fiorentina”. Mirko Dormentoni, presidente del Quartiere 4, ha sottolineato il valore dello “spirito di comunità” e del “senso civico che tanto in quegli anni ha dato e che è ancora attivo” a Firenze. Oggi come allora.

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